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Tlyard Roof Sunshade: finalmente Tesla ha la tendina elettrica

In questo articolo Indice dei contenuti 20 sezioni

Avete presente quella sensazione di aprire la portiera della vostra Tesla dopo un pomeriggio parcheggiata al sole e venire investiti da un muro di aria rovente? Io la conosco benissimo perché la mia Tesla Model Y Juniper Performance è nera fuori e scura dentro e quel bellissimo tetto panoramico in vetro che tutti invidiano d’estate diventa una specie di lente d’ingrandimento puntata dritta sulla testa.

Per questo, quando Tlyard mi ha proposto di provare la sua Tlyard Electric Retractable Roof Sunshade, cioè una tendina parasole elettrica retrattile per il tetto della Model Y, non ci ho pensato due volte. Ammetto però che ero molto scettico. Le soluzioni aftermarket per il tetto le conosco: teli con le calamite, pannelli rigidi a incastro, reti da fissare con le clip. Funzionano, per carità, ma hanno sempre quell’aria da toppa messa lì per necessità. Qui invece parliamo di un vero sistema motorizzato, con binari, motore e un pulsante fisico per aprire e chiudere, un po’ come la tendina che trovate di serie su tante auto con il tetto apribile.

La domanda vera è: vale la fatica dell’installazione e una spesa che non è proprio da accessorio da autogrill? Di fatica ce n’è, ve lo dico subito, ma con il sorriso visto che il risultato finale mi ha convinto parecchio. L’ho montata da solo nel cortile di casa, l’ho usata per circa una settimana tra spostamenti in città, statale e parcheggi sotto il sole di fine settembre (che qui vicino a Roma picchia ancora, eccome), e alla fine della fiera ho un’idea piuttosto chiara di cosa funziona e cosa no.

Il campione mi è stato inviato direttamente dall’azienda nella colorazione grigia, scelta mia, ed è una storia che vi racconto tra poco perché c’entra con l’estetica. Detto questo, il giudizio è mio e solo mio. Se state cercando un modo per schermare il tetto in vetro della Tesla Model Y senza rinunciare alla possibilità di vedere il cielo quando vi va, mettetevi comodi.

Qui sotto trovate anche la mia videorecensione, dove si vedono bene i passaggi più delicati del montaggio.

Unboxing: tanta ferramenta, zero istruzioni

La scatola è davvero lunga e non poteva essere altrimenti visto che dentro c’è un telo arrotolato che deve coprire quasi tutta la lunghezza del tetto. Imballo robusto, protezioni in schiuma ai lati, niente di danneggiato all’arrivo. Fin qui tutto bene.

Aprendo la confezione la prima cosa che ho notato è la bustina con la minuteria: supporti laterali, viti, un cacciavite, le guarnizioni e una leva in plastica per forzare le modanature. Quella leva, che non saprei nemmeno bene come chiamare (un levapannelli? un cuneo?), si è rivelata lo strumento più prezioso di tutto il kit. È proprio il tipo di attrezzo che serve per muovere le plastiche interne senza graffiarle. C’è anche un tubicino in plastica che fa da guida per far passare il cavo di alimentazione dietro i rivestimenti e anche questo, credetemi, vi salverà dieci minuti di imprecazioni.

tendina elettrica Tesla

Credits: TecnoAndroid

E le istruzioni? Non ci sono, né un foglietto né un QR code stampato sulla scatola. Il video di montaggio lo trovate online, sul sito ufficiale Tlyard, e anche nella mia videorecensione che ho messo poco sopra. Mi spiego meglio: non è un dramma, perché ormai chiunque monti un accessorio del genere guarda un tutorial sul telefono. Però su un prodotto di questo prezzo, un manuale cartaceo con due disegni e le coppie di serraggio delle viti me lo sarei aspettato. Piccola caduta di stile.

La dotazione in sé? Sufficiente, né generosa né deludente. Hai tutto quello che serve per fare il lavoro senza dover andare in ferramenta e questo per me conta più di qualche gadget in più.

Design e costruzione: grigio su nero, e mi piace

Facciamo un passo indietro: io ho interni neri. La variante nera esiste, ma per averla avrei dovuto aspettare un altro mese abbondante. Ho scelto quindi il grigio, consapevole del rischio di ritrovarmi con un tetto che sembrava preso da un’altra auto. Non è andata così, anzi.

