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Per poco Pikachu non è diventato un Pokémon capace di parlare come gli esseri umani. Nei piani iniziali dell’anime Pokémon la mascotte di Ash avrebbe dovuto imparare il linguaggio umano un po’ alla volta, nel corso degli episodi. A far cambiare idea agli autori è stata Ikue Otani, la doppiatrice che ancora oggi presta la voce al celebre topo elettrico. Con un semplice “Pika Pika” riusciva a trasmettere qualsiasi emozione e così il progetto è stato messo da parte senza troppi rimpianti.
Basta immaginare Pikachu che si rivolge al suo allenatore con frasi complete, magari spiegando come intende mettere fuori gioco un Dodrio con un fulmine ben assestato. Sembra quasi una parodia eppure era proprio quella la strada considerata giusta. La serie ha debuttato il 1 aprile 1997 e da allora il piccolo Pokémon giallo è rimasto fedele al suo vocabolario minimo, che però dice moltissimo.
Come è nata la scelta della mascotte
Alla fine degli anni Novanta in Game Freak c’era un problema da risolvere. La trasposizione animata era ormai vicina ma nessuno aveva ancora deciso quale creatura avrebbe accompagnato Ash nelle sue avventure. Le opzioni più ovvie erano i tre starter del gioco: Charmander per il fuoco, Bulbasaur per l’erba oppure Squirtle per l’acqua. Alla fine prevalse un ragionamento piuttosto pratico. Puntare su uno solo dei tre avrebbe rischiato di far sentire esclusi tutti quei giocatori che avevano scelto gli altri due. Serviva quindi un compagno diverso, e da quella decisione è nata la leggenda di Pikachu.
La vicenda in realtà è un po’ più intricata. In origine il volto ufficiale della saga doveva essere Clefairy, spinto anche dal successo del manga “Il misterioso Pokémon Clefairy”. Nel primo videogioco infatti i riferimenti a questa creatura sono numerosi, segno che l’intenzione era farne di fatto il simbolo del franchise. In Game Freak però si fece strada l’idea che fosse un personaggio troppo “da ragazze” e la scelta cadde su Pikachu, o almeno su una sua versione ridisegnata per l’occasione.
Il ruolo decisivo di Ikue Otani
Fin qui si tratta di una storia abbastanza nota tra gli appassionati. Molto meno conosciuto è il fatto che il roditore elettrico avrebbe dovuto parlare nell’anime, proprio come fa Meowth del Team Rocket. L’idea del regista della serie Kunihiko Yuyama era chiara: mentre ripeteva il suo “Pika Pika” il compagno di Ash avrebbe dovuto apprendere poco a poco la lingua degli umani, fino a padroneggiarla del tutto.
I programmi sono cambiati di colpo con l’arrivo di Ikue Otani. La doppiatrice riusciva a rendere ogni stato d’animo usando soltanto quelle due sillabe, con una varietà di toni che ha convinto gli autori ad abbandonare l’ipotesi del Pokémon parlante. Gioia, rabbia, paura e tenerezza passavano tutte attraverso lo stesso verso, modulato in modi sempre diversi.
È proprio grazie a lei che in nessun doppiaggio al mondo la voce di Pikachu è stata sostituita. Il suo lavoro è così espressivo e unico da comunicare molto più di quanto potrebbero fare intere frasi. Il personaggio alla fine ha parlato davvero, ma solo in Detective Pikachu, circa 30 anni dopo il debutto della serie animata.
Fonte: TecnoAndroid








