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Nelle sue ultime settimane da amministratore delegato di Apple, Tim Cook ha scelto di rispondere alla domanda più scivolosa di tutte, quella sull’eredità che lascia dopo anni al comando dell’azienda di Cupertino. Lo ha fatto davanti alle telecamere di CBS News, con una frase che suona quasi disarmante nella sua semplicità: la speranza è che gli altri lo ricordino come un uomo buono e perbene. Nient’altro. Nessun elenco di record finanziari, nessun riferimento ai prodotti lanciati.
L’intervista è arrivata in un momento preciso, con il passaggio di consegne ormai fissato. Dal 1° settembre sarà John Ternus a guidare Apple, e Cook si trova quindi nella fase più insolita della sua carriera, quella in cui si continua a lavorare sapendo che il conto alla rovescia è partito.
La domanda sull’eredità e la risposta di Tom Cook
Jo Ling Kent, giornalista di CBS News, gli ha chiesto in sostanza cosa abbia rappresentato durante il suo mandato, riassunto in una parola. Cook non si è sottratto, ma ha ribaltato l’impostazione: secondo lui l’eredità di una persona la descrivono gli altri, non l’interessato. Da qui la risposta rimasta impressa, quella in cui dice di sperare che la gente lo definisca un uomo buono e decente. E aggiunge che, se davvero le cose andranno così, allora sentirà di aver ottenuto qualcosa.
C’è una certa coerenza in questo modo di rispondere, va detto. Chi ha seguito le apparizioni pubbliche del numero uno di Apple negli anni sa che il registro è sempre stato quello, misurato, poco incline all’autocelebrazione, spesso più a suo agio nel parlare di persone che di prodotti. La scelta di rispondere a una domanda sulla leadership aziendale con una considerazione di carattere umano rientra perfettamente in quello stile.
L’intervista si è svolta a Houston, e non per caso. Nella stessa settimana Apple ha inaugurato in città il suo nuovo Advanced Manufacturing Center, uno dei tasselli della strategia produttiva americana dell’azienda. Un contesto che ha permesso di allargare il discorso oltre le riflessioni personali.
Sabih Khan e la questione dei rincari
Nella stessa occasione ha parlato anche Sabih Khan, direttore operativo dell’azienda, a cui è stato chiesto conto dei recenti aumenti di prezzo che hanno riguardato iPhone, iPad, Mac e altri prodotti del catalogo. La spiegazione fornita punta il dito su un elemento specifico della catena di fornitura: la memoria.
Secondo Khan si tratta di un componente il cui costo sta salendo a un ritmo senza precedenti e in un lasso di tempo molto breve. Apple, ha ammesso senza troppi giri di parole, non è immune da questa dinamica. L’azienda sta lavorando con i propri fornitori per trovare una via d’uscita, ma il messaggio implicito è chiaro: quando il prezzo di una materia prima tecnologica schizza in quel modo, nemmeno chi ha il potere contrattuale di Cupertino riesce ad assorbire tutto l’urto senza ritoccare i listini.
È un passaggio interessante anche perché arriva proprio da chi la catena di fornitura la conosce meglio di chiunque altro. Khan ha ereditato quel ruolo operativo che è stato per anni il terreno di gioco di Cook stesso, prima che diventasse amministratore delegato. La logistica e i rapporti con i fornitori restano il cuore pulsante del modello Apple, e il tema dei rincari lo dimostra con una certa crudezza.
Le clip dell’intervista sono state diffuse da CBS News, che ha raccolto sia le riflessioni di Cook sul proprio percorso sia le spiegazioni sui prezzi. Mancano ormai poche settimane al cambio al vertice, con Ternus pronto a prendere in mano un’azienda che nel frattempo continua a investire sulla produzione negli Stati Uniti.









