La sensazione che TikTok stia diventando un posto sempre più vuoto, finto, riempito di roba senza anima, ha finalmente dei numeri a sostenerla. I video generati dall’AI su TikTok sono ormai la maggioranza, e non di poco. Uno studio della piattaforma di editing Kapwing ha passato al setaccio oltre 10.000 video e ha scoperto che quasi 6 su 10 nascono dall’intelligenza artificiale. Script automatici, voci sintetiche, montaggi messi insieme senza che nessuno ci abbia messo mano davvero. Tradotto in cifre tonde, parliamo del 59% del feed di un account appena creato.
Il confronto con YouTube e il caso dei contenuti per bambini
Per avere un metro di paragone, YouTube se la cava decisamente meglio, anche se la sufficienza è risicata. Un’analisi precedente sempre firmata Kapwing aveva già stimato che il 21% dei video sulla piattaforma di Google fosse di origine artificiale. TikTok, in confronto, gioca un altro campionato. E il dato che lascia davvero perplessi riguarda i più piccoli.
Nell’hashtag #CartoonKids la cosa diventa quasi grottesca. Su 100 video analizzati, 97 erano generati dall’intelligenza artificiale. Solo tre, in tutto, sembravano avere un essere umano dietro la regia. Non va molto meglio guardando gli hashtag vicini. #cartoons e #babysong arrivano all’83%, mentre #forkids si ferma al 79%. In parole povere, i genitori che lasciano lo smartphone in mano ai figli per tenerli buoni li stanno mettendo davanti a un fiume di contenuti privi di qualunque autore reale.
C’è poi una precisazione importante sul metodo. Kapwing ha conteggiato soltanto ciò che definisce chiaramente generato dall’AI, cioè script e voci sintetiche facili da riconoscere. Il che significa una cosa abbastanza inquietante, ovvero che la percentuale vera potrebbe essere ancora più alta. I contenuti ibridi, o quelli sfornati con strumenti più raffinati, scivolano via senza essere intercettati.
Perché succede e cosa può fare l’utente
Il motore dietro tutto questo è meno misterioso di quanto sembri. Ana Maria Constantin di Kapwing lo dice senza troppi giri di parole, le piattaforme premiano la quantità rispetto alla qualità. Risultato, chi carica contenuti AI a ritmo industriale viene di fatto incoraggiato a continuare. La logica è elementare. Più video pubblichi, più visibilità ottieni, e l’intelligenza artificiale consente di tirarne fuori decine al giorno spendendo praticamente nulla. E la previsione è che la situazione tenda a peggiorare, non a sistemarsi.
L’unica buona notizia, e va presa con le pinze, è che il cosiddetto AI slop raggiunge il picco proprio sui profili nuovi di zecca. Più si usa l’app, più l’algoritmo impara cosa piace e inizia a proporre cose più mirate. In teoria, quindi, chi sta su TikTok da tempo e interagisce con video fatti da persone vere può addestrare il proprio feed a mostrarne di più. In pratica, però, questo significa scaricare sulle spalle dell’utente un problema che è radicato nel funzionamento stesso della piattaforma.