TIM aumenti di prezzo è il tema che ha occupato buona parte della discussione durante l’ultima conference call del gruppo, con oltre 6 milioni di utenze fra fisso e mobile che hanno ricevuto una rimodulazione nella prima metà del 2026. Un numero che pesa, se si pensa che parliamo di clienti già acquisiti, quelli con cui l’operatore ha un rapporto ormai consolidato. I dettagli sono emersi dalla presentazione dei conti del secondo trimestre e del primo semestre, chiusi al 30 giugno 2026.
L’appuntamento con gli analisti si è tenuto lo scorso 30 luglio 2026, a partire dalle 11:00. A guidare la presentazione ci hanno pensato l’Amministratore Delegato e Direttore Generale Pietro Labriola, insieme al Chief Financial Officer Piergiorgio Peluso. Oltre ai numeri sui conti e alle note dolenti sulla qualità dei servizi wholesale forniti da FiberCop, il tema delle campagne di repricing è tornato al centro dell’attenzione, con un aggiornamento rispetto a quanto già comunicato nel primo trimestre.
I numeri delle rimodulazioni nel primo semestre 2026
Nelle slide si legge chiaramente che una delle leve su cui TIM punta per accelerare le performance nella seconda parte dell’anno sarà proprio l’aumento dei prezzi ai già clienti. Labriola ha parlato di progressi costanti nel programma di repricing. Andando nel concreto, sul fronte consumer gli aumenti hanno riguardato circa 3,3 milioni di linee fisse e circa 2,1 milioni di linee mobile, per un totale di 5,4 milioni di utenze coinvolte.
Poi c’è il segmento Business, quello dedicato a Partite IVA e piccole e medie imprese. Qui i numeri raccontano di circa 300mila linee fisse e circa 400mila linee mobile toccate dalle rimodulazioni, per un totale di 700mila utenze. Dati identici a quelli del primo trimestre, il che significa che nel secondo trimestre non ci sono state ulteriori manovre in questo comparto. Sommando tutto, si arriva a circa 6,1 milioni di utenze rimodulate nei primi sei mesi dell’anno, contro i 4,2 milioni registrati nel solo primo trimestre.
Mentre gli aumenti procedono, TIM ha lanciato TIM Priority, un servizio pensato per dare qualcosa in più al cliente attraverso funzioni a valore aggiunto. L’effetto sui conti si vede: nel fisso l’ARPU è salito del 2% su base annua, arrivando a 33 euro al mese, mentre il tasso di abbandono è cresciuto leggermente all’1,3%. Sul mobile invece tutto stabile, con ARPU a 10,7 euro al mese e churn invariato. Labriola ha ribadito una filosofia precisa, ovvero proteggere il valore conta più che rincorrere i volumi. Ha anche ricordato che la telefonia mobile italiana ha i prezzi più bassi al mondo, motivo per cui da ottobre 2026 arriverà TIM 5G Priority, così da offrire di più e valorizzare meglio la rete.
Cosa succede sul fisso secondo Andrea Rossini
A entrare nel merito del segmento fisso è stato Andrea Rossini, Chief Consumer, Small & Medium Business Market Officer di TIM. Rispondendo agli analisti, ha spiegato che una delle cause della performance negativa sul fisso è stato l’aver anticipato i tempi delle manovre di repricing, con più disattivazioni collegate agli aumenti. A pesare anche la chiusura delle vecchie linee solo voce, un fenomeno che Rossini definisce fisiologico, dato che l’età media di questi clienti supera gli 84 anni.
Il punto interessante è che l’aumento del valore delle linee sta compensando in parte la perdita di clienti. Rossini vede segnali positivi in una maggiore razionalità dei prezzi sul mercato italiano e continua a puntare sull’upselling, anche grazie a TIMVISION. Si dice fiducioso su una possibile accelerazione delle linee fisse legata alla combinazione con Poste Italiane. Ha poi confermato un trend di crescita dell’ARPU sul fisso, alimentato dagli aumenti e dalla vendita di servizi aggiuntivi.
C’è però un nodo da sciogliere. Le campagne di repricing stanno allargando la distanza tra l’ARPU dei già clienti e i prezzi con cui si acquisiscono i nuovi. Da un lato i competitor mostrano qualche segnale di razionalità, con lievi ritocchi verso l’alto per le nuove attivazioni, dall’altro restano aggressivi i fornitori di energia attivi anche nel fisso e i nuovi operatori. Rossini si augura un generale rialzo dei prezzi sulle nuove attivazioni, così da ridurre quel divario che oggi limita le possibilità di crescita.