Il tessuto grigio sugli interni scuri crea uno stacco cromatico che a mio avviso è elegante, quasi voluto. Con il parasole chiuso l’abitacolo assume un’aria più luminosa e morbida, meno “caverna” di quanto mi aspettassi. Stavo per scrivere che chi ha interni neri dovrebbe prendere per forza la versione nera, ma ripensandoci non è così: se vi piace un po’ di contrasto, il grigio funziona alla grande. Se invece cercate l’effetto originale di fabbrica, quello per cui nessuno si accorge che c’è un accessorio, allora sì, puntate sul nero e armatevi di pazienza.

Al tatto il telo è compatto e corposo. Tlyard parla di un tessuto composito automotive a cinque strati e in effetti lo spessore si sente tutto quando lo pizzichi tra le dita. Non ha quella cedevolezza da tenda da cucina. La superficie è opaca, leggermente ruvida, senza riflessi strani. La finitura delle cuciture lungo i bordi è pulita, nessun filo che spunta.

tendina elettrica Tesla - dettaglio

Credits: TecnoAndroid

Le staffe laterali hanno un dettaglio che ho apprezzato molto: una guarnizione in stoffa nella parte che va a contatto con la struttura del tetto. Serve a non rovinare nulla e a evitare che la plastica dura sfreghi contro le modanature originali. Sembra una sciocchezza ma non lo è, soprattutto se un giorno volete smontare tutto e rivendere l’auto con gli interni intonsi.

Il binario a doppia asta su cui scorre la tendina si integra lungo i lati del tetto in modo abbastanza discreto. Non è invisibile, sia chiaro, si vede che c’è qualcosa in più rispetto all’allestimento di serie, ma il colpo d’occhio è ordinato. Seduto al posto di guida, con il telo chiuso, l’impressione è quella di un tetto pensato così fin dall’inizio, non di un accessorio appiccicato a posteriori.

Specifiche tecniche

Specifica Valore
Prodotto Tlyard Electric Retractable Roof Sunshade per Tesla Model Y
Compatibilità Model Y Juniper (da marzo 2025) e Model Y dal 2020 a febbraio 2025, guida a sinistra e a destra
Colorazioni Grigio, Nero (il nero è previsto per la Juniper)
Tessuto Composito automotive a cinque strati, isolante e oscurante
Guida di scorrimento Binario a doppia asta
Motore Elettrico, rumorosità dichiarata inferiore a 50 dB
Comando Pulsante fisico (pressione breve per apertura e chiusura automatica, pressione prolungata per la modalità manuale)
Alimentazione Connettore a T sul cablaggio originale, lato posteriore sinistro, senza tagli né forature
Fissaggio Staffe laterali con guarnizione in tessuto e viti
Dotazione Supporti, viti, cacciavite, leva in plastica per le modanature, guarnizioni, tubetto passacavo
Garanzia 1 anno sugli acquisti dal sito ufficiale
Reso 30 giorni
Prezzo 599,99 dollari più spedizione verso l’Europa (150 dollari per Juniper, 180 dollari per il modello precedente)

Meccanica e motore: cosa c’è sotto il telo

Ok, parliamo di quello che non si vede. Il cuore del sistema è un piccolo motore elettrico che trascina il telo lungo il binario a doppia asta. Il principio è lo stesso delle tendine motorizzate che trovate su molte auto con tetto apribile: un rullo da una parte, un carrello che scorre dall’altra e due guide laterali che tengono tutto in tensione.

La scelta del doppio binario non è un vezzo da scheda prodotto, serve a due cose molto concrete. La prima è la stabilità: con due aste il telo non ha modo di inclinarsi o di incastrarsi da un lato mentre scorre. La seconda è la tensione costante ed è il motivo per cui (ci torno più avanti) il tessuto non si affloscia al centro anche dopo giorni di aperture e chiusure.

