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Pechino, tuttavia, non è rimasta a guardare. Il ministero del Commercio cinese ha risposto senza mezzi termini. Ha definendo la mossa americana un ricatto economico. Secondo le autorità cinesi, il protezionismo americano non solo minaccia l’equilibrio dei mercati. Ma mina anche la credibilità stessa degli Stati Uniti come partner internazionale. Il confronto è quindi sempre più aspro. E nessuna delle due parti sembra intenzionata a fare un passo indietro.
Nel frattempo, le ripercussioni iniziano a farsi sentire. Le borse asiatiche si spostano da perdite importanti a modesti guadagni. Riflettendo l’incertezza globale. Ma il vero impatto potrebbe colpire i consumatori. L’aumento dei costi di importazione dovuti ai dazi, soprattutto nei settori della tecnologia e dell’elettronica, rischia di riversarsi direttamente sul prezzo dei prodotti. Apple, ad esempio, si trova ora in una posizione delicata. La produzione dell’iPhone, che si avvale di una filiera globale con forte presenza in Asia, potrebbe diventare economicamente insostenibile negli Stati Uniti.
Un iPhone a oltre 2.000 dollari non è più fantascienza, ma una concreta possibilità. Considerando tale scenario è ipotizzabile che l’economia globale rischia un rallentamento. In un mondo dove i mercati sono sempre più interconnessi, l’introduzione dei nuovi dazi appare come un pericolo da non sottovalutare.






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