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TP-Link: su cosa si fondano le accuse
Il timore più esplicito è che i dispositivi prodotti dall’azienda possano diventare strumenti nelle mani di hacker sostenuti da Pechino. Secondo i senatori, i router TP-Link potrebbero essere utilizzati per penetrare reti domestiche o aziendali. Favorendo così attività di spionaggio o cyberattacchi mirati a infrastrutture critiche. L’attenzione è focalizzata soprattutto sulla politica dei prezzi bassi. Quest’ultima viene finalizzata ad acquisire una fetta dominante del mercato statunitense. Alcuni dati citati parlano di una quota pari al 60%. TP-Link ha contestato suddetta cifra, sostenendo di detenere circa il 35%. Nonostante la gravità delle accuse, la lettera non presenta prove specifiche che confermino il coinvolgimento dell’azienda.
Inoltre, TP-Link ha negato qualsiasi affiliazione con il governo cinese. Sottolineando la propria indipendenza e la natura internazionale del proprio operato. TP-Link si difende anche dalle insinuazioni circa eventuali falle di sicurezza nei suoi prodotti. L’azienda, infatti, ha ricordato che i cyberattacchi colpiscono indistintamente dispositivi di molti produttori. A suo avviso, l’intera vicenda sarebbe frutto di una manovra politica e commerciale per eliminare un competitor scomodo. La questione, al momento, resta aperta. Non resta che attendere per scoprire i risvolti che prenderà tale situazione.










