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Quattrocento milioni di dollari, cioè circa 340 milioni di euro, per chiudere la partita sulla violazione privacy minori: è la cifra che TikTok ha accettato di versare firmando un accordo extragiudiziale con il Dipartimento di Giustizia degli Stati Uniti. Si chiude così, almeno sul fronte giudiziario, un procedimento nato due anni fa da una denuncia formale, che ruotava attorno alla raccolta dei dati dei bambini sotto i 13 anni e alla gestione, definita quantomeno disinvolta, degli account creati senza il consenso dei genitori. La firma è arrivata ieri sera, e il pagamento sarà scaglionato in due tranche.
La vicenda affonda le radici molto più indietro nel tempo. Nel 2019 la FTC, la Federal Trade Commission, aveva aperto un’indagine che si era conclusa con l’accertamento della violazione del COPPA, la legge americana pensata proprio per proteggere la privacy dei più piccoli online. All’epoca la piattaforma si chiamava ancora Musical.ly e permetteva l’iscrizione ai minori di 13 anni senza alcuna autorizzazione dei genitori, senza poi cancellare i profili nemmeno quando le famiglie lo chiedevano esplicitamente.
Un impegno preso e poi disatteso
Per chiudere quella prima grana l’azienda aveva accettato di pagare 5,7 milioni di dollari, poco meno di 5 milioni di euro. Il problema è che gli impegni presi in quell’occasione sono rimasti sulla carta: nessuna misura davvero efficace per individuare e rimuovere gli account dei bambini, con la conseguenza che i dati dei minori di 13 anni hanno continuato a essere raccolti e poi utilizzati per le inserzioni personalizzate. Da qui la denuncia depositata dal Dipartimento di Giustizia all’inizio di agosto 2024, che ha portato dritto all’intesa di queste ore.
Il meccanismo dei pagamenti prevede che TikTok versi subito circa 255 milioni di euro, mentre i restanti 85 milioni arriveranno soltanto dopo l’emissione di un’ordinanza che annulli il vecchio decreto emesso contro Musical.ly. Nel comunicato ufficiale il Dipartimento riconosce che la società ha effettuato cambiamenti significativi in termini di proprietà, gestione, funzioni di conformità e pratiche relative alla privacy, implementando misure ampie per rafforzare le tutele degli utenti più giovani, migliorare i controlli basati sull’età e potenziare la supervisione genitoriale. Sviluppi che, sempre secondo il testo, hanno rafforzato la protezione di milioni di famiglie americane. Dal mese di gennaio, va ricordato, la maggioranza delle quote è nelle mani di TikTok USDS Joint Venture LLC, il consorzio di investitori guidato da Silver Lake, Oracle e MGX.
L’esperimento del 2021 finito sotto i riflettori del Senato
Sul piatto c’è però un secondo fronte, che con la violazione privacy minori si intreccia in modo piuttosto brutale. Due senatori, la repubblicana Marsha Blackburn e il democratico Richard Blumenthal, hanno chiesto conto alla piattaforma di un esperimento avviato alla fine del 2021 e che nelle loro parole diventa “depravato”. Per misurare l’impatto di una modifica dell’algoritmo pensata per bloccare i suggerimenti a catena di contenuti pericolosi, le protezioni sono state semplicemente rimosse a circa 15 milioni di utenti statunitensi.
Nel campione finito nel test c’erano anche diversi minorenni. Uno di loro, Chase Nasca, sedici anni, ha cominciato a ricevere una sequenza continua di video su tristezza, disperazione, solitudine, suicidio e autolesionismo. Meno di un mese dopo si è tolto la vita. I due senatori hanno inviato a TikTok tredici domande, chiedendo risposte entro il 1 settembre. Entrambi sono tra i promotori del Kids Online Safety Act, il provvedimento che, se dovesse passare, imporrebbe alle piattaforme obblighi molto più stringenti sulla protezione dei minori, dalla progettazione dei sistemi di raccomandazione fino agli strumenti di controllo affidati ai genitori.










