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Il nuovo autovelox Bologna di viale Vittorio Sabena è diventato in pochi mesi il dispositivo più chiacchierato del capoluogo emiliano, e i numeri spiegano bene il perché. Entrato in funzione all’inizio di marzo 2026, il rilevatore ha iniziato a macinare sanzioni a un ritmo che ha pochi precedenti in città: circa 29 multe ogni ora, cioè oltre 700 verbali al giorno. Una media che ha trasformato quel tratto di strada in un caso cittadino, con automobilisti sul piede di guerra e amministrazione impegnata a difendere la scelta.
Nel solo mese di marzo il dispositivo ha registrato 15.410 infrazioni. Allargando lo sguardo al periodo compreso tra marzo e giugno, le sanzioni attribuite al velox di viale Sabena salgono a 45.241. Un peso enorme, che si riflette sul bilancio complessivo dei controlli bolognesi: nei primi sei mesi del 2026 gli autovelox cittadini hanno prodotto 126.626 multe, contro le 107.117 dello stesso periodo del 2025. Basta però togliere dal conteggio il nuovo impianto per capire quanto sia determinante il suo contributo, perché considerando soltanto i sei dispositivi già attivi in precedenza il totale scende a 81.385 verbali, più o meno 455 al giorno.
Limite di 50 km/h e una strada che sembra un’altra cosa
Il tratto sotto osservazione ha un limite di velocità di 50 km/h. Il sistema applica la tolleranza prevista dalla normativa e, secondo quanto indicato dal Comune, la misurazione tiene conto di una riduzione del 5%, con un minimo di 5 km/h. Tradotto in pratica: in condizioni ordinarie una velocità rilevata di 56 km/h può già portare alla contestazione dell’infrazione. Margini stretti, che su una strada percorsa da migliaia di veicoli fanno la differenza tra passare liscio e trovarsi la busta nella cassetta della posta.
Ma la protesta non riguarda solo la quantità di multe. Diversi automobilisti puntano il dito sulle caratteristiche di viale Sabena, un’arteria ampia, con due corsie per senso di marcia e senza incroci nella porzione interessata dal rilevamento. Una conformazione che porta molti a percepire la strada come scorrevole, più simile a una tangenziale che a un normale viale urbano, con il rischio concreto di superare il limite senza nemmeno accorgersene.
La posizione del Comune e i sette incidenti del 2025
L’amministrazione ha motivato l’installazione con ragioni di sicurezza stradale. Nel tratto in questione, durante il 2025, erano stati registrati sette incidenti ricondotti a una velocità non adeguata. Prima dell’accensione del dispositivo, inoltre, sono stati collocati cartelli di preavviso, pannelli luminosi che ricordano il limite di 50 km/h e indicazioni per invitare chi guida a rallentare. Nessuna trappola nascosta, secondo il Comune, ma un percorso segnalato con il quale gli automobilisti dovrebbero avere già familiarità.
Il caso riaccende un confronto che a Bologna va avanti da anni e che ruota attorno a un punto: dove sta il giusto equilibrio tra controllo della velocità, prevenzione degli incidenti e percezione di chi guida ogni giorno su quelle strade. La città conta oggi sette tratti stradali sottoposti a controllo fisso della velocità, e gli ultimi dispositivi entrati in servizio sono proprio quelli di viale Sabena.
Il dato delle 29 multe all’ora fa rumore, questo è chiaro, ma da solo non dimostra che l’autovelox sia illegittimo né che il limite imposto sia sbagliato. Racconta piuttosto con quanta frequenza quel limite venga superato. La questione, alla fine, torna sempre alla sicurezza: se l’obiettivo dei controlli è abbassare le velocità e ridurre gli incidenti, sarà l’andamento dell’incidentalità nel tempo a dire se lo strumento funziona. Il confronto tra numero di multe, velocità rilevate e sinistri potrebbe fornire nei prossimi mesi elementi più solidi per capire se il velox di viale Sabena valga soprattutto come misura di prevenzione o se sia il simbolo di una gestione dei limiti che continua a spaccare in due gli automobilisti bolognesi.








