Vai al contenuto
Offerte

Terminator: Destino oscuro, Cameron difende il flop al box office

In questo articolo Indice dei contenuti 2 sezioni

Difendere un film che al box office ha fatto flop non è mai comodo, ma James Cameron lo fa senza troppi giri di parole quando si parla di Terminator: Destino oscuro, il capitolo del 2019 che avrebbe dovuto rilanciare la saga e invece l’ha praticamente congelata. Per il regista il problema non era la pellicola. Era il pubblico che non si è presentato in sala.

Un passo indietro, perché serve. Quando nel 1984 arriva Terminator, quello che Cameron considera il suo vero esordio, nessuno immaginava cosa sarebbe diventato: Arnold Schwarzenegger si trasforma definitivamente in una stella di Hollywood e il film si guadagna un posto tra i pilastri della fantascienza, uno dei titoli più ricordati degli anni Ottanta. Da lì nasce una delle saghe più longeve e riconoscibili del cinema d’azione, con un finale che ancora oggi resta sospeso nel vuoto.

Il piano era una nuova trilogia, poi si è fermato tutto

Nel 2024 Netflix ha portato sulla piattaforma la serie animata Terminator Zero, e negli ultimi anni Cameron stesso ha parlato più volte della voglia di scrivere una nuova sceneggiatura, qualcosa di più aderente al presente. Ma nel 2019 l’aria era completamente diversa. L’idea, allora, era ambiziosa: Terminator: Destino oscuro, sequel diretto di Terminator 2: Il giorno del giudizio, doveva aprire una trilogia inedita e cancellare il ricordo del disastro Terminator: Genisys. Sulla carta c’erano tutti gli ingredienti, compreso il ritorno di Cameron in veste di produttore, insieme a Schwarzenegger, Linda Hamilton e Mackenzie Davis davanti alla macchina da presa, con la regia affidata a Tim Miller, l’uomo di Deadpool.

I numeri, però, hanno raccontato un’altra storia. Il film ha incassato circa 240 milioni di euro nel mondo, cifra che diventa un problema serio se si considerano costi di produzione vicini ai 185 milioni di euro. Aggiungiamo le tensioni dietro le quinte, le divergenze creative tra Miller e Cameron, e il quadro si completa: lo studio ha perso qualsiasi entusiasmo per i piani iniziali.

Cameron scarica la colpa sulla strategia, non sul film

Cinque anni dopo, in un’intervista concessa a Empire, il regista ha riconosciuto gli errori. Ma ha continuato a proteggere il film. Del Rev-9, il Terminator interpretato da Gabriel Luna, ha detto che lo trova ottimo, e ha aggiunto una considerazione che pesa: personalmente lo considera valido tanto quanto tutto quello che avevano fatto all’epoca.

Il punto centrale del suo ragionamento è chiaro. Il problema non era che il film non funzionasse, ma che la gente non andasse a vederlo. E lo aveva detto a Tim Miller diverse volte, sostenendo di avergli spiegato che il progetto era stato affondato prima ancora di scrivere una parola della sceneggiatura o di girare una singola scena.

La spiegazione di James Cameron è quasi brutale nella sua franchezza: avevano costruito il sequel di film che il pubblico aveva visto al cinema 35 e 28 anni prima. Per creare un successo vero nel 2019 serviva attirare spettatori nuovi, e quello non è accaduto. Le sue parole non lasciano margini di interpretazione: hanno realizzato un sequel legittimo di un film il cui pubblico originale, quello che riempiva le sale all’epoca dell’uscita, nel frattempo era morto, in pensione, malato o con problemi di demenza. Non è stato un successo. Nel film non c’era nulla pensato per una nuova generazione di spettatori.

Condividi:
32 Condivisioni