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Girare una scena chiave di The Odyssey in mezzo a un oceano vero e in piena tempesta, con l’attore protagonista dentro l’acqua e non davanti a uno schermo verde: è questo il retroscena che Guillermo del Toro ha tirato fuori parlando di effetti pratici, raccontando una conversazione avuta con Christopher Nolan dopo aver visto il film. Il diretto interessato, in quel caso, era Matt Damon, che nei panni di Odisseo ha sopportato più di chiunque altro le condizioni estreme del set.
L’aneddoto è emerso durante un AMA su Reddit organizzato per promuovere la riedizione de Il labirinto del fauno. Un fan aveva chiesto a del Toro cosa pensasse dell’uso dell’intelligenza artificiale nel cinema, e il regista messicano ha risposto tirando in mezzo proprio Nolan, per spiegare che cosa si perde quando un film smette di essere “fatto a mano”.
La domanda di del Toro e la risposta secca di Nolan
“Quando mi ha mostrato The Odyssey, c’è una scena in cui Matt Damon galleggia nell’oceano in tempesta, e gli ho chiesto, perché stavamo parlando di effetti pratici e di quanto siano bellissimi, e del fatto che entrambi usiamo sempre una maquette o un modellino, gli ho chiesto: come hai fatto? E lui mi ha risposto: lo abbiamo messo in una tempesta, nell’oceano.”
Da una parte non stupisce troppo. Nolan non è certo un regista che ricorre alle controfigure digitali, e la caduta di Troia, sequenza enorme, è stata girata senza nemmeno un metro di green screen. Dall’altra parte, mettere il proprio attore principale in balìa di un oceano in tempesta resta una scelta rischiosa, e non è affatto il modo in cui queste cose si fanno di solito. La curiosità di del Toro, quindi, era più che legittima.
Il valore dell’incidente, da Terminator 2 in poi
Nello stesso ragionamento del Toro ha messo il dito su un aspetto che, secondo lui, la CGI e l’intelligenza artificiale non riescono a replicare. “Scoprirete che il 30% di una grande immagine avviene per caso”, ha spiegato. “Una goccia d’acqua che finisce sull’obiettivo, la macchina da presa che trema. Ricordo che nel 1993, 1994, io e Jim Cameron stavamo guardando Terminator 2. Mi mostrava la scena in cui Robert Patrick è sul retro dell’auto e sfonda il vetro con il braccio. E mi ha detto: vedi quei riflessi di luce? Gli ho risposto sì. E lui: li abbiamo messi lì perché il pubblico crede che un’immagine sia reale se ci metti dentro un incidente.” Il regista ha aggiunto di essere completamente d’accordo. “L’incidente è vitale. E i migliori incidenti sono quelli che non vai a cercare. Nascono semplicemente dall’interazione con la realtà.”
Un metodo che sta pagando anche ai numeri
L’approccio artigianale scelto per The Odyssey non è rimasto un vezzo da cinefili. È uno dei motivi per cui il film sta andando così bene sia con la critica sia al box office. L’adattamento vietato ai minori del poema di Omero ha appena superato quota 1,4 miliardi di euro di incassi globali e viaggia verso il record assoluto per la Universal, con Jurassic World nel mirino. Anche dentro il cast c’è la sensazione di aver partecipato a qualcosa che potrebbe lasciare il segno sul modo di lavorare a Hollywood. Himesh Patel, tra i colleghi di Damon nel film, ha detto di sperare che l’uso limitatissimo della computer grafica da parte di Nolan cambi il modo in cui i grandi film americani verranno realizzati da qui in avanti.








