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Starship in orbita stabile per la prima volta: decisivo il Raptor

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Con il volo 14, andato in scena oggi 28 settembre, Starship ha raggiunto per la prima volta un’orbita stabile attorno alla Terra. È un passaggio che SpaceX inseguiva da tempo e che segna un cambio di fase per il programma. Dopo una lunga serie di test, il gigantesco veicolo non si limita più a sfiorare lo spazio per poi ridiscendere, ma completa il suo inserimento orbitale e si avvicina all’operatività vera e propria.

La strada per arrivare fin qui è stata lunga e tutt’altro che lineare. Elon Musk e la sua azienda hanno collezionato parecchi piccoli fallimenti lungo il percorso. Ognuno però ha finito per rappresentare anche una conquista, perché ogni prova andata storta ha lasciato dati, correzioni e lezioni da applicare al tentativo successivo. Piaccia o no, questa perseveranza ha portato a risultati per nulla banali.

Il limite delle traiettorie suborbitali

Per capire il peso di quanto accaduto conviene fare un passo indietro. Starship aveva già dimostrato di saper volare e di riuscire a riatterrare, un traguardo complesso di per sé. Mancava però un tassello, e curiosamente non si trattava della Luna o di Marte. La frontiera più difficile da superare era molto più vicina a casa, cioè entrare stabilmente in orbita attorno al nostro pianeta.

I voli di prova precedenti erano sì arrivati nello spazio, ma seguivano traiettorie suborbitali. In pratica il veicolo saliva oltre l’atmosfera e poi tornava giù, senza mai completare un giro intero della Terra. Lo stadio superiore, chiamato semplicemente Ship, era quindi destinato a ridiscendere dopo una sorta di ampio arco nello spazio. Una differenza che sulla carta può sembrare sottile ma che nei fatti separa un test da una missione capace di operare davvero in orbita.

Non basta infatti salire in alto. Per restare in orbita serve raggiungere una velocità e un assetto tali da continuare a girare attorno al pianeta invece di ricadere. Ed è proprio questo il punto su cui SpaceX si è concentrata con l’ultimo lancio.

La riaccensione del Raptor e l’inserimento orbitale

Il volo 14 è partito dalla base texana di Starbase, il quartier generale dove il programma prende forma e dove si sono svolte le prove precedenti. Il momento chiave è arrivato circa 25 minuti dopo il decollo. A quel punto il veicolo ha effettuato una breve riaccensione di un motore Raptor, la manovra che ha permesso di completare l’inserimento orbitale.

Si tratta di un dettaglio tecnico solo in apparenza. Riaccendere un motore in volo, nello spazio e al momento giusto, è l’operazione che trasforma una traiettoria destinata a chiudersi con il rientro in un percorso capace di proseguire attorno alla Terra. Con quella spinta calibrata Ship ha smesso di seguire l’arco suborbitale dei test passati ed è entrata in orbita.

Per Elon Musk e per SpaceX è la conferma che il veicolo non è più soltanto un prototipo da collaudare a ogni lancio ma un sistema che comincia a comportarsi come un mezzo operativo. Dopo aver dimostrato di saper volare e di poter tornare a terra, Starship ha superato quella che veniva considerata la frontiera più ostica del suo percorso, completando l’inserimento orbitale grazie alla riaccensione del Raptor avvenuta una ventina di minuti abbondanti dopo la partenza da Starbase.

Fonte: TecnoAndroid

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