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Chi aspettava un assegno in tempi rapidi dal risarcimento Siri dovrà mettersi il cuore in pace, perché Apple non inizierà a pagare i clienti statunitensi prima del prossimo anno. L’accordo che chiude la class action americana legata al lancio ritardato di Siri AI ha superato il primo scoglio, ma manca ancora il passaggio decisivo davanti al giudice, fissato per una data ben lontana da oggi.
Il quadro è questo. A maggio Apple ha accettato di versare 250 milioni di dollari, circa 220 milioni di euro, per chiudere la causa collettiva negli Stati Uniti. Gli utenti iPhone che rientrano nei requisiti potrebbero incassare fino a EUR 82 a testa, quindi circa 85 euro. Il mese scorso è arrivata l’approvazione preliminare dell’accordo, un passaggio tecnico che di fatto dà il via libera al percorso, senza però chiuderlo.
L’udienza decisiva è fissata per il 2027
La settimana scorsa il giudice che segue il caso ha calendarizzato l’udienza per l’approvazione definitiva al 24 febbraio 2027. E anche dopo quella data i soldi non partiranno subito, perché serviranno diversi mesi ulteriori prima che i pagamenti vengano effettivamente avviati. Tradotto in pratica, tra la firma dell’accordo e l’arrivo del denaro sui conti passerà parecchio tempo, come spesso accade con le class action di questa portata.
Nel frattempo, non c’è nulla da fare per chi pensa di avere diritto al rimborso. Il sito dedicato all’accordo, quello che ospiterà il modulo per presentare la richiesta, non è ancora attivo. Nessuna registrazione anticipata, nessun form da compilare, nessuna scadenza imminente da rispettare. Chi ricevesse comunicazioni che promettono scorciatoie farebbe bene a diffidarne, visto che al momento il canale ufficiale semplicemente non esiste ancora.
Cosa contesta la causa ad Apple
Il nodo della vicenda riguarda il lancio ritardato di Siri AI, cioè la versione rinnovata dell’assistente vocale che Apple aveva presentato e poi rinviato. Da lì è nata la causa collettiva negli Stati Uniti, chiusa con un patteggiamento economico che evita all’azienda un processo vero e proprio. Un’operazione da 250 milioni di dollari che, per le dimensioni di Apple, pesa relativamente poco sul bilancio, ma che ha comunque un valore simbolico non trascurabile sul fronte della reputazione.
La cifra massima per singolo utente, i EUR 82 indicati, resta un tetto teorico. L’importo effettivo dipenderà da quanti utenti presenteranno domanda una volta aperta la procedura, perché il fondo complessivo va diviso tra tutti gli aventi diritto. È il meccanismo classico di questo tipo di accordi negli Stati Uniti, dove la partecipazione elevata riduce la quota individuale.
Tempi lunghi e nessuna scadenza da temere
Il calendario giudiziario americano è noto per la sua lentezza e questa vicenda non fa eccezione. Tra approvazione preliminare, udienza finale e successiva fase operativa, il percorso si allunga su un arco temporale di oltre un anno. La data del 24 febbraio 2027 segna il momento in cui il giudice deciderà se dare il via libera definitivo all’intesa raggiunta tra le parti.
Fino ad allora, la posizione degli utenti iPhone coinvolti resta di semplice attesa. Nessuna azione richiesta, nessun modulo online disponibile, nessun pagamento in arrivo nelle prossime settimane. Il modulo per le richieste comparirà solo quando il sito ufficiale dell’accordo verrà messo online, e quel momento non è ancora arrivato.










