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T. rex a sangue caldo: temperatura corporea di 36,3 gradi

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Per decenni il Tyrannosaurus rex è stato immaginato come un gigantesco rettile a sangue freddo, dipendente dal sole come una lucertola qualsiasi. Una nuova ricerca dell’UCLA, pubblicata mercoledì su Science Advances, ribalta quell’immagine e fornisce un numero preciso: la temperatura corporea del grande predatore si aggirava intorno ai 36,3 gradi. Praticamente la nostra.

Il lavoro è stato possibile grazie alla collaborazione con il Natural History Museum of Los Angeles County, che ha messo a disposizione frammenti di tre denti appartenenti a Thomas, uno degli esemplari di T. rex più completi al mondo. Alto circa dieci metri, vecchio 66 milioni di anni, ritrovato in Montana nel 2003. I ricercatori hanno misurato le firme isotopiche presenti nello smalto dentale, un materiale che resiste al tempo meglio di qualsiasi altro tessuto.

Come spiega Robert Eagle, coautore dello studio e professore associato all’Institute of the Environment and Sustainability dell’UCLA, informazioni utili si possono ricavare da qualunque osso, ma i denti sono un caso a parte perché “lo smalto dentale ha grandi strutture cristalline estremamente durevoli”, capaci di opporsi all’alterazione chimica dopo milioni di anni sotto terra.

T. rex a sangue caldo: un metodo che distrugge i campioni, e il muro del museo

Il risultato colloca il Tyrannosaurus rex nella stessa fascia degli esseri umani, che viaggiano intorno ai 37 gradi, e in buona compagnia con elefanti indiani e africani, oltre a grandi uccelli incapaci di volare come struzzi ed emù. “Questa è la prima misura termodinamicamente e relativamente diretta della temperatura corporea”, ha spiegato Eagle.

C’è un dettaglio che rende la vicenda più interessante del semplice dato numerico. La tecnica era stata sviluppata dall’UCLA anni prima e già usata per stabilire che anche il megalodonte fosse un predatore a sangue caldo. Il problema è che il procedimento distrugge i campioni analizzati, e nessun museo consegna volentieri denti di T. rex destinati a essere polverizzati. Per questo il Natural History Museum ha detto no fino a quando il metodo non è diventato abbastanza efficiente da consumare porzioni minime.

“Nessuno ti mette in mano un dente di T. rex se non puoi dimostrare che te ne servono pochi milligrammi”, ha raccontato Aradhna Tripati, climatologa, coautrice dello studio e direttrice del Center for Diverse Leadership in Science. “Lo strumento e il metodo messi a punto dal mio laboratorio sono ciò che ha reso possibile la scienza. È stato più di un decennio di lavoro, con scienziati senior come Rob e personale tecnico come il primo autore di questo studio.”

Cosa cambia davvero per la storia del grande predatore

Sembra un dettaglio da nulla, un numero su un termometro immaginario, e invece pesa. Uno studio del 2022 aveva già suggerito che i dinosauri carnivori avessero un metabolismo di tipo aviario, quindi a sangue caldo, mentre altri, come lo Stegosaurus erbivoro, potevano essere a sangue freddo. “Si ritiene che molti dinosauri, ma non necessariamente tutti, fossero a sangue caldo”, ha precisato Eagle, ricordando che anche tra gli organismi endotermici esistono gradi diversi, dai bradipi e formichieri con endotermia bassa ai mammiferi di grossa taglia, fino agli uccelli con tassi metabolici ancora più alti.

Fino a oggi, però, si potevano solo fare stime. “Per un animale così famoso, è notevole quanto poco sapessimo davvero”, ha osservato Tripati. “Avevamo vincoli sul metabolismo del T. rex, ricavati soprattutto da ossa e biomeccanica, alcuni dei quali controversi. Non avevamo una determinazione diretta della temperatura corporea.”

Con quel dato in mano, molte cose tornano. I fossili di Tyrannosaurus rex sono stati trovati fino in Alberta e Saskatchewan e giù fino al Texas, una distribuzione geografica che nessun rettile vivente oggi può permettersi, dovendo restare vicino ai climi caldi. “La fisiologia termica guida comportamento, distribuzione, bilancio energetico e il modo in cui una specie risponde a un clima che cambia”, ha aggiunto Tripati. “Un T. rex a sangue caldo avrebbe potuto andare quasi ovunque nel continente, compreso l’Artico. È un animale molto diverso da un rettile che si scalda al sole.”

Eagle ha aggiunto un ultimo elemento: un metabolismo di quel tipo richiede energia, quindi il predatore doveva probabilmente cacciare più spesso di quanto si pensasse. Ed è possibile che si spostasse in cerca di cibo, arrivando così anche nelle zone più fredde.

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