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Final Fantasy 7 Revelation chiude la trilogia l’8 aprile 2027

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Con l’uscita fissata all’8 aprile 2027, Final Fantasy 7 Revelation chiuderà davvero il cerchio aperto anni fa dal progetto di rifacimento del gioco del 1997, e a dirlo è direttamente Yoshinori Kitase, direttore aziendale di Square Enix. Parole chiare, quelle del veterano giapponese, anche se accompagnate da un margine di manovra piuttosto ampio quando il discorso scivola sui possibili spin off.

Il conto, del resto, è già bello pesante. Se il capitolo finale manterrà le proporzioni dei due precedenti, l’intera trilogia remake arriverà a totalizzare almeno 150 ore di gioco, ovvero un’enormità di tempo passato a vedere Cloud tormentato in ogni modo possibile. Abbastanza per considerare la storia chiusa, verrebbe da pensare. Eppure Kitase non sembra del tutto convinto di voltare pagina.

Kitase e quella frase già sentita trent’anni fa

C’è un precedente che pesa, e lo tira fuori lo stesso Kitase. Quando nel 1997 il team completò il Final Fantasy VII originale, la sensazione dentro lo studio era quella del lavoro finito, del capitolo archiviato, del si passa ad altro. Testuali parole del direttore: pensavamo davvero di aver chiuso, di poter andare avanti. Poi è successo quello che nessuno aveva messo in conto.

I personaggi hanno sfondato. Sono diventati popolari in un modo che il team non aveva previsto e, soprattutto, sono rimasti. La reazione del pubblico ha finito per generare una filiera intera di prodotti collaterali, da Advent Children fino a Crisis Core, uscito nel 2007 e poi tornato in versione rimasterizzata nel 2022 con il nome di Final Fantasy 7 Crisis Core Reunion. Una macchina che si è alimentata da sola per anni, spinta dall’entusiasmo di chi non aveva alcuna intenzione di lasciare andare quei volti. Ecco perché, quando oggi Kitase dice che si può affermare con sicurezza che siamo alla fine della serie, la frase arriva con un asterisco grande quanto una casa. Square Enix è serena all’idea di chiudere la trilogia, ma il concetto complessivo di Final Fantasy 7 continua a somigliare a un pozzo da cui si può ancora attingere.

La porta lasciata aperta e il lavoro su Revelation

Il passaggio più rivelatore dell’intervista è proprio quello in cui il direttore ammette di non sapere cosa succederà. Chi può dire quale sarà la reazione dei fan, come le persone arriveranno a godersi questa serie e questo finale, si chiede Kitase. Tradotto: la porta resta aperta, e se il pubblico dovesse reagire con l’intensità di trent’anni fa, la storia potrebbe ripetersi identica.

Sul presente, comunque, il tono è molto più netto. Kitase ha spiegato che per quanto riguarda la serie remake il team ha voluto davvero avere la sensazione di aver fatto tutto il possibile, di aver messo in questo capitolo ogni sforzo utile a garantire la migliore qualità raggiungibile. Non un modo di dire buttato lì, ma la descrizione di un approccio che Naoki Hamaguchi e il resto del gruppo hanno portato avanti cercando di intrecciare nostalgia e novità senza che l’una soffocasse l’altra.

Il metodo, in fondo, è sempre lo stesso da tre decenni. Spremere ogni singola idea buona da Final Fantasy 7 finché non resta più nulla, e poi verificare se per caso qualcosa è rimasto sul fondo. Detto in modo cinico suona male, ma è esattamente la ragione per cui questo universo narrativo è ancora vivo mentre altri della stessa epoca sono spariti. Nel frattempo, tra le curiosità emerse attorno a Revelation, c’è la conferma che dietro il salto dalla Highwind, diventato bersaglio di una quantità industriale di meme, ci sia in parte l’ispirazione arrivata da Fortnite.

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