La tecnologia SMR di Rolls-Royce è stata scelta dalla Svezia per dare forma al progetto Videberg, che sorgerà sulla penisola di Värö, proprio accanto alla centrale già esistente di Ringhals. Una scommessa energetica che riguarda non soltanto il paese scandinavo, ma anche tutta l’Europa, sempre più curiosa nei confronti dei cosiddetti small modular reactors, i piccoli reattori modulari che promettono di cambiare il modo di fare nucleare.
Nel concreto, l’accordo porterà alla costruzione di tre reattori capaci di immettere nella rete elettrica nazionale circa 1,5 gigawatt di potenza. E non si tratta di un orizzonte lontanissimo, perché l’avvio del primo impianto è atteso intorno alla metà degli anni Trenta. Tempi tutto sommato ragionevoli per un’opera di questa portata.
Una valutazione durata tre anni
La decisione non è arrivata dall’oggi al domani. Dietro c’è un percorso di analisi lungo tre anni, durante il quale sono state passate al setaccio ben 75 possibili soluzioni tecnologiche. Da quella rosa enorme si è poi arrivati a un confronto a due. Da una parte il reattore ad acqua pressurizzata di Rolls-Royce SMR, dall’altra il BWRX-300 firmato GE Vernova Hitachi.
A spuntarla è stata la proposta britannica, ritenuta la più solida per portare a casa il risultato. Uno dei motivi che ha pesato di più sulla bilancia è la familiarità della tecnologia. Il reattore di Rolls-Royce, infatti, sfrutta lo stesso tipo di soluzione già impiegata a Ringhals, un dettaglio che dovrebbe rendere più semplice l’integrazione con quello che già c’è e abbassare alcuni dei rischi operativi.
C’è poi un altro aspetto pratico. Il progetto può appoggiarsi su una rete molto ampia di fornitori e partner industriali, parecchi dei quali si trovano nelle vicinanze del sito scelto. Ogni reattore disegnato da Rolls-Royce SMR riesce a generare circa 470 megawatt di energia elettrica ed è pensato per restare in funzione almeno 60 anni. La vera particolarità sta nell’approccio quasi da catena di montaggio. Molti componenti vengono costruiti in fabbrica e poi trasportati sul posto, dove avviene l’assemblaggio finale.
Cosa cambia per il nucleare svedese
Il punto di forza delle centrali SMR è chiaro. Si tagliano tempi e costi, ma soprattutto si riducono i rischi che da sempre accompagnano le centrali nucleari di tipo tradizionale. Un modo diverso di concepire l’atomo, più flessibile e in teoria più sicuro.