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Alla gamescom 2026 The Expanse: Osiris Reborn si è mostrato con una demo corposa, giocabile, che ha coperto un intero arco di missione, dall’infiltrazione sotto copertura fino alla caccia a un mostro. Owlcat Games ha accompagnato la prova con il direttore creativo Alexander Mishulin, che ha commentato in diretta quello che scorreva a schermo e poi ha risposto alle domande. Il risultato è il quadro più chiaro finora di come lo studio stia trasformando il proprio istinto da gioco di ruolo in uno sparatutto in terza persona.
La prima conferma riguarda la creazione del personaggio, che in realtà è doppia. Si costruiscono contemporaneamente il protagonista e il fratello o la sorella, e siccome sono gemelli le scelte estetiche si riflettono su entrambi. Il familiare, chiamato semplicemente J, è una presenza costante ed è stato descritto come il più impulsivo della coppia. Il rapporto cambia in base al comportamento: scegliere una battuta secca come “J, sta’ zitto” peggiora il legame e rende il personaggio via via più chiuso, meno emotivo, meno propenso a sfogarsi. Sostenerlo porta a una persona diversa alla fine del viaggio, con conseguenze ulteriori che Mishulin ha preferito non anticipare.
The Expanse: Osiris Reborn, Prospero, Protogen e il Progetto Caliban
La demo si apre con i gemelli introdotti di nascosto dentro container in una struttura Protogen, un rimando dichiarato all’infiltrazione della Stazione Thoth vista nella seconda stagione della serie televisiva. Prospero è la divisione responsabile del Progetto Caliban, il programma segreto che punta a creare un ibrido tra essere umano e protomolecola. Osiris è una terza branca ancora più riservata, e i due indossano proprio uniformi Osiris come copertura. Il travestimento funziona: il personale Protogen li tratta con un misto di deferenza e fastidio, ma li lascia passare.
La scrittura si nota subito. Girando per i corridoi si sentono due soldati semplici lamentarsi degli ufficiali e valutare una richiesta di trasferimento, e J fa notare a bassa voce che quelle sono le stesse persone che hanno spazzato via la popolazione di un intero asteroide, convinte di aver solo eseguito ordini. Si può consigliare loro se chiedere o meno il trasferimento, ma non si può far notare la contraddizione, perché tradirebbe la copertura.
L’eredità ruolistica emerge nei controlli di abilità, contestuali e quasi sempre accompagnati da un minigioco. Quello di percezione chiedeva di restringere un cerchio di mira per individuare un oggetto. Se il tentativo fallisce basta tornare in zona e riprovare. Il dettaglio più interessante è che i valori usati sono i migliori disponibili nell’intera squadra, compresi i compagni rimasti a bordo della nave che contribuiscono via radio.
Tre tipi di scelta e una fattura da falsificare
Il sistema di scelte di Osiris Reborn si divide in tre livelli. Le scelte di archetipo servono a interpretare la motivazione, sopravvivenza, gloria, potere, denaro o lealtà alla fazione, e danno riscontri sul lungo periodo. Le scelte ritardate non hanno effetti visibili sul momento, come appunto il consiglio dato al soldato scontento. Le scelte maggiori invece si sentono subito, come quella della precedente demo di Pinkwater Station dove si decideva se farsi coprire dagli operativi o entrare da soli.
La sezione centrale elimina volutamente gli indicatori di obiettivo, perché i personaggi non hanno quelle informazioni. Per arrivare al carico è servito convincere un magazziniere che pretendeva una fattura specifica. Alicia, la medico dell’equipaggio, sa falsificarla, ma serve un campione da scaricare da un terminale e il numero di inventario stampato sul fianco di una cassa dietro una rete. Raccolti entrambi, ha costruito una firma digitale e inserito un documento fasullo nei processi aziendali di Protogen. Nell’ambiente si trovano anche rottami, tessuti e pezzi di ricambio che servono come materiali per potenziare armi ed equipaggiamento.
Fuga nei tunnel e caccia all’ibrido
Il carico è chiuso con un sistema che nessuno riconosce, e cercare lo sblocco d’emergenza porta i due davanti a uno scienziato Protogen convinto che siano già informati. Ammette che Caliban diventerà il progetto più redditizio dell’azienda e accenna ai colleghi su Eros andati vicini al fallimento. Poco oltre c’è una capsula con un soggetto sottoposto a un dosaggio che, secondo i calcoli di J, ucciderebbe un cavallo. I core dati vengono distrutti con un elettromagnete, in silenzio, per restare anonimi.
Poi l’allarme diventa rosso, ma per colpa di qualcun altro. Il hangar salta, i soldati prototipo si rivoltano, la via di fuga sparisce e i gemelli finiscono nei tunnel abbandonati della prima colonizzazione di Ganimede. Qui il tono vira all’horror dichiarato: un ibrido Caliban, ridisegnato da Owlcat con spine cristalline che sono anche una meccanica di gioco, ignora i proiettili normali e trasforma la sequenza in una fuga. Tra i sopravvissuti all’attacco c’è una squadra di sicurezza privata guidata da Michael DeGarmo, compagno reclutabile prima, dopo o mai. L’atto finale si sposta nelle fattorie idroponiche, il granaio della Fascia, dove il piano si basa su due deduzioni, la paura del fuoco dell’ibrido e la corazza cristallina che ne copre i punti deboli, con uno specchio solare capace di concentrare calore fino a 3.000 gradi.








