Il vento dei dazi al 25% ha iniziato a soffiare forte e già scuotere. Il settore automobilistico internazionale ne sente il peso. Le case automobilistiche stanno riorganizzando la produzione e i piani commerciali. Stellantis ha bloccato alcune attività in Messico e Canada. Sono 900 i lavoratori rimasti a casa. Licenziamenti definiti temporanei, ma l’incertezza cresce. Nel frattempo, anche Jaguar Land Rover si è trovata costretta a prendere misure drastiche per far fronte ai dazi. Le spedizioni verso gli Stati Uniti si fermeranno per tutto aprile. Una scelta dolorosa, ma necessaria. Il gruppo britannico ha spiegato che sta cercando soluzioni, ma il tempo è poco e le pressioni aumentano. Il motivo è chiaro: gli Stati Uniti valgono un quarto delle vendite del marchio. Parliamo di 400.000 veicoli ogni anno ed è un segmento di mercato fondamentale. Come si può restare competitivi se ogni modello subisce un’impennata di prezzo?
Scorte che non bastano: quanti danni faranno i dazi?
Secondo fonti vicine all’azienda, Jaguar Land Rover può contare su un mese di scorte già presenti negli USA. Auto che non subiranno alcun conseguenza data dai dazi. Una boccata d’ossigeno forse, ma che finirà presto. E dopo? L’azienda ha dichiarato che sta lavorando a strategie a medio e lungo termine. Una pausa nelle esportazioni era inevitabile. Lo scopo è guadagnare tempo. Serve capire come muoversi in un mercato dove il cambiamento è stato improvviso e brutale. Nel Regno Unito, intanto, il governo si muove per cercare un accordo commerciale con Washington. I contatti sono in corso, ma il tempo stringe. Una soluzione diplomatica eviterebbe danni peggiori dopo il 25% scelto per i dazi di Trump. La politica può però davvero arginare una decisione così impattante?
L’effetto domino è iniziato purtroppo. Altri produttori guardano con preoccupazione ed il timore è che questo sia solo l’inizio. I dazi rischiano di alterare gli equilibri costruiti negli anni. In gioco ci sono migliaia di posti di lavoro e miliardi di investimenti. Le aziende devono reagire. Rivedere catene di produzione, logistica e costi. È una corsa contro il tempo. Il futuro dell’automotive passa anche da qui. Se non cambiano le regole, cambieranno i giocatori. Cosa succederà quando le scorte finiranno? Quali sacrifici saranno necessari per restare sul mercato americano? Le risposte, per ora, non arrivano, c’è dolo una grande tensione.
