Vai al contenuto
Offerte

Napolitano Store: iPhone e PS5 venduti all’asta per 285mila euro

In questo articolo Indice dei contenuti 3 sezioni

Sono state battute all’asta le scorte di Napolitano Store, il negozio di elettronica napoletano finito sotto i riflettori lo scorso anno, e il risultato è arrivato in questi giorni: tutti e tre i maxi lotti messi in vendita dall’Istituto Vendite Giudiziarie di Napoli sono stati aggiudicati, per un totale che, oneri compresi, si aggira intorno ai 285mila euro. Dentro c’era di tutto, dagli iPhone alle PlayStation 5, fino ai televisori.

Le aste telematiche si sono chiuse un paio di giorni fa e riguardavano una parte consistente del magazzino, venduta in blocco. Non singoli pezzi, quindi, ma migliaia di prodotti tra elettronica di consumo ed elettrodomestici, tutti riconducibili alla Am Distribution Srl, la società che si trova al centro dell’inchiesta. Una formula, quella della vendita a lotti, che permette di liquidare rapidamente grandi quantità di merce senza dover passare per centinaia di trattative separate.

Cosa c’era nei tre lotti finiti all’asta

La composizione dei lotti racconta bene il tipo di attività che si svolgeva nel punto vendita. Smartphone di fascia alta, console da gioco, grandi schermi, elettrodomestici. Il genere di catalogo che aveva reso Angelo Napolitano un volto molto seguito sui social, in particolare su TikTok, dove l’imprenditore aveva costruito una popolarità notevole mostrando la merce e i prezzi del suo negozio.

Napolitano, va detto con chiarezza, ha sempre respinto le accuse e si è dichiarato estraneo agli addebiti che gli vengono contestati. La sua posizione, da quando la vicenda è diventata pubblica, non è cambiata.

Il caso era emerso grazie al lavoro di una trasmissione televisiva, che aveva iniziato a fare luce sull’attività del negozio napoletano e sui meccanismi che ne regolavano le vendite. Da lì, l’attenzione si è spostata sul piano giudiziario.

L’inchiesta e il sequestro da 5,7 milioni

Secondo la ricostruzione della Guardia di Finanza di Napoli, il nodo starebbe nel modo in cui venivano registrate le vendite. Gli acquisti al dettaglio pagati in contanti, sostengono gli investigatori, sarebbero stati coperti da fatture false intestate a società cartiere, così da farli apparire come cessioni all’ingrosso esenti da IVA. Un sistema che, se confermato, avrebbe permesso di abbattere il carico fiscale su un volume di transazioni tutt’altro che marginale.

Nel settembre 2025 era stato disposto un sequestro preventivo finalizzato alla confisca per 5,7 milioni di euro, misura poi confermata in sede di Riesame. Il passaggio successivo è arrivato nel gennaio 2026, quando il provvedimento è stato esteso all’intero compendio aziendale della Am Distribution. Il tutto nell’ambito del procedimento 2751/2024 del Tribunale di Nola.

L’estensione al compendio aziendale è il motivo per cui il magazzino è finito sul mercato delle vendite giudiziarie. Quando il sequestro non riguarda più soltanto somme di denaro ma la struttura dell’impresa nel suo complesso, la merce in giacenza diventa a tutti gli effetti un bene da gestire e, se necessario, da monetizzare.

Quanto hanno reso le vendite

I 285mila euro complessivi incassati dalle tre aste sono una cifra che va letta tenendo presente la logica delle vendite in blocco: chi acquista un lotto intero di migliaia di articoli lo fa a condizioni molto diverse da quelle di un consumatore finale, perché si assume il rischio di rivendere tutto, gestire l’immagazzinamento e valutare lo stato effettivo dei prodotti.

Per il resto, la vicenda giudiziaria resta aperta. Il procedimento davanti al Tribunale di Nola prosegue, con l’imprenditore che continua a sostenere la propria estraneità, mentre il patrimonio della società è ormai sotto il controllo dell’autorità giudiziaria. I tre lotti di Napolitano Store hanno cambiato proprietario, e con loro anche l’ultima parte visibile di quel magazzino che per mesi era stato il protagonista di migliaia di video.

Condividi:
31 Condivisioni