Il motore lo senti partire, ovviamente. Tlyard dichiara una rumorosità inferiore ai 50 dB e, a orecchio, siamo proprio lì: un ronzio basso, costante, senza scatti metallici né cigolii. Non ho strumenti professionali in auto e non ho fatto misurazioni da laboratorio, quindi su questo numero mi fido del produttore. Posso però dirvi che con la musica accesa a volume normale lo noti appena e che a vettura ferma, nel silenzio del garage, non è mai fastidioso. Un frullatore è molto peggio, giusto per capirci.

tendina elettrica Tesla - caratteristiche

Credits: TecnoAndroid

L’alimentazione è la parte più intelligente di tutto il progetto. Il sistema non richiede di tagliare fili o di spellare cavi perché si va a creare una derivazione a T su un connettore già presente nella parte posteriore sinistra della vettura: da una parte continua a passare la corrente per le funzioni originali della Tesla, dall’altra arriva quella che serve alla tendina. Il giorno in cui volete togliere tutto, staccate lo spinotto, ricollegate quello originale e la macchina torna esattamente com’era. Niente centraline toccate, spie accese sul cruscotto o segni sul cablaggio.

tendina elettrica Tesla - design

Credits: TecnoAndroid

Per uno come me, che in auto non vuole mai toccare l’impianto elettrico se non è strettamente necessario, questa è una garanzia enorme. E sinceramente è il motivo per cui ho accettato di provarla.

Installazione: da solo si può, ma in due è meglio

Arriviamo al dunque. Se c’è un aspetto su cui chi compra accessori di questo tipo si lamenta di più, è il montaggio e capisco perché. Non è un’operazione da cinque minuti e non è nemmeno impossibile. Sta nel mezzo, in quella terra di confine dove serve un minimo di manualità e soprattutto tanta calma.

Io l’ho installata completamente da solo un sabato mattina nel cortile di casa, con la Model Y aperta e il telefono appoggiato sul cruscotto con il video tutorial in pausa ogni trenta secondi. Ce l’ho fatta, sì, ma il mio consiglio sincero è di farlo in due persone, perché il tetto della Tesla è grande e far combaciare il telo, tenerlo in posizione e intanto agganciare le staffe con le mani alzate sopra la testa è un esercizio di equilibrismo che il vostro collo non vi perdonerà.

Il primo trucco che vi regalo è banale ma decisivo: abbattete i sedili posteriori. Sulla Juniper lo fate con un pulsante ed è una comodità che qui diventa preziosa. Avrete uno spazio enorme per muovervi, inginocchiarvi, appoggiare gli attrezzi e lavorare belli comodi invece di contorcervi tra le cinture di sicurezza.

Il secondo trucco l’ho scoperto sbagliando. All’inizio i ganci che devono incastrarsi nelle plastiche laterali non volevano scorrere. Spingevo, tiravo, niente. Poi ho capito: erano i parasole anteriori che andavano a sbattere contro il tettuccio e bloccavano il passaggio. Abbassateli prima di iniziare, o meglio ancora toglieteli del tutto se vi sentite sicuri, e vedrete che tutto si muove come deve. Vabbè, la prossima volta me lo ricorderò dall’inizio.

tendina elettrica Tesla - funzionalità

Credits: TecnoAndroid

Le staffe laterali si agganciano facilmente e si fissano con delle piccole viti da stringere con il cacciavite incluso. Nessuna difficoltà particolare, a parte la solita posizione scomoda con le braccia in alto. Con la leva in plastica si sollevano le modanature quanto basta per far passare i supporti, e nessuna clip si è rotta. Considerando quante volte ho smontato plastiche di altre auto lasciandoci almeno un fermo per strada, la considero quasi una vittoria personale.

E ora la parte interessante, anzi difficile. Il passaggio del cavo di alimentazione fino al connettore posteriore sinistro è l’unico punto in cui ho sudato davvero. Bisogna togliere la guarnizione, fare parecchia forza sui rivestimenti, staccare lo spinotto originale e ricollegare quello nuovo con la derivazione. Lo spazio è poco e se avete mani grandi preparatevi a smontare una buona parte del rivestimento per arrivarci con comodità. Il tubicino di plastica incluso aiuta parecchio a guidare il cavo dietro i pannelli, ma la forza per staccare il connettore ce la dovete mettere voi.

tendina elettrica Tesla - specifiche

Credits: TecnoAndroid

Quanto tempo ci vuole? Dipende molto dalla manualità. Io, tra pause, prove e un caffè a metà, ci ho messo una mattinata. Chi lo fa per mestiere probabilmente la chiude in un’ora o poco più. Se proprio non ve la sentite, Tlyard segnala anche una rete di officine partner per l’installazione, però in Italia conviene informarsi prima.

