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iPhone 17 Pro Max e la ricarica: 80 minuti contro i 23 di Xiaomi

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La ricarica rapida resta uno dei terreni dove il divario tra iPhone e smartphone cinesi si vede a occhio nudo, e non parliamo di dettagli da laboratorio: parliamo di ore contro minuti. Chi ha provato a mettere in carica un midrange arrivato dalla Cina e poi ha fatto la stessa cosa con un top di gamma californiano se ne è accorto subito. Il motivo non è tecnologico soltanto, ha a che fare con mercati, abitudini e concorrenza.

Sulla carta iPhone 17 Pro Max supporta la ricarica cablata a 45W. Nei test reali il picco a 45W arriva solo a sprazzi, per la maggior parte del tempo la potenza si assesta sui 40W e per riempire la batteria servono circa 80 minuti. Non male, se si guarda la storia recente della mela, ma il confronto è impietoso appena si allarga lo sguardo.

iPhone 17 Pro Max contro Xiaomi 14T Pro, numeri che non lasciano scampo

Prendiamo Xiaomi 14T Pro, un modello ormai non più nuovissimo, con batteria agli ioni di litio tradizionale da 5.000 mAh, quindi praticamente identica ai 5.088 mAh di iPhone 17 Pro Max. Non è un vero entry level, va detto, è più un medio gamma alto, però costa la metà di un iPhone. Supporta la ricarica cablata a 120W e passa da 0 a 100% in 23 minuti. Quattro volte più veloce. Oggi è il primo in classifica nei test di velocità di ricarica.

Con i modelli più recenti la faccenda peggiora ulteriormente, perché montano batterie al silicio carbonio di capacità ben maggiore e riescono comunque a ricaricarsi più in fretta di quanto facciano iPhone e Galaxy di fascia alta. Per anni gli iPhone sono rimasti fermi tra i 20W e i 27W, potenze che chiamare “rapide” è quasi un atto di generosità. Non a caso, quando Apple ha annunciato i 45W della serie iPhone 17 Pro, la notizia è stata accolta come un evento.

Perché il mercato americano non spinge sulla velocità

La spiegazione parte dalla struttura del mercato. Negli Stati Uniti Apple domina con il 60% di quota, Samsung segue con circa il 22%. Un duopolio del genere produce inevitabilmente stagnazione: Samsung usa una batteria da 5.000 mAh sui suoi Galaxy Ultra dal 2020, senza mai cambiarla. Se il rivale principale non tocca la batteria per sei anni di fila, manca qualsiasi incentivo a farlo. Lo stesso vale per la potenza di ricarica.

In Cina succede l’opposto. Il mercato è saturo di marchi e modelli che si contendono ogni singolo punto percentuale, la competizione è feroce e ogni anno, a volte anche più spesso, spunta qualche novità. Ogni produttore cinese ha il suo standard proprietario di ricarica veloce, mentre in Stati Uniti ed Europa si tende a seguire standard universali. E poi ci sono batterie, sensori fotografici, fotocamere sotto il display, schermi senza bordi: la corsa riguarda tutto.

C’è però anche una questione di abitudini. Secondo un sondaggio di The NPD Group, il 64% degli americani ricarica il telefono durante la notte e nel 93% dei casi lo fa a casa. Se il dispositivo è sul comodino mentre si dorme, che ci metta 30 minuti o 3 ore cambia poco. In Cina il ritmo di vita è un altro: si ricarica in movimento, più volte al giorno, e le stazioni di ricarica veloce pubbliche si trovano nelle metropolitane, nelle biblioteche, nei bar, sulla maggior parte degli autobus e in punti sparsi per le città.

Apple e Samsung recupereranno, ma non subito

Un limite fisico esiste e i marchi cinesi ci sono già vicini. Il campione assoluto resta Realme GT3, presentato nel 2023 al MWC di Barcellona, con ricarica cablata a 240W e passaggio da zero a pieno in circa 10 minuti. Oltre certe soglie però i vantaggi si assottigliano, tanto che quasi tutti si sono assestati tra 100W e 120W, considerati il compromesso più efficiente e sicuro.

Samsung ha fatto il primo passo verso il silicio carbonio con la serie Galaxy Z Fold 8, e le indiscrezioni parlano di Apple pronta a seguire con iPhone 20. Capacità maggiori richiedono potenze superiori per non allungare i tempi, e entro il 2030 il divario tra iPhone e marchi cinesi potrebbe essersi chiuso.

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