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Google Expert Intelligence porta i libri comprati dentro Gemini

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Con Expert Intelligence Google prova a mettere ordine in una cosa che finora era rimasta a metà, ovvero la possibilità di far dialogare l’intelligenza artificiale con i libri che sono già stati acquistati. La novità riguarda Gemini Notebook e Google Play Books, ed è stata presentata come un’iniziativa che attraversa più prodotti dell’azienda, pensata per permettere alle persone di lavorare sulle proprie fonti di fiducia dentro gli strumenti di AI. Tradotto in pratica, alcuni ebook comprati su Play Books possono essere aggiunti a un notebook e usati come materiale di riferimento, con risposte ancorate al contenuto reale del volume e non a una generica ricostruzione statistica.

Il funzionamento è abbastanza lineare. Una volta inserito il libro tra le fonti, si possono fare domande su quel testo e ottenere risposte che poggiano direttamente sulle sue pagine. Da lì partono anche tutte le altre funzioni già note di Gemini Notebook, quindi infografiche, panoramiche audio, quiz e il resto degli strumenti disponibili nella piattaforma.

Google Expert Intelligence: come cambia il lavoro con i propri documenti

La parte più interessante di Expert Intelligence arriva quando il libro viene combinato con materiale personale. Google ha portato tre esempi concreti. Un manager può chiedere aiuto per costruire strategie su come dare feedback ai collaboratori e gestire conversazioni difficili, appoggiandosi a Radical Candor di Kim Scott. Una persona può caricare in modo sicuro le proprie annotazioni di diario dentro un notebook che contiene anche The New Menopause, così da capire come le competenze della dottoressa Mary Claire Haver si applichino alla propria situazione, con citazioni dirette ai passaggi rilevanti del libro. Un genitore può fotografare quello che ha in frigorifero e chiedere un piano alimentare settimanale per la famiglia basato su Food Rules di Michael Pollan.

È un modo di usare l’AI che sposta il baricentro. Non si chiede più a un modello generico di dire qualcosa su un argomento, si chiede a un testo specifico, scritto da qualcuno che quel mestiere lo conosce, di applicarsi a un contesto personale. Le citazioni dirette servono proprio a questo, a rendere verificabile ogni passaggio.

Quali libri sono compatibili e come funziona la verifica

Al momento Expert Intelligence è compatibile con oltre 100.000 libri provenienti da Bloomsbury, De Gruyter Brill, Johns Hopkins University Press, Macmillan Publishers, O’Reilly Media e Penguin Random House. Un catalogo di partenza già ampio, costruito insieme ad autori ed editori, che hanno chiesto e ottenuto controlli precisi sull’accesso ai contenuti.

La regola è semplice. Per interagire con un volume bisogna possederlo tramite Google Play Books. Nessuna scorciatoia, nessun accesso indiretto. E se un notebook viene condiviso con altre persone, chi collabora riceve l’invito ad acquistare la propria copia per poter lavorare sul contenuto. In caso contrario il libro semplicemente non risulta disponibile all’interno del loro notebook. Google sostiene che nel tempo questo meccanismo possa favorire la scoperta di nuovi contenuti e aiutare gli autori a raggiungere lettori più coinvolti.

Per capire se un titolo rientra nel programma basta aprire la scheda del libro su Play Books. Cliccando sul badge “Tools” nella pagina dei dettagli, i volumi idonei mostrano l’indicazione di Gemini Notebook tra le opzioni disponibili.

Cosa arriverà nei prossimi mesi

L’espansione è già stata annunciata. Expert Intelligence non resterà confinato a Gemini Notebook ma diventerà utilizzabile anche nell’app Gemini e in AI Mode, la modalità di ricerca conversazionale integrata nei prodotti Google. Parallelamente il tipo di fonti collegabili andrà oltre i libri.

L’azienda ha parlato apertamente di abbonamenti di terze parti, report di ricerca aziendale e libri di testo. Materiale, insomma, che oggi vive fuori dall’ecosistema e che con questa infrastruttura potrebbe entrare nel flusso di lavoro quotidiano di chi studia, scrive o prende decisioni. Il principio di base resta lo stesso, cioè il possesso verificato della fonte come condizione per poterci lavorare sopra.

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