I prezzi degli smartphone sono destinati a salire, e a dirlo non è un osservatore qualsiasi ma chi guida un’azienda che quei telefoni li progetta e li vende. Carl Pei, fondatore e amministratore delegato di Nothing, ha messo le mani avanti su quello che definisce un cambiamento profondo nel mercato dell’elettronica di consumo. Il motivo? Le memorie. Il loro costo sta crescendo, trascinato dalla domanda legata all’intelligenza artificiale, e le conseguenze rischiano di arrivare dritte nelle tasche di chi compra un nuovo dispositivo.
Perché la corsa all’intelligenza artificiale fa lievitare i costi
Per anni la traiettoria è stata abbastanza lineare. Telefoni più potenti, più capienti, e nel frattempo prezzi che restavano sotto controllo o addirittura calavano a parità di prestazioni. Quel meccanismo, secondo Pei, si sta inceppando. La spinta verso l’intelligenza artificiale ha fatto esplodere la richiesta di memorie, componenti che servono tanto ai data center quanto ai dispositivi che teniamo in tasca. Quando una fetta enorme della produzione viene assorbita da un settore così affamato di risorse, il resto del mercato ne paga il conto.
Il discorso non riguarda solo gli smartphone. Pei parla di una trasformazione strutturale, qualcosa che non si esaurirà in pochi mesi ma che potrebbe influenzare prezzi e disponibilità dei componenti per diversi anni. Detto in altri termini, chi si aspettava i soliti ribassi stagionali potrebbe dover rivedere le proprie aspettative. E non si tratta di un capriccio passeggero del mercato, ma di una pressione che nasce a monte, là dove le memorie vengono effettivamente prodotte.
Cosa cambia per chi compra un telefono
La fase in cui i dispositivi diventavano sempre più capaci senza pesare troppo sul portafoglio sembra arrivata a un punto di svolta. È il messaggio centrale lanciato da Carl Pei, e arriva da una posizione privilegiata. Chi guida Nothing conosce bene la filiera, sa quanto incidono i singoli componenti sul prezzo finale e quanto sia difficile assorbire aumenti di questo tipo senza scaricarli almeno in parte sul cliente.
L’allarme tocca un nervo scoperto per tutto il comparto dell’elettronica di consumo. Le aziende che assemblano telefoni, tablet e altri dispositivi si trovano davanti a una scelta complicata. Da un lato c’è la volontà di mantenere prezzi competitivi, dall’altro la realtà di costi che salgono e che difficilmente torneranno indietro nel breve periodo. Il fondatore di Nothing non parla di numeri precisi né di tempistiche dettagliate, ma il senso è chiaro. La pressione sulle memorie rischia di ridisegnare gli equilibri di un mercato abituato da tempo a una certa stabilità.
Per chi acquista, la prospettiva è quella di telefoni che potrebbero costare di più, o che a parità di prezzo offriranno meno di quanto ci si sarebbe aspettati fino a poco tempo fa. Una dinamica che parte da lontano, dai capannoni dove si fabbricano i chip di memoria, e che finisce per condizionare le scelte di milioni di consumatori. L’intelligenza artificiale, insomma, sta cambiando le carte in tavola anche dove meno ce lo si aspetta, e Pei ha voluto dirlo apertamente.