La sovranità tecnologica sta diventando un tema sempre più sentito in Europa, e i numeri raccolti da un recente sondaggio sembrano confermarlo. Secondo un’indagine commissionata dal fornitore svizzero Proton, gli europei guardano con crescente diffidenza ai grandi colossi tecnologici americani. I dati parlano chiaro, anche se va detto subito una cosa: chi ha commissionato la ricerca aveva tutto l’interesse a far emergere risultati di questo tipo.
Made in USA: cosa dicono davvero i numeri sulla provenienza dei prodotti
Stando a quanto rilevato dall’indagine, ben l’80 per cento degli europei presta attenzione all’origine dei prodotti che acquista. Non è un dettaglio da poco. Significa che, prima di mettere mano al portafoglio, una larga fetta di consumatori si chiede da dove arriva quel software, quel servizio o quel dispositivo. La provenienza diventa così un criterio di scelta, qualcosa che pesa quanto il prezzo o le funzionalità.
E poi c’è il dato che fa più rumore. Circa la metà degli intervistati dichiara di rifiutare i prodotti etichettati come Made in USA. Una percentuale alta, che racconta di un rapporto sempre più complicato tra il pubblico europeo e le grandi aziende d’oltreoceano. Privacy, gestione dei dati, dipendenza tecnologica: sono questi i nodi che alimentano la diffidenza verso i giganti tecnologici americani.
Perché conviene leggere questi dati con prudenza
Qui serve un minimo di onestà intellettuale. L’indagine porta la firma di Proton, un’azienda svizzera che fa della privacy e dell’alternativa ai big americani il proprio cavallo di battaglia. In altre parole, Proton offre servizi pensati proprio per chi vuole staccarsi dall’ecosistema statunitense. Avere in mano numeri che mostrano un’Europa scettica verso il Made in USA fa comodo, e parecchio.
Questo non vuol dire che i dati siano inventati o gonfiati. Però invita a una lettura più attenta. Quando una ricerca viene pagata da chi ha un interesse diretto nei risultati, è sempre saggio prenderla con un pizzico di cautela. Il fenomeno della sfiducia verso le big tech americane esiste, su questo ci sono pochi dubbi, ma la dimensione esatta del problema potrebbe variare a seconda di come vengono poste le domande e di chi viene interpellato.
Resta il fatto che la questione tocca un nervo scoperto del dibattito europeo. La voglia di costruire alternative locali, di ridurre la dipendenza dai servizi a stelle e strisce, di riprendere il controllo sui propri dati personali: sono tutti elementi che da tempo animano le discussioni politiche nel Vecchio Continente. E un’azienda come Proton si inserisce esattamente in questo spazio, cavalcando un sentimento che, indagine o non indagine, sembra reale e diffuso tra molti cittadini europei.