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IRIS² comincia a prendere una forma concreta, e la risposta europea a Starlink si annuncia più ambiziosa di quanto ci si aspettasse. La rete satellitare pensata per garantire comunicazioni sicure crescerà fino a 414 satelliti, con i primi lanci fissati entro il 2029. A dare il via ufficiale al progetto sono stati Commissione UE, ESA (l’agenzia spaziale europea) e il consorzio SpaceRISE, che hanno chiuso il cosiddetto “Rendezvous 1”. Si tratta del negoziato avviato a gennaio per mettere nero su bianco architettura, capacità, tempi, costi e investimenti privati.
Il punto chiave di tutta la trattativa è uno solo, ed è anche quello più interessante. La costellazione è stata potenziata rispetto ai piani originari, e non solo per servire le comunicazioni civili. L’obiettivo è renderla adatta anche a scopi di difesa e sicurezza, un tema che negli ultimi tempi è diventato parecchio delicato per il vecchio continente.
Come sarà fatta la costellazione IRIS²
Il sistema di base conterà su 348 satelliti. Di questi, 330 andranno in orbita terrestre bassa e 18 in orbita media. A questi vanno però aggiunti altri 66 satelliti, pensati specificamente per rafforzare le comunicazioni legate a difesa, sicurezza e servizi di emergenza. Il totale, quindi, arriva a 414 unità, senza contare eventuali elementi opzionali destinati a missioni specifiche. L’idea di fondo è semplice da capire. L’Europa vuole una propria infrastruttura satellitare per le comunicazioni sicure, senza dover dipendere da reti gestite da soggetti esterni.
IRIS² sarà messa a disposizione soprattutto di governi, forze di difesa e sicurezza e servizi di emergenza. Un aspetto importante riguarda proprio i momenti più critici, perché il sistema è progettato per funzionare anche durante le crisi o in quelle aree dove le reti terrestri semplicemente non ci sono. Secondo la Commissione, i 66 satelliti aggiuntivi faranno aumentare la capacità riservata agli utenti governativi del 60% all’interno dell’Unione europea e del 54% su scala globale. Numeri che spiegano bene perché si sia scelto di allargare il progetto.
Chi costruirà la rete e i prossimi passi
Adesso viene la parte pratica, quella che richiederà anni di lavoro. Va completato il progetto dettagliato della costellazione, va avviata la costruzione dei satelliti e delle infrastrutture a terra, vanno acquistati i servizi di lancio e vanno predisposte man mano le prime connessioni operative a partire dal 2029. A occuparsi della costruzione sarà SpaceRISE, il consorzio nato dall’unione di SES, Eutelsat e Hispasat. Con loro lavorano anche diversi gruppi europei di peso, tra cui Airbus Defence and Space, Thales Alenia Space, OHB e Aerospacelab.
L’ESA, dal canto suo, avrà un ruolo più tecnico ma non meno rilevante. Si occuperà di seguire lo sviluppo, la qualificazione e la validazione in orbita dei satelliti. Un percorso