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Stellantis ha firmato un accordo preliminare per cedere lo stabilimento di Brampton, in Ontario, e la notizia ha fatto saltare il tavolo delle trattative con il sindacato Unifor. L’acquirente è Roshel, azienda che vorrebbe trasformare l’impianto in un polo della difesa capace di dare lavoro a oltre 2.000 persone. Sulla carta sembra un’operazione di salvataggio, nei fatti il sindacato la considera un colpo durissimo al settore industriale canadese e ha già messo in chiaro che senza una soluzione per i lavoratori non ci sarà nessuna intesa contrattuale.
Le trattative tra azienda e sindacato sono arrivate a quello che Unifor definisce un vero e proprio stallo. L’accordo preliminare era atteso entro l’11 settembre, ma la scadenza è passata senza nulla di fatto e i negoziati sono stati sospesi per permettere al Master Bargaining Committee di valutare le mosse successive. Il nodo, neanche a dirlo, è proprio Brampton.
Dal Jeep Compass alla difesa, la parabola di Brampton
Lo stabilimento avrebbe dovuto ospitare la produzione del nuovo Jeep Compass, quello ridisegnato. Poi Stellantis ha cambiato idea e ha spostato la produzione negli Stati Uniti, nel pieno della guerra commerciale con il Canada. Per un po’ l’azienda aveva lasciato intendere che qualcosa sarebbe comunque arrivato a Brampton, salvo cambiare tono ad agosto: secondo il sindacato, il gruppo avrebbe comunicato di star valutando seriamente la chiusura e la vendita dell’impianto a terzi.
Unifor si è opposta con decisione, ma l’azienda è andata avanti lo stesso firmando un Memorandum d’Intesa con Roshel. Il sindacato parla apertamente di una minaccia a salari, pensioni e benefit dei propri iscritti, e di un colpo devastante per l’industria canadese. La posizione è netta: non esiste un sostituto economico all’assemblaggio automobilistico in Canada, perché dietro a una fabbrica del genere ci sono la filiera dei fornitori, l’attività economica di tutta la regione e posti di lavoro sindacalizzati di qualità.
Verso uno sciopero il 20 settembre
Il messaggio che arriva dal sindacato è diretto: nessun accordo preliminare verrà chiuso senza una soluzione adeguata per i lavoratori della Local 1285 di Brampton. Una frase che apre concretamente allo scenario di uno sciopero, visto che il contratto attuale scade il 20 settembre 2026 alle 23:59. Da lì in poi le carte in tavola cambiano parecchio.
Stellantis, dal canto suo, difende l’operazione sostenendo che Roshel rappresenta una strada solida per ripristinare attività sostenibili a Brampton, preservare il ruolo strategico del sito nel settore manifatturiero avanzato canadese ed evitare un lungo periodo di inattività. Roshel punta a creare oltre 2.000 posti di lavoro e ai lavoratori Unifor lasciati a casa verrebbe riconosciuta la priorità nelle assunzioni per quello che è stato battezzato Canadian Center of Excellence for Defense Manufacturing, il centro di eccellenza canadese per la produzione nel settore difesa.
Non solo Brampton, i dubbi su Windsor ed Etobicoke
La partita, però, è più larga di un singolo impianto. Unifor lamenta che l’azienda non ha confermato i piani previsti né per lo stabilimento di Windsor né per la fonderia di Etobicoke. Il primo è quello da cui escono Chrysler Pacifica e Dodge Charger, il secondo produce pressofusi in alluminio destinati a una serie di modelli del gruppo. Due tasselli tutt’altro che marginali, che finiscono inevitabilmente dentro la stessa discussione. Quello che si sta consumando in Ontario è insomma un braccio di ferro su più fronti, con una scadenza contrattuale ormai vicinissima e un accordo con Roshel che il sindacato non ha nessuna intenzione di accettare così com’è. Le posizioni, al momento, restano distanti su tutta la linea.








