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La modalità Shuffle di Spotify è finita di nuovo sotto osservazione, e stavolta non per una semplice sensazione a pelle degli ascoltatori ma per un piccolo lavoro di analisi fatto da un utente che ha deciso di andare a fondo nei propri dati. Il sospetto circola da anni, praticamente da quando esistono le playlist chilometriche: la riproduzione casuale sembra pescare sempre dallo stesso mazzo ristretto di canzoni, anche quando la libreria conta migliaia di titoli. E adesso qualche numero concreto c’è.
Su Reddit, l’utente noto come Driftking88 ha spulciato la propria cronologia di ascolto e ha raccontato di aver individuato una sequenza di 72 canzoni riprodotte esattamente nello stesso ordine a due giorni consecutivi di distanza. Non un paio di brani ripetuti, proprio la stessa fila. Il dettaglio che rende la cosa più strana è il contesto: la playlist in questione contava circa 2000 tracce e la funzione “Meno ripetizioni” era già attiva.
Cosa dicono davvero i dati sulla riproduzione casuale
Per arrivare a quella conclusione, l’utente non si è fidato della memoria. Ha incrociato gli orari di riproduzione, gli identificativi delle singole tracce e le playlist di provenienza, mettendo in fila tutto quello che l’app registra. Oltre al blocco dei 72 brani, sono saltati fuori anche gruppi più piccoli di ripetizioni: in un caso, 27 delle 30 canzoni successive coincidevano con quelle già ascoltate in precedenza.
Un singolo esperimento, va detto, non basta a dimostrare che l’algoritmo di Spotify abbia un difetto strutturale. Non è nemmeno chiaro cosa abbia innescato la ripetizione. L’ipotesi che convince di più al momento riguarda la gestione della coda: la piattaforma potrebbe memorizzare o mettere in cache le sequenze di riproduzione in modo più aggressivo di quanto si immagini, oppure riutilizzare lo stesso “input” di partenza per generare l’ordine casuale, ottenendo così un risultato identico a distanza di ore o giorni.
Perché il caso incuriosisce più del solito
Le segnalazioni sul tema non sono una novità. Da tempo moltissimi ascoltatori sono convinti che lo Shuffle privilegi sempre gli stessi pezzi, anche dentro raccolte con migliaia di canzoni. Proprio per questo la piattaforma aveva introdotto la modalità “Meno ripetizioni” come alternativa a quella classica, con l’obiettivo dichiarato di rendere l’ascolto più vario e limitare il ritorno ciclico dei soliti titoli.
Qui però entra in gioco un aspetto che spesso viene dimenticato quando si parla di casualità. In una sequenza davvero casuale è matematicamente possibile che una canzone, o addirittura una serie di canzoni, si ripresenti a poca distanza. Il caso non ha memoria e non distribuisce nulla in modo equilibrato, semplicemente estrae. Quello che sposta l’ago della bilancia, in questa vicenda, è la lunghezza del blocco: 72 brani nello stesso identico ordine sono un evento che difficilmente si spiega con la sola statistica.
Per ora Spotify non ha fornito una spiegazione su questo episodio specifico. Se altri utenti dovessero replicare l’analisi ottenendo risultati simili, diventerebbe complicato liquidare tutto come una questione di percezione soggettiva. A quel punto la piattaforma si troverebbe davanti alla necessità di rivedere il modo in cui genera e conserva le proprie code casuali, cioè il meccanismo che decide quali brani finiscono in fila e in quale ordine.
Nel frattempo il metodo usato da Driftking88 resta alla portata di chiunque abbia voglia di controllare: la cronologia di ascolto è accessibile e permette di verificare se le stesse sequenze tornano a distanza di giorni. Basta confrontare gli orari e gli identificativi dei brani, senza bisogno di strumenti particolari.








