Un robotaxi firmato Stellantis potrebbe presto avere la forma di un minivan, e dietro questa idea ci sono tre nomi pesanti che hanno appena deciso di lavorare insieme. Stellantis, Wayve e Uber hanno annunciato una partnership che punta a portare veicoli a guida autonoma di livello 4 nelle città di tutto il mondo, mettendo sul tavolo tre cose diverse ma complementari. Da una parte la produzione delle auto, dall’altra il software di guida basato sull’intelligenza artificiale, e infine una rete di chiamata già usata da milioni di persone.
La mossa arriva a meno di un mese da un altro annuncio importante, quello con cui Stellantis e Wayve avevano svelato l’intenzione di portare un sistema di guida hands free di livello 2++ su auto che si potranno davvero comprare nel 2028. Quella tecnologia promette una guida automatizzata supervisionata porta a porta, sia in autostrada sia in città. Vista così, il nuovo accordo sembra il gradino successivo, un passo avanti naturale lungo la scala dell’autonomia.
Dalla guida assistita ai veicoli senza conducente
Questa volta il focus è sul funzionamento completamente senza conducente. Stellantis fornirà veicoli pensati apposta per il servizio autonomo, Wayve metterà a disposizione il software AI Driver, mentre Uber, che di recente ha chiuso un accordo separato sui robotaxi con la startup di consegne Nuro, collegherà quei veicoli ai passeggeri attraverso la sua piattaforma di mobilità globale.
Gli annunci sui robotaxi ormai non scarseggiano, è vero. Però questo pesa di più perché le aziende coinvolte ci stavano già lavorando da tempo. Stellantis e Wayve collaborano sui sistemi di assistenza alla guida di nuova generazione per le auto di tutti i giorni, e nel frattempo Wayve e Uber stanno preparando servizi di trasporto autonomo a Londra, Tokyo e in altre dieci città a partire da quest’anno. Parliamo inoltre di tre attori grossi nei rispettivi campi, non di nomi sconosciuti fuori dal mondo delle startup.
Piattaforme nate per essere autonome
Sul fronte dei veicoli, Stellantis dice che le sue piattaforme L4 Ready vengono progettate con i sensori, i sistemi di ridondanza e la robustezza che servono a flotte senza conducente destinate a macinare chilometri ogni giorno. L’idea non è adattare auto già esistenti dopo averle costruite, ma partire da zero con mezzi pronti per il ruolo di robotaxi fin dall’inizio. L’unica immagine diffusa mostra un veicolo a una sola scocca, dalla forma di minivan, con cerchi in stile Peugeot. Nessun indizio, però, su quale marchio porteranno le auto finite.
Il contributo di Wayve è la sua tecnologia di guida autonoma senza mappe, pensata per imparare e adattarsi ad ambienti diversi. Una caratteristica che dovrebbe rendere l’espansione verso nuove città rapida ed economica. Uber, dal canto suo, offre qualcosa che molte startup del settore impiegheranno anni a costruire, cioè una base di clienti enorme e globale che apre la sua app ogni giorno. Se i robotaxi devono diventare un fenomeno di massa, agganciarli a una piattaforma già familiare può togliere di mezzo una delle barriere più grosse all’adozione. Le aziende fanno sapere che ora lavoreranno sull’integrazione dei veicoli, sui test, sulla validazione e infine sulla messa su strada in Europa, Nord America e altre regioni. L’intesa al momento è un memorandum d’intesa non vincolante, quindi di strada da fare ce n’è ancora parecchia.