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Tom Hanks: “Il falò delle vanità tra i peggiori film mai fatti”

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Poche carriere hollywoodiane sono state costruite con la solidità di quella di Tom Hanks, e proprio per questo colpisce sentirlo parlare di un suo film come di “uno dei peggiori film mai realizzati”. Il titolo in questione è Il falò delle vanità, pellicola del 1990 che l’attore ha accettato di girare per un motivo piuttosto semplice e umano: glielo aveva chiesto una persona a lui vicina. Una scelta che, con il senno di poi, resta uno dei capitoli più discussi della sua filmografia.

Hanks ha iniziato a lavorare all’inizio degli anni ottanta e da allora ha messo insieme quasi cinque decenni di film e serie entrati nella memoria collettiva. Cinque candidature agli Oscar, due statuette vinte come Miglior attore per Forrest Gump e Philadelphia. Dietro i trionfi, però, ci sono anche le delusioni, e questa è una di quelle che l’attore non ha mai provato a nascondere.

Un adattamento partito male e finito peggio

Il falò delle vanità nasce dal romanzo omonimo di Tom Wolfe, pubblicato inizialmente a puntate sulla rivista Rolling Stone prima di diventare un enorme successo editoriale in edizione rilegata. Un ritratto tagliente della New York degli anni ottanta che sulla carta prometteva molto. Il risultato sullo schermo, invece, è stato accolto con freddezza: su Rotten Tomatoes la critica si ferma al 15%, mentre il pubblico non va oltre il 26%.

Alla regia c’era Brian De Palma, e il cast metteva insieme nomi come Hanks, Bruce Willis, Morgan Freeman e Melanie Griffith. La storia è quella di Sherman McCoy, interpretato appunto da Hanks, un operatore della Borsa di New York che vive una vita talmente dorata da autodefinirsi “il padrone dell’universo”. Ha una figlia, Campbell, interpretata da una giovanissima Kirsten Dunst, una moglie perfetta, Judy, alla quale presta il volto Kim Cattrall, e un’amante sposata, Maria Ruskin, che è il personaggio della Griffith.

Tutto crolla una notte, quando Sherman e Maria si perdono nelle strade del Bronx e vengono aggrediti. Un pneumatico lasciato in mezzo alla carreggiata blocca il passaggio dell’auto, Maria resta a bordo mentre Sherman scende per rimuovere l’ostacolo. Nel panico, la donna accelera con la Mercedes e investe uno dei ragazzi, che finisce in coma. Da quel momento l’universo di McCoy si sgretola: accusato di tentato omicidio, perde il lavoro, la casa, la famiglia e l’amante. Il film, uscito il 21 dicembre 1990, dura due ore e sei minuti.

I numeri del disastro e la spiegazione di Tom Hanks

Sul piano economico il bilancio è stato spietato. Con un budget di circa 44 milioni di euro, Il falò delle vanità ne ha incassati poco più di 14 al box office internazionale. Un buco che difficilmente si dimentica.

È stato durante un’intervista che Tom Hanks ha usato quella definizione così netta, “uno dei peggiori film mai realizzati”. Eppure, cosa interessante, non rinnega la decisione di averlo girato. “Se non avessi vissuto quell’esperienza, mi sarei perso qualcosa di prezioso. Questo film è stato un compito affascinante dall’inizio. Era più grande della vita e per qualche ragione ha ricevuto moltissima attenzione”, ha raccontato.

Il motivo dietro il sì, come detto, non aveva nulla a che fare con il copione. Il protagonista di Forrest Gump ha accettato il ruolo perché glielo aveva chiesto qualcuno a cui era legato. “E a quel tempo era ancora una cosa importante. Pensavo di potermela cavare”, ha spiegato parlando di quella scelta.

Le storture, del resto, sono arrivate subito, già in fase di provini. Alle prime audizioni si presentò una giovane attrice agli esordi e fu lo stesso Hanks a decidere che non fosse abbastanza brava per entrare nel film. Quella ragazza era Uma Thurman, che quattro anni più tardi avrebbe conquistato un Oscar per la sua interpretazione in Pulp Fiction.

Fonte: TecnoAndroid

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