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SpaceX produrrà pale per turbine: Musk punta ai data center AI

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Elon Musk ha deciso che SpaceX produrrà internamente pale e palette per turbine a gas, una mossa che punta dritta al collo di bottiglia più fastidioso del momento: la carenza di generatori per alimentare i data center AI. L’annuncio è arrivato su X il 29 agosto 2026 e va letto insieme a un problema che negli Stati Uniti sta rallentando tutto, cioè la disponibilità di elettricità. Allacciarsi alla rete richiede tempi lunghissimi, così chi costruisce centri di calcolo ha iniziato a bypassare il problema portandosi la centrale elettrica in casa, sotto forma di turbine a gas naturale montate su rimorchio.

Musk è stato tra i primi a giocare questa carta. Il data center Colossus di Memphis, in Tennessee, è entrato in funzione a tempo di record proprio grazie ai generatori cosiddetti portatili, definizione che rischia di trarre in inganno. Non si parla di gruppi elettrogeni da cantiere ma di macchine grandi quanto un trailer, spesso accompagnate da uno o due rimorchi aggiuntivi con componenti e accessori vari, serbatoio del carburante escluso. Pochi mesi dopo anche OpenAI ha seguito la stessa strada, annunciando l’installazione di turbine nel primo data center Stargate per aggiungere potenza disponibile.

SpaceX: perché le pale delle turbine sono il vero collo di bottiglia

Il risultato di questa corsa è una carenza di motori a reazione che colpisce in pieno gli operatori di data center. I costruttori non erano preparati al boom dell’intelligenza artificiale, e per di più l’aviazione commerciale soffriva già di problemi suoi, tra catene di fornitura in affanno e questioni legate alla progettazione dei motori, ben prima che arrivassero i nuovi acquirenti a fare incetta di turbine.

Il punto critico sta nella fusione delle pale e delle palette. Sono componenti difficilissime da realizzare: un singolo lotto può richiedere dalle 60 alle 90 settimane, dall’inizio alla fine del processo. Parliamo di pezzi specializzati che devono reggere forze e temperature estreme, soprattutto nel cuore del motore. E il livello di precisione richiesto non cambia se quel motore finirà sotto l’ala di un aereo di linea oppure bullonato a terra o legato a un rimorchio accanto a un capannone pieno di GPU.

Diciotto mesi guadagnati e il ruolo del gas naturale

Da qui la scelta di Musk di fare da sé. Secondo le sue stime, portare in casa la produzione permetterebbe di accorciare le consegne di 18 mesi, consentendo a xAI di ricevere generatori nuovi senza restare in coda dietro ordini che, stando alle previsioni attuali, arrivano fino al 2030. Un vantaggio competitivo enorme, considerando quanto pesi il fattore tempo in questa fase.

L’altro tassello riguarda l’energia solare. SpaceX e Tesla stanno costruendo, ciascuna, una capacità produttiva da 100 GW all’anno di pannelli, spingendo il più rapidamente possibile. Ma il gas naturale, ha spiegato Musk, servirà comunque per diversi anni come integrazione e come base di partenza per far decollare il solare. Non è quindi un abbandono delle rinnovabili, piuttosto una scommessa parallela su una tecnologia che nel breve periodo resta indispensabile.

C’è anche un altro dettaglio interessante: Musk avrebbe acquistato in modo piuttosto discreto una flotta di turbine portatili a gas e diesel per una cifra intorno ai 900 milioni di euro, verosimilmente per posizionarsi al meglio in un mercato che sta esplodendo.

Su come SpaceX intenda concretamente realizzare pale e palette, però, i dettagli mancano. Il processo di fusione è tra i più complessi dell’industria aerospaziale e non si improvvisa dall’oggi al domani. Detto questo, affrontare problemi considerati impossibili è più o meno il curriculum degli ultimi vent’anni tra Tesla e SpaceX, e i generatori a turbina per i data center dell’intelligenza artificiale sono solo l’ultimo capitolo di quella lista.

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