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Con lo Snapdragon 8 Elite Gen 6 Qualcomm ha deciso di portare l’intelligenza artificiale dentro la scheda grafica, e non solo accanto ad essa. L’azienda sta rilasciando le informazioni sul suo prossimo chip di punta un pezzo alla volta, come in una serie a puntate. Prima è toccato alla CPU Oryon, adesso i riflettori si spostano sulla GPU, dove debutta una tecnologia chiamata Adreno Neural Fusion che infila i modelli di intelligenza artificiale direttamente nella pipeline grafica.
L’obiettivo dichiarato è triplice, cioè immagini più belle nei videogiochi, generazione dei fotogrammi più efficace e consumi più bassi. Sotto il cofano ci sono i nuovi Adreno Matrix Core, acceleratori dedicati ai carichi di lavoro basati sull’intelligenza artificiale. Qualcomm ne ha mostrati ufficialmente tre, uno per ciascuna delle sezioni che compongono la GPU, ognuno incaricato di eseguire in locale i modelli usati durante l’elaborazione dell’immagine.
Perché i Matrix Core cambiano le carte in tavola
Il punto interessante sta nel dove avviene il lavoro. Invece di far rimbalzare i dati tra GPU, memoria di sistema e altri blocchi del processore, una parte del calcolo viene svolta proprio nel punto in cui le immagini vengono generate. Meno viaggi, meno latenza, meno energia bruciata per spostare informazioni da una parte all’altra del chip.
Su questa base poggia appunto Adreno Neural Fusion, che Qualcomm userà per le proprie tecnologie di upscaling e di generazione dei fotogrammi. Le promesse sono immagini più definite, frame rate più stabile e una riduzione degli artefatti visivi più fastidiosi, quelli che chi gioca conosce bene come shimmering e ghosting, ovvero il tremolio dei dettagli e le scie che restano dietro agli oggetti in movimento.
L’architettura grafica sarà divisa in tre GPU slice, ciascuna con il proprio Matrix Core. Questa suddivisione consente di dosare meglio prestazioni e consumi, accendendo o bilanciando le varie porzioni della GPU a seconda di quanto pesa il carico in quel momento. Qualcomm parla di un risparmio energetico fino al 40 per cento rispetto alla generazione precedente sul solo fronte grafico, numero che sugli smartphone si traduce in autonomia reale.
Cresce anche la frequenza, che sale a 1,45 GHz contro gli 1,2 GHz della GPU dello Snapdragon 8 Elite Gen 5. Resta invece uguale la memoria Adreno High Performance da 18 MB, sulla quale però l’azienda dichiara un miglioramento dell’efficienza del 12 per cento. Insomma, non è soltanto una questione di intelligenza artificiale, perché il lavoro sull’architettura è stato altrettanto sostanzioso.
Serve però che gli sviluppatori ci stiano
Una tecnologia del genere vive o muore in base a chi la adotta. Su questo Qualcomm si è mossa in anticipo confermando la compatibilità di Adreno Neural Fusion con Unity e Unreal Engine, i due motori grafici più diffusi nello sviluppo dei videogiochi. Una scelta che dovrebbe rendere più semplice l’arrivo delle nuove tecniche di upscaling e frame generation sui dispositivi con Snapdragon 8 Elite Gen 6, anche se poi conterà come ogni singolo gioco deciderà di implementarle.
Un dubbio resta aperto. Qualcomm non ha ancora spiegato se i Matrix Core potranno essere usati anche per attività di intelligenza artificiale che non riguardano la grafica. Le risposte dovrebbero arrivare durante il prossimo Snapdragon Summit, fissato dal 22 al 24 settembre 2026, appuntamento nel quale il chip verrà presentato in via ufficiale.
Nel frattempo l’azienda ha già messo sul tavolo altri pezzi del puzzle. La CPU Oryon della nuova generazione toccherà per la prima volta i 5 GHz su uno smartphone, affiancata dal modem Qualcomm X105 e dal sistema di connettività FastConnect 8800. Se tutte queste promesse verranno rispettate, il salto generazionale non si vedrà soltanto nei benchmark ma anche nella qualità grafica e nella durata della batteria.