Test sul campo: una settimana sotto il sole

Il primo giorno, appena finito il montaggio, ho fatto quello che fanno tutti: ho aperto e chiuso la tendina una ventina di volte, così, per il gusto di farlo. E niente, è un po’ come quando ti arriva un’auto nuova e giochi con i finestrini elettrici. Infantile? Forse, ma serviva anche a capire se il sistema avesse qualche esitazione o un punto in cui il telo si bloccava o rallentava. Non ne ho trovati.

Il test più significativo, però, è arrivato il secondo giorno. Ho lasciato la Model Y parcheggiata al sole nel primo pomeriggio, tendina chiusa, per qualche ora. Al rientro l’abitacolo era caldo, certo, siamo pur sempre dentro un’auto nera sotto il sole romano. Però non era quel forno che conoscevo bene. La differenza con le giornate precedenti senza tendina si sentiva chiaramente, soprattutto toccando il soffitto e i sedili. Non ho fatto misurazioni con termometri o sonde, quindi non vi darò numeri che non ho. Vi dico solo che la sensazione di calore che scende dall’alto, quella che ti fa venire voglia di accendere il clima ancora prima di salire, era nettamente più contenuta.

Una sera, rientrando da una cena, ho fatto la prova opposta: tendina aperta per guardare un po’ di cielo mentre guidavo sulla statale. E qui ho capito che la superficie di vetro che resta libera è più che sufficiente. Ma di questo vi parlo meglio negli approfondimenti.

Il terzo e il quarto giorno li ho dedicati alla strada, in città con le sue buche e i sampietrini e poi sulle provinciali non proprio in perfette condizioni. Volevo capire una cosa sola: vibra? Scricchiola? Si sente qualcosa sopra la testa quando prendi una buca? La risposta è no. Niente vibrazioni, scricchiolii o ticchettii strani dal binario. Il telo resta fermo, teso e silenzioso. Sul serio, mi aspettavo almeno un rumorino su qualche dosso e invece nulla.

tendina elettrica Tesla - utilizzo

Credits: TecnoAndroid

Ho provato anche la modalità manuale. Tenendo premuto il pulsante per più di un secondo la tendina smette di andare in automatico fino a fine corsa e si muove solo finché tieni il dito sul tasto. Questo vi permette di aprirla a metà, magari solo sulla zona posteriore per i passeggeri, oppure di lasciare un po’ di luce entrare senza esporvi al sole diretto. L’ho usata diverse volte in quella settimana, specie la mattina presto con il sole basso.

Alcuni utenti, leggendo in giro, segnalano un comportamento strano: la tendina che passa da sola dalla modalità automatica a quella manuale, costringendo a tenere premuto il tasto. Sul mio esemplare non è mai successo. La logica del pulsante è chiara e coerente: tocco breve, apertura o chiusura completa; pressione lunga, controllo manuale. Ho il sospetto che si tratti di un comportamento legato a lotti precedenti o a qualche installazione non perfetta, ma non avendolo riscontrato preferisco non sbilanciarmi.

Cosa non ho potuto verificare? Il comportamento sul lungo periodo, ovviamente. Una settimana è sufficiente per capire come lavora il sistema, non per sapere come starà il motore tra due anni o se il tessuto, dopo tre estati, manterrà lo stesso colore. Su questo servirebbe più tempo e magari tra qualche mese torno a scriverne.

Approfondimenti

Schermatura della luce: quanto buio fa davvero

Partiamo dalla luce. Con la tendina completamente chiusa la schermatura è molto buona. Passa pochissima luce. Il punto è che nel mio caso il tessuto è grigio e un colore chiaro lascia filtrare un leggerissimo chiarore diffuso quando il sole batte forte sul vetro. Non parlo di raggi diretti, sia chiaro, ma di una specie di luminosità morbida che rende l’abitacolo meno cupo. Per qualcuno potrebbe essere un difetto, per me è quasi un pregio: non mi piace guidare in un ambiente buio come una cantina, e questo compromesso mi è sembrato equilibrato.

