Il blocco di Telegram in India ha innescato una corsa improvvisa verso le VPN e le app di messaggistica rivali, con numeri che raramente si erano visti prima nel Paese. Per una settimana, fino al 22 giugno, le autorità indiane hanno deciso di tagliare l’accesso alla piattaforma, preoccupate dalle frodi legate a un importante esame. E la reazione degli utenti è stata immediata, quasi istintiva: cercare un modo per aggirare l’ostacolo.
Secondo i dati raccolti da una società specializzata nell’analisi delle app, martedì, il giorno dell’annuncio della restrizione, è stato il giorno con più download di app VPN in India almeno da inizio 2025. I download dei principali servizi sono saliti del 49 per cento, passando da una media recente di 139.000 al giorno a 208.000. Numeri che parlano da soli.
Le VPN più scaricate e la scalata nelle classifiche
A guidare la classifica degli aumenti ci sono stati Proton VPN e Turbo VPN. Sull’App Store di Apple in India, i download di Proton VPN sono balzati del 113 per cento, mentre Turbo VPN ha segnato un più 85 per cento. Su Google Play la storia non cambia di molto: Proton VPN è cresciuta del 64 per cento, Turbo VPN del 35 per cento. NordVPN ha registrato un più 41 per cento sull’App Store, mentre ExpressVPN è salita del 31 per cento su Google Play.
Questa ondata ha spinto diversi servizi verso l’alto nelle classifiche degli store. Proton VPN, per esempio, è passata dal diciottesimo al quinto posto nella sezione Utility di Apple tra il 16 e il 18 giugno, e su Google Play è schizzata dall’ottavo al secondo posto nella categoria Strumenti.
Ma il fenomeno non si è fermato ai download. Proton ha riferito che le registrazioni giornaliere dall’India mercoledì sono aumentate del 120 per cento rispetto ai livelli normali, dopo che già martedì sera le iscrizioni orarie erano cresciute del 150 per cento. L’azienda ha definito questo balzo “estremamente significativo”, considerando quanto fosse già ampia la sua presenza nel Paese. Una situazione simile l’ha vissuta anche il provider canadese Windscribe, con iscrizioni che hanno toccato un picco di circa il 100 per cento sopra la media e i primi download dell’app iOS saliti di circa l’89 per cento.
Tra app alternative e un uso di Telegram che non cala
Molti utenti hanno iniziato a guardarsi attorno, cercando alternative a Telegram. I download di Signal in India sono cresciuti del 72 per cento sull’App Store e addirittura del 322 per cento su Google Play. Viber ha visto un più 216 per cento sull’App Store. E poi c’è il caso di iMe, app di messaggistica collegata a Telegram, che ha fatto un salto clamoroso: da una media di circa 827 download al giorno a 50.900 il 16 giugno.
Eppure, e qui sta il paradosso, la restrizione non si è tradotta subito in un calo nell’uso di Telegram. Gli utenti attivi giornalieri in India sono saliti del 17 per cento proprio nel giorno dell’annuncio, l’aumento più alto registrato nel Paese da quando, nel 2021, i servizi di Meta subirono un blackout diffuso. Anche le richieste DNS verso i domini di Telegram sono cresciute parecchio nei due giorni successivi alla misura, segno di tentativi ripetuti di raggiungere la piattaforma, anche se questo non significa necessariamente che l’accesso sia andato a buon fine.
Dietro tutto questo c’è la decisione del governo indiano di limitare temporaneamente Telegram a causa dei timori che i truffatori stessero usando la piattaforma per colpire i candidati alla ripetizione del National Eligibility cum Entrance Test, il più grande esame di ammissione del Paese per numero di partecipanti. Telegram ha provato a opporsi davanti all’Alta Corte di Delhi, sostenendo che le autorità avrebbero dovuto colpire i contenuti specifici invece di bloccare l’intera piattaforma, che secondo l’azienda conta oltre 150 milioni di utenti in India. I legali hanno ricordato di aver rimosso i canali segnalati dalle autorità.
Il governo, dal canto suo, ha difeso la misura come una risposta temporanea, legata a un evento preciso. Il Solicitor General Tushar Mehta ha detto alla corte che un divieto permanente avrebbe sollevato dubbi di proporzionalità, ma che la restrizione attuale aveva un “nesso logico” con l’obiettivo perseguito. Venerdì l’Alta Corte ha confermato la misura, ritenendo che le autorità avessero seguito la procedura prevista, vista la natura d’emergenza del provvedimento.