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PS6, Sony rinvia: la data d’uscita slitta per colpa delle memorie

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Nessuna data di uscita per PS6, almeno per ora. A dirlo non è un analista o un insider qualsiasi, ma il numero uno di Sony, Hiroki Totoki, che in un’intervista al Wall Street Journal ha spiegato senza troppi giri di parole perché la prossima console non ha ancora un calendario definito. Il motivo sta tutto in una parola che negli ultimi mesi è diventata l’incubo dell’intero settore hardware, ovvero le memorie. L’approvvigionamento di certi componenti resta complicato e finché la situazione non si stabilizza, fissare un lancio significherebbe rischiare grosso.

Le stime che circolavano finora davano PlayStation 6 in arrivo nel corso del 2027, una previsione che a questo punto va probabilmente rivista. Totoki non ha chiuso nessuna porta, va detto, ma il tono usato lascia intendere che l’azienda preferisca prendersi tutto il tempo necessario piuttosto che forzare la mano. Del resto le alternative non sarebbero granché allettanti, perché lanciare la console in un momento simile costringerebbe Sony a due scelte entrambe spiacevoli, cioè tagliare qualcosa sul fronte delle specifiche hardware oppure alzare il prezzo di listino ben oltre quanto immaginato inizialmente.

Il legame tra PS6 e l’addio ai dischi

C’è però un elemento che potrebbe aiutare a orientarsi meglio. Esiste infatti la concreta possibilità che l’uscita di PS6 finisca per essere agganciata all’abbandono dei giochi in formato fisico da parte di Sony, una scelta già annunciata e che continua a far discutere parecchio tra i giocatori. Se le due cose viaggiassero davvero in parallelo, la nuova piattaforma potrebbe arrivare sugli scaffali nel 2028, magari in uno scenario di mercato più tranquillo rispetto a quello attuale.

Sul fronte dei dischi le polemiche non si sono affatto placate, e la sensazione è che l’azienda giapponese abbia messo in conto un certo malcontento pur di andare avanti sulla propria strada. Una strada che, guardando i numeri, ha una sua logica ben precisa e va oltre il singolo prodotto.

Sony spinge sull’intrattenimento, non solo sulle console

Da tempo ormai la società ha imboccato una direzione chiara, quella di ridimensionare progressivamente il peso dell’elettronica di consumo tradizionale per concentrarsi sull’intrattenimento. E il risultato si vede nei bilanci, visto che oggi oltre due terzi dei ricavi annuali arrivano da cinema, musica e videogiochi. Non è un dettaglio, è un cambio di baricentro vero e proprio. Basta guardare al peso di certe proprietà intellettuali. Spider-Man resta una macchina che macina incassi, con Brand New Day che ha superato quota 1,8 miliardi di euro al botteghino, mentre l’investimento nell’animazione giapponese continua a crescere anno dopo anno. Pezzi diversi di uno stesso mosaico, insomma.

In tutto questo PlayStation non perde certo il proprio ruolo, anzi rimane uno dei pilastri portanti dell’azienda. Quello che cambia è il modo in cui viene inserita in un disegno più ampio, dove videogiochi, cinema, televisione e anime dovrebbero alimentarsi a vicenda. L’idea è trasformare i franchise in prodotti capaci di vivere su più formati contemporaneamente, con ogni versione che spinge le altre.

“È questo il circolo virtuoso che ci piace creare”, ha spiegato Totoki, sintetizzando una filosofia che negli ultimi anni ha guidato buona parte delle scelte strategiche del gruppo. Un approccio che spiega anche perché la corsa al lancio della prossima console non sia più una priorità assoluta come poteva esserlo in passato, quando l’hardware rappresentava il centro di gravità dell’intera operazione. Per adesso quindi nessuna finestra ufficiale, nessuna conferma sul 2027 e nemmeno una smentita netta. Solo la constatazione, arrivata direttamente dai vertici, che le condizioni per fissare un debutto di PS6 non ci sono ancora.

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