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Oltre 700.000 IBAN finiti nelle mani di un criminale informatico: la nuova fuga di dati che riguarda la Francia colpisce Solimut Mutuelle de France, ente mutualistico senza scopo di lucro che si occupa di assistenza sanitaria integrativa. L’intrusione nei sistemi informatici è stata rilevata nella mattinata di domenica 23 agosto 2026 e, ventiquattro ore più tardi, la mutua ha diffuso un comunicato in cui spiega che le squadre tecniche hanno rapidamente isolato e bloccato l’accesso non autorizzato. Il resto, per ora, resta piuttosto vago: i tecnici sono impegnati a definire e inventariare con precisione il perimetro colpito, e sull’entità reale del furto non è arrivato nessun numero ufficiale. I numeri, però, li ha messi sul tavolo qualcun altro. Prima dell’annuncio della mutua, l’attacco era già stato rivendicato su un forum criminale da un utente che si firma con lo pseudonimo “misere”. La sua affermazione è che sia stata copiata l’intera base dati degli aderenti, con informazioni di identità, coordinate bancarie, numeri di previdenza sociale e dati contrattuali.
Che cosa contiene l’archivio rivendicato dal pirata
Nel dettaglio, il criminale sostiene di avere in mano i dati personali di oltre 1,2 milioni di assicurati. Dentro ci sarebbero 770.467 conti bancari completi di IBAN e BIC, quasi 3 milioni di indirizzi postali e 1,08 milioni di dichiarazioni salariali. Ci sarebbero poi 1.244.445 schede di assicurati, con numeri di previdenza sociale e recapiti telefonici completi. Numeri che stridono con quanto dichiara la mutua stessa, che rivendica circa 550.000 aderenti sul territorio francese.
Il problema, con un archivio di questo tipo, è che si presta a tutto. Un IBAN abbinato al nome e all’indirizzo apre la strada a bonifici fraudolenti, mentre numeri di telefono e indirizzi email diventano materiale grezzo per truffe telefoniche e campagne di phishing costruite su misura. E quando ai dati si aggiungono informazioni sanitarie e contrattuali, il rischio scivola anche sul piano fisico, con aggressioni o intimidazioni mirate a persone individuate una per una. Solimut si è impegnata a contattare le persone potenzialmente coinvolte appena le verifiche interne saranno concluse. Nel frattempo invita gli aderenti alla prudenza nei giorni successivi, in particolare davanti a contatti via email o telefono provenienti da soggetti esterni alla mutua. Come da prassi, sono stati avvisati l’Autorità di controllo prudenziale e di risoluzione, il regolatore del settore finanziario e assicurativo, e la Commissione nazionale per l’informatica e le libertà, l’autorità francese per la protezione dei dati.
Due mutue colpite in pochi giorni
Il caso Solimut arriva a pochissima distanza da un’altra intrusione, quella subita dalla Mutuelle Générale de Prévoyance. In quell’occasione i pirati sono riusciti a portare via due tabelle di dati, che contenevano 198.127 nomi completi unici, 133.018 IBAN, 45.771 numeri di telefono e 24.489 indirizzi email. Materiale che va ad accumularsi su una montagna di informazioni sui cittadini francesi già disponibile nei mercati clandestini del dark web.
La stessa Solimut, nel suo comunicato, parla di un contesto di recrudescenza degli attacchi informatici contro gli operatori sanitari e le istituzioni pubbliche. Non è una lettura di comodo. Gli organismi sanitari e assicurativi restano bersagli privilegiati proprio perché accentrano dati particolarmente sensibili, quelli che sui mercati neri si rivendono a cifre altissime. Un archivio che unisce identità, conto bancario e storia sanitaria vale molto più della somma delle sue parti, perché consente di costruire frodi credibili con pochissimo sforzo aggiuntivo. Su un punto la distanza tra le due versioni rimane netta: da un lato la rivendicazione del pirata parla di 1,2 milioni di persone coinvolte, dall’altro la mutua non ha ancora confermato né smentito alcuna cifra, rimandando ogni comunicazione al termine delle indagini interne sui propri sistemi.