Chi cerca l’oscuramento totale dovrebbe orientarsi sulla versione nera, che in teoria assorbe meglio quel residuo di luce. Teoria, appunto, perché non l’ho provata e su questo devo fermarmi alle ipotesi.

Ricordate il discorso sull’estetica del grigio? Ecco, qui torna utile: la stessa tonalità che crea un bel contrasto visivo è anche quella che lascia passare un filo di chiarore in più. Le due cose vanno insieme e bisogna scegliere cosa vi interessa di più, se l’effetto ottico o il buio pesto.

Per i passeggeri posteriori il beneficio è forse ancora più evidente che per chi guida. Sulla Model Y la parte posteriore del tetto in vetro è enorme e chi siede dietro durante le giornate estive spesso si ritrova il sole in faccia senza possibilità di ripararsi. Con il telo chiuso il problema sparisce e se volete accontentare tutti, la modalità manuale vi permette di chiudere solo la parte che serve.

Isolamento termico e protezione degli interni

Il tessuto a cinque strati non è lì solo per fare ombra. La sua funzione principale, almeno per come la vedo io, è quella di isolare termicamente l’abitacolo dal calore che il vetro accumula durante la giornata. E quello della Tesla, nonostante i trattamenti, ne accumula parecchio.

Durante la settimana di test l’effetto è stato evidente nelle ore centrali della giornata. Non vi prometto miracoli: se lasciate la macchina al sole per ore d’agosto farà comunque caldo dentro, perché il parabrezza e i finestrini laterali continuano a far entrare luce e calore. Però la componente che arriva dall’alto, quella che scalda il soffitto e i poggiatesta, si riduce in modo tangibile.

C’è poi un aspetto che si sottovaluta spesso: la protezione delle plastiche e dei rivestimenti interni. Il sole diretto, anno dopo anno, scolorisce i materiali, secca le superfici, rovina le finiture. Una tendina che tiene il soffitto e la parte alta dell’abitacolo all’ombra per gran parte del tempo aiuta a preservarli. Non è un beneficio che vedi dopo una settimana, ovvio, ma su un’auto che si tiene per anni conta.

E poi c’è il climatizzatore. Meno calore dall’alto significa meno lavoro per il sistema, soprattutto nei primi minuti dopo essere saliti. Quanto si traduca in consumi reali di batteria non sono in grado di quantificarlo, non ho dati affidabili. La logica però è quella, e nella pratica ho avuto l’impressione che l’abitacolo raggiungesse la temperatura impostata più in fretta.

Rumorosità e fluidità del movimento

Quanto è veloce? Abbastanza da non farti spazientire. L’apertura completa richiede pochi secondi e la chiusura altrettanto. Non è una di quelle tendine che si muovono con la lentezza di un sipario teatrale e ti costringono ad aspettare prima di ripartire.

Il movimento è fluido e regolare, senza strappi o accelerazioni improvvise a inizio o fine corsa. Il telo arriva in posizione e si ferma con decisione. Durante la settimana non ho mai visto il tessuto incastrarsi, piegarsi in modo anomalo o fermarsi a metà senza motivo.

Il ronzio del motore è, come dicevo, basso. Siamo nell’ordine di grandezza dichiarato dal produttore, sotto i 50 dB. In marcia lo senti appena, coperto dal rotolamento degli pneumatici e da qualsiasi cosa stiate ascoltando. Da fermi, con il motore della Tesla ovviamente silenzioso, lo noti di più, ma non è mai fastidioso, non ha frequenze acute o stridule. Insomma, un rumore da accessorio di qualità, non da giocattolo.

Una piccola nota personale: io sono molto sensibile ai rumori, tanto che in camera da letto non tengo nulla che faccia anche solo un ronzio. Se un motore mi avesse dato fastidio, ve ne sareste accorti da come ne parlo. Qui, sinceramente, nessun problema.

Il pulsante fisico e l’assenza di integrazione con la Tesla

La tendina si comanda con un pulsante fisico. Niente telecomando o app né integrazione con lo schermo centrale della Model Y o con l’app Tesla sullo smartphone. Almeno da quello che ho potuto verificare, il sistema vive completamente per conto suo.

