Suzuki si prepara a portare in Europa la sua prima kei-car elettrica, una vettura ultra-compatta pensata per la città che punta dritta a rivali già affermate come Dacia Spring e Renault Twingo. Il progetto nasce dalla concept Vision e-Sky, presentata lo scorso ottobre al Japan Mobility Show 2025, e ora si avvia verso la produzione di serie. Un passo che dice molto su dove sta andando la mobilità urbana del Vecchio Continente, sempre più orientata verso auto piccole, elettriche e alla portata di tutti.
Le cosiddette E-Car, cioè vetture a zero emissioni compatte ed economiche, stanno guadagnando terreno. Persino Stellantis ha mostrato interesse per questa formula. E il modello che tutti guardano con curiosità è proprio quello delle kei-car giapponesi, che in patria macinano numeri da record da decenni.
Come si presenta la piccola Suzuki elettrica
Il prototipo rispetta alla lettera le proporzioni del segmento. Parliamo di 3,40 metri di lunghezza e 1,63 metri di altezza, con linee squadrate e un cofano bello corto. Lo stile gioca su alcuni elementi ben riconoscibili, come i fari con firma luminosa a forma di C, la griglia anteriore con motivo a pixel che incornicia il logo Suzuki e un retrotreno che riprende la forma dei gruppi ottici, completato da un piccolo spoiler a tetto.
Dentro, la parola d’ordine è semplicità. L’abitacolo offre un doppio schermo digitale per strumentazione e infotainment, un volante a tre razze, il selettore del cambio in posizione ribassata e comandi fisici dedicati alla climatizzazione. La scheda tecnica completa non è ancora stata svelata, ma la casa ha già confermato un’autonomia massima dichiarata di circa 270 km e il supporto alla ricarica sia in corrente alternata che in corrente continua.
La sfida nel segmento A
Il passaggio alla produzione di serie è stato confermato da David Kateley, responsabile di Suzuki UK, che ad Autocar ha spiegato il peso dell’operazione. “Il BEV del segmento A è di vitale importanza. Entreremo in un segmento diverso per noi e sono molto entusiasta delle sue prospettive”, ha detto. L’infrastruttura commerciale è quindi già pronta al lancio.
Il nome definitivo resta un mistero, ma l’arrivo nelle concessionarie europee è previsto per il prossimo anno. A quel punto la micro-elettrica giapponese se la dovrà vedere con concorrenti dirette, alcune già consolidate e altre in arrivo, tra cui la Leapmotor T03, la Renault Twingo e la Dacia Spring. Un terreno affollato, insomma, dove il prezzo e la praticità faranno la differenza.
L’eredità delle microcar giapponesi
Le kei-car nascono nel dopoguerra con un obiettivo preciso, rimettere in moto il Giappone. E da allora sono diventate una certezza del mercato locale. Per rientrare nella categoria servono regole ben definite. Massimo 3,40 metri di lunghezza, 1,48 di larghezza, 2 metri di altezza e motori a benzina fino a 660 cc con non più di 64 CV.
In cambio di questi limiti, chi le acquista ottiene vantaggi concreti. Parliamo di benefici fiscali, polizze assicurative ridotte e pratiche di immatricolazione molto più veloci. Non male, considerando le dimensioni ridotte.
E poi c’è la sorpresa dello spazio. Pur essendo piccolissime, le kei-car di oggi sfruttano ogni centimetro con porte scorrevoli, sedili modulari, sistemi di assistenza alla guida di buon livello e, sempre più spesso, motori 100% elettrici. Un formato su cui costruttori come Suzuki, Daihatsu, Honda e Nissan continuano a scommettere con convinzione.