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Il Tesla Semi arriva in Europa, o almeno prova a farlo sul serio: Tesla ha confermato che il suo camion elettrico sarà protagonista all’IAA Transportation di Hannover, la fiera dedicata al trasporto pesante in programma dal 15 al 20 settembre. In quell’occasione l’azienda promette di svelare le specifiche tecniche e i dettagli di lancio pensati per il mercato europeo, con il mezzo esposto fisicamente negli spazi della manifestazione. Quello che ancora manca, però, è proprio la parte che interessa di più alle flotte: autonomia omologata secondo i parametri europei, listini locali e una data di vendita concreta.
Vale la pena ricordare che il camion di Tesla non è un debuttante ad Hannover. Anche nel 2024 il Semi era già finito sotto i riflettori della stessa fiera, ma allora senza uno straccio di piano commerciale a corredo. Questa volta l’impostazione sembra diversa, almeno sulla carta, perché si parla apertamente di lancio e non solo di esposizione statica.
Cosa sappiamo delle due versioni del Tesla Semi
Negli Stati Uniti il mezzo viene proposto in due configurazioni. La Standard Range dichiara 523 km di autonomia, mentre la Long Range secondo i dati Tesla arriva fino a 800 km con una carica. Sotto la scocca il pacchetto è identico: tre motori elettrici per una potenza complessiva di 800 kW, numeri che nel mondo dei camion pesanti fanno ancora una certa impressione.
Il capitolo ricarica è forse quello più interessante per chi ragiona in termini di logistica. Il Tesla Semi supporta potenze fino a 1,2 MW grazie ai Megacharger sviluppati dall’azienda, un’infrastruttura dedicata che negli Stati Uniti sta crescendo insieme ai mezzi. Sul fronte prezzi, oltreoceano si parla di circa 240.000 euro per la versione base e di circa 270.000 euro per quella a lunga percorrenza, cifre che danno almeno un’idea di massima di cosa potrebbe succedere anche da questa parte dell’Atlantico.
Produzione, clienti e il nodo dei tempi europei
Sul piano industriale qualcosa si è mosso davvero. Ad aprile Tesla ha avviato la linea produttiva dedicata al Semi nella Gigafactory Nevada, un impianto progettato per sfornare fino a 50.000 unità l’anno. Una capacità che, se sfruttata anche solo in parte, permetterebbe di servire mercati diversi da quello statunitense senza troppi problemi di volumi.
Tra i clienti già operativi spicca PepsiCo, che negli Stati Uniti utilizza quasi 100 esemplari in California per le proprie consegne. C’è poi Einride, la società svedese specializzata nel trasporto elettrico, che ne ha ordinati 500 destinati al Nord America. Proprio Einride rappresenta il candidato più naturale per vedere il camion su strade europee, visto che l’azienda opera già in Svezia, Norvegia e Germania e conosce bene le dinamiche del trasporto elettrico nel Vecchio Continente.
Detto questo, meglio tenere l’entusiasmo sotto controllo. Tra un annuncio in fiera e la disponibilità reale per le flotte europee, storicamente, c’è un divario che si misura in anni più che in mesi. Tesla ha già dimostrato in passato di saper dilatare parecchio le tabelle di marcia, e il camion elettrico non fa eccezione: dal debutto originale del progetto alla produzione vera e propria è passato parecchio tempo.
Il vero banco di prova sarà quindi Hannover. Se l’azienda presenterà numeri omologati, prezzi in euro e tempistiche di consegna, il discorso cambierà. Se invece ci si limiterà a un altro giro di specifiche americane tradotte, la sensazione sarà quella di un déjà vu rispetto a due anni fa. Le carte sul tavolo, per ora, sono queste: tre motori, 800 kW, ricarica da 1,2 MW e una fabbrica in Nevada già in funzione.