È un difetto? Dipende da come la si guarda. Da utente un po’ pigro mi sarebbe piaciuto poterla chiudere dallo smartphone, magari mentre esco dal bar e vedo l’auto parcheggiata al sole. Sarebbe stata la ciliegina sulla torta. Però, sarò onesto, il pulsante fisico ha i suoi vantaggi perché è immediato e non devi cercare un’icona nei menu del touchscreen mentre guidi. Lo trovi al tatto e lo premi, fatto. Su un’auto come la Tesla, dove quasi tutto passa dallo schermo, avere un comando analogico per una funzione così semplice è perfino piacevole.

La logica di funzionamento è chiara. Pressione breve: la tendina va fino a fine corsa, in apertura o in chiusura. Pressione superiore al secondo: passi in manuale e il telo si muove solo finché tieni premuto. Rilasci e si ferma dove vuoi tu. Me ne sono impadronito dopo due o tre tentativi e da lì è diventato un gesto naturale.

Mah, forse l’unico appunto riguarda proprio l’intuitività iniziale. Senza istruzioni stampate, la modalità manuale la scopri provando oppure guardando il video. Non è grave, ma un adesivo o un foglietto con due righe avrebbe aiutato.

Stabilità su strada: niente vibrazioni, niente afflosciamenti

Questa è la parte che temevo di più. Le tendine aftermarket per il tetto hanno spesso due problemi: con il tempo il tessuto si affloscia al centro, creando quella brutta pancia che si vede dal finestrino, e su strade dissestate cominciano a vibrare o a ticchettare. Ecco, con questo modello nessuna delle due cose.

Il telo non si affloscia al centro, neanche un po’, grazie alla tensione garantita dal binario a doppia asta, che lo tiene ben disteso per tutta la lunghezza. Dopo una settimana di aperture e chiusure continue, il tessuto era ancora teso esattamente come il primo giorno.

E sulle strade romane? Chi ci vive sa di cosa parlo: buche, rattoppi, sampietrini e dossi artificiali messi un po’ a caso, un banco di prova perfetto per qualsiasi accessorio montato in auto. Nessuna vibrazione, nessuno scricchiolio. Il sistema resta muto anche quando la Model Y Performance, con le sue sospensioni rigide, trasmette ogni imperfezione dell’asfalto.

C’è da dire che la Performance non è esattamente un’auto morbida. Se un accessorio sopravvive in silenzio su quella, sulle versioni con assetto più confortevole dovrebbe comportarsi ancora meglio, anche se non l’ho provato su altri allestimenti.

Quanto vetro si perde (e perché a me non importa)

Va detto chiaramente: con la tendina aperta una parte della superficie in vetro resta coperta. I binari laterali e il rullo occupano spazio e la porzione di tetto visibile si riduce in modo abbastanza evidente rispetto al vetro nudo. Chi ha comprato la Tesla anche per la sensazione di guidare sotto un cielo aperto lo noterà subito.

Personalmente? Non mi dà fastidio. Mi spiego meglio: quando sono alla guida non è che passo il tempo a guardare in alto le stelle o le nuvole. Guardo la strada e quando sono parcheggiato, la parte che rimane libera è più che sufficiente per avere luce e quella piacevole sensazione di apertura. Oggettivamente è un limite, ma nel mio caso non mi ha creato alcun disagio.

È strano: sulla carta dovrebbe essere uno dei difetti più evidenti e invece ci ho fatto pace dopo mezza giornata. Sospetto che per chi viaggia spesso con passeggeri dietro, magari bambini che adorano guardare in alto, la questione possa pesare di più. Però è un compromesso inevitabile per qualsiasi sistema motorizzato che non sia integrato in fabbrica.

Juniper o modello precedente: occhio alla variante giusta

Prima di mettere mano al portafoglio c’è una cosa da controllare con attenzione e ve lo dico perché è l’errore più facile da fare. Tlyard vende questo accessorio in due versioni distinte: una per la Model Y Juniper, quella prodotta da marzo 2025 in poi, e una per la Model Y prodotta dal 2020 a febbraio 2025. Non sono intercambiabili. Il tetto in vetro e soprattutto le plastiche e gli attacchi laterali cambiano tra le due generazioni, quindi prendere la variante sbagliata significa ritrovarsi con un telo che semplicemente non si monta.

Come capire quale avete? Il modo più rapido è guardare la data di produzione sul libretto o nella schermata informazioni della vettura. Se l’auto ha i fari anteriori a striscia continua e lo schermo posteriore per i passeggeri, siete quasi certamente su una Juniper. Nel dubbio, scrivete all’assistenza con il numero di telaio prima di ordinare: dieci minuti di email vi risparmiano un reso intercontinentale.

Anche le colorazioni non sono le stesse per tutti. Sul sito ufficiale il nero risulta legato alla versione Juniper, mentre per il modello precedente al momento in cui scrivo compare solo il grigio. E la disponibilità cambia spesso, tanto che io stesso, come vi raccontavo, ho dovuto scegliere tra aspettare un mese il nero o ricevere subito il grigio. Ho scelto la seconda strada e non me ne sono pentito, però è giusto che lo sappiate.

Ultimo dettaglio, non trascurabile: cambia anche il costo della spedizione verso l’Europa, più alto per la versione dedicata al modello precedente. Piccole differenze che sommate pesano.

Come cambia l’abitacolo, a tendina aperta e chiusa

C’è un aspetto che non avevo considerato prima di montarla e che invece nella settimana di prova è diventato quasi il mio preferito. La tendina cambia proprio il carattere dell’abitacolo a seconda di come la tieni.

Chiusa, la Model Y diventa più raccolta. Il soffitto grigio abbassa visivamente lo spazio sopra la testa, ma in modo piacevole, un po’ come entrare in una berlina tradizionale dopo anni di tetti trasparenti. La sera, con le luci ambientali accese, il contrasto tra il tessuto chiaro e i pannelli scuri è davvero bello da vedere. Non me lo aspettavo, sul serio.

Aperta, torna la Tesla di sempre, con quella sensazione di luce che arriva da tutte le parti. Ricordate il discorso sulla superficie di vetro sacrificata? Ecco, qui si nota, perché i binari laterali restano lì a incorniciare il cielo. Ma l’effetto finale non è sgradevole, anzi, a me ricorda il tetto apribile delle auto di una volta, con la sua cornice ben definita.

E poi c’è la via di mezzo, quella che sfrutto di più, con la tendina aperta a metà in modalità manuale, zona anteriore libera e zona posteriore in ombra. Così chi guida ha tutta la luce che vuole e chi siede dietro non si ritrova il sole sul collo. Una soluzione semplice che funziona ed è il motivo per cui alla fine considero questa modalità una delle più azzeccate del progetto.

Reversibilità e manutenzione

Ultimo aspetto, spesso trascurato: cosa succede se un giorno volete togliere tutto? Magari per vendere l’auto o perché cambiate idea. Qui il sistema dà il meglio di sé. Grazie alla derivazione a T sul connettore posteriore, staccare l’alimentazione è questione di un attimo. Si toglie lo spinotto della tendina e si ricollega quello originale, fine. Nessun cavo tagliato o foro nei rivestimenti, nessuna traccia del passaggio.

Le staffe si svitano con lo stesso cacciavite usato per montarle e la guarnizione in stoffa evita segni sulle modanature. Ovviamente rimontare tutte le plastiche richiede la stessa pazienza dell’installazione, ma almeno sapete che l’auto tornerà esattamente come l’avevate lasciata.

Per la manutenzione ordinaria, durante la settimana di prova non c’è stato nulla da fare. Il tessuto è resistente allo sporco e all’abrasione, almeno secondo il produttore, e nell’uso quotidiano una passata con un panno asciutto basta a togliere la polvere. Sul lungo periodo bisognerà capire come si comportano i binari e il motore e su questo vi aggiornerò se noterò qualcosa.

Prezzo e posizionamento

Arriviamo al tasto dolente. Sul sito ufficiale Tlyard la tendina elettrica è proposta a 599,99 dollari. A questa cifra va aggiunta la spedizione verso l’Europa, che per la versione Juniper è di 150 dollari e per il modello precedente (quello dal 2020 a febbraio 2025) sale a 180 dollari. Conviene verificare al momento del checkout l’importo finale in euro ed eventuali oneri aggiuntivi. Su Amazon, al momento, il prodotto non risulta disponibile.

Non è poco, inutile girarci intorno, ma bisogna capire cosa si sta comprando. Con qualche decina di euro si trovano parasole passivi per il tetto, teli magnetici o reti da agganciare. Funzionano, fanno ombra, ma vanno montati e smontati a mano, non si aprono a comando e spesso dopo qualche mese cominciano a cedere. Qui si paga un sistema motorizzato vero, che trasforma il tetto fisso della Model Y in qualcosa di molto simile a un tetto con tendina di serie.

Tlyard propone periodicamente sconti stagionali sul proprio store e in questi giorni è attiva una promozione autunnale con un codice che taglia il prezzo del 20% su un singolo articolo. Conviene tenerlo d’occhio, perché su una cifra del genere la differenza si fa sentire. La garanzia di un anno e la possibilità di reso entro 30 giorni completano il quadro.

Il rapporto qualità prezzo, a conti fatti, è giusto per chi usa davvero l’auto ogni giorno sotto il sole e vuole una soluzione pulita e definitiva. Per chi parcheggia sempre in garage o vive in zone dove il sole è un evento raro, forse è troppo.

Conclusioni

Insomma, dopo una settimana con la Tlyard Electric Retractable Roof Sunshade montata sulla mia Model Y Juniper Performance, posso dire che ha fatto quello che prometteva. L’abitacolo si scalda meno, il telo resta teso e silenzioso anche sulle buche peggiori e la possibilità di aprirla e chiuderla con un tocco cambia davvero il modo di vivere il tetto in vetro.

La consiglio a chi ha una Tesla Model Y scura, a chi parcheggia spesso all’aperto, a chi viaggia con passeggeri dietro che soffrono il sole diretto e anche a chi, come me, non vuole toccare l’impianto elettrico dell’auto e apprezza un’installazione totalmente reversibile.

La sconsiglio invece a chi non ha nessuna voglia di smontare plastiche e passare cavi, a meno di affidarsi a un installatore. E a chi ha scelto la Tesla proprio per guardare il cielo sopra di sé: perdere una parte del vetro, per voi, potrebbe essere un sacrificio troppo grande.

Lo scenario perfetto? Una giornata di luglio, l’auto parcheggiata al sole davanti a un centro commerciale, voi che rientrate dopo due ore e non trovate il solito forno ad aspettarvi. Lì capite che quella mattinata passata a smontare plastiche è stata spesa bene.

Se poi state pensando di personalizzare ancora di più la vostra Tesla, date un’occhiata anche alla mia prova del CarlinKit T2C per portare CarPlay e Android Auto sulla Tesla, alla nostra anteprima della nuova Tesla Model Y 2025 e a tutte le altre recensioni di accessori auto pubblicate su TecnoAndroid. Chi vuole approfondire la genesi della Juniper trova anche il nostro articolo sull’avvio della produzione europea del restyling e quello sulle nuove varianti di Model Y arrivate in Italia.

E niente, la tendina resta montata, il che per un accessorio in prova dice già molto.

Recensione TecnoAndroid

La nostra valutazione

Pro

  • Installazione non invasiva: derivazione a T sul cablaggio originale, nessun taglio e reversibile in pochi minuti
  • Telo sempre teso grazie al binario a doppia asta, niente afflosciamenti dopo giorni di uso
  • Silenziosa su strade dissestate, zero vibrazioni o scricchiolii anche sull'assetto rigido della Performance
  • Riduce in modo percepibile il calore che arriva dal tetto e protegge gli interni dal sole
  • Pulsante fisico immediato con modalità manuale per aprirla solo in parte

Contro

  • Nessuna istruzione cartacea nella confezione, solo video online
  • Passaggio del cavo verso il connettore posteriore sinistro faticoso, specie con mani grandi
  • Una parte del tetto in vetro resta coperta anche a tendina aperta
  • Nessuna integrazione con l'app o lo schermo Tesla
  • Prezzo elevato, a cui si somma una spedizione verso l'Europa tutt'altro che simbolica

Fonte: TecnoAndroid

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