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Starfield diviso i fan: le critiche interne a Bethesda

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Starfield doveva essere il coronamento di un sogno, quello che Todd Howard aveva coltivato per anni, eppure a distanza di tempo il gioco continua a spaccare in due la community. Voti buoni al lancio, un supporto post uscita che non si è mai davvero fermato, e nonostante questo tanti giocatori hanno storto il naso. La sensazione che aleggia tra i fan storici di Bethesda è sempre la stessa: qualcosa non ha funzionato come doveva.

Il capo dello studio in persona aveva presentato Starfield come il progetto che lui e il team avevano sempre desiderato portare a termine. Un RPG ambientato nello spazio, con la libertà e la profondità che uno si aspetta da chi ha firma titoli come Skyrim e la serie Fallout. Le premesse c’erano tutte, insomma. Poi però il risultato ha lasciato una parte del pubblico con l’amaro in bocca, e le ragioni vanno cercate proprio nel modo in cui il gioco è stato costruito.

Dove il gioco ha perso per strada i suoi fan

Il nodo centrale, quello che salta all’occhio più di ogni altra cosa, è la ripetitività dei contenuti. Chi conosce a memoria le mappe di Bethesda, chi ha passato ore a esplorare ogni angolo dei mondi precedenti, si aspettava lo stesso tipo di scoperta continua. Su Starfield invece l’esperienza rischia di somigliare troppo a se stessa dopo qualche ora, e questo per un tipo di giocatore abituato a certi standard è un problema serio.

Il paragone con i precedenti titoli Bethesda è quasi inevitabile e forse anche un po’ ingeneroso, ma è quello che la community fa naturalmente. Le avventure firmate dallo studio hanno sempre avuto un modo di sorprendere, di lasciare che fosse il giocatore a decidere dove andare e cosa fare, con la certezza che dietro ogni collina ci fosse qualcosa di interessante. Con questo RPG spaziale quella magia si è un po’ diluita, complice anche la struttura basata su tanti pianeti da esplorare che finiscono per assomigliarsi troppo tra loro.

Le parole di Todd Howard sul sogno realizzato suonano quindi un po’ agrodolci alla luce di tutto questo. Da un lato c’è l’ambizione di un progetto enorme, curato e supportato a lungo. Dall’altro c’è la fetta di pubblico che si aspettava qualcosa di diverso, più vicino allo spirito dei giochi che avevano reso celebre lo studio. La divisione tra chi ha apprezzato e chi si è sentito deluso resta netta, e non accenna a ricomporsi.

Il caso di Starfield diventa così un esempio interessante di come anche un titolo tecnicamente valido, ben votato e seguito nel tempo, possa non centrare del tutto le aspettative di una community affezionata a un certo modo di giocare. Il confronto con il passato pesa, e in questo caso ha pesato parecchio.

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