Il sorpassometro è il nuovo alleato elettronico delle forze dell’ordine e per chi guida significa una cosa sola: la multa per sorpasso vietato può arrivare anche quando sulla strada non si vede l’ombra di un agente. Il meccanismo è semplice da spiegare ma insidioso nella pratica. Telecamere e sensori registrano le manovre fatte in violazione della segnaletica, poi il materiale finisce sotto gli occhi degli agenti che decidono se il verbale ha senso oppure no. Non è un autovelox, sia chiaro, e non misura la velocità. Serve a documentare cosa succede sulla carreggiata quando qualcuno decide di sorpassare dove non dovrebbe.
Qui sta la differenza che conta. A differenza di una pattuglia che ferma l’auto sul momento, con il sorpassometro la contestazione arriva dopo, magari a casa, con il filmato allegato. Il dispositivo da solo non decide nulla. Sono gli organi di polizia a guardare il video e a stabilire se la violazione del Codice della Strada c’è davvero. Questo passaggio umano rende la documentazione video il cuore di tutto l’accertamento. Il sistema è pensato per beccare chi supera in presenza di linea continua o in punti dove la manovra risulta pericolosa.
Multe, punti patente e sospensione: quanto costa davvero un sorpasso sbagliato
Il conto può salire parecchio. A seconda della gravità di quanto viene contestato, le sanzioni possono superare i 1.300 euro. E non finisce con i soldi. Nei casi più seri scatta anche la decurtazione dei punti sulla patente, fino a 10 punti, e quando ci sono le condizioni previste dalla legge insieme a eventuali recidive, pure la sospensione della patente di guida. Diverso invece il discorso quando viene contestato il semplice superamento della striscia longitudinale continua senza che ci sia stato un vero sorpasso. In quel caso la multa è più leggera e i punti persi sono meno. Ecco perché, davanti a un verbale, la prima mossa intelligente è capire con esattezza cosa è stato contestato e in base a quale norma.
Ricorso al sorpassometro: quando ha senso provarci
Chi si vede recapitare una multa dal sorpassometro può pensare al ricorso, ma attenzione, non basta dire che non si è vista nessuna pattuglia. Bisogna andare sul concreto. Vanno controllati la descrizione della violazione, la documentazione a disposizione, la regolarità del dispositivo e soprattutto quella della segnaletica. Proprio la segnaletica è diventata il terreno di scontro più caldo. Secondo alcune ricostruzioni, i cartelli che segnalano la presenza del sorpassometro non sempre indicherebbero in modo abbastanza chiaro dove inizia e dove finisce il tratto sotto controllo. Un dettaglio che può fare la differenza in aula. Sul piano giudiziario qualcosa si è già mosso. Nel maggio 2026 il Giudice di Pace di Paola ha accolto un ricorso e annullato un verbale relativo a un dispositivo installato ad Acquappesa. Un fatto che ha aperto un altro fronte di discussione sulla legittimità di questi accertamenti. Va detto però che si tratta di una pronuncia specifica, non di un via libera generalizzato per cancellare tutte le multe. Ogni verbale va guardato singolarmente e vanno rispettati i termini previsti per l’impugnazione, altrimenti il ricorso non parte nemmeno.
Per chi guida la regola resta una sola: rispettare la segnaletica e non lanciarsi in sorpassi vietati, anche quando la strada sembra sgombra e non si intravede nessuna pattuglia. Il sorpassometro aggiunge un altro strato di controllo elettronico, ma la validità della singola sanzione dipende da tanti elementi che vanno verificati caso per caso.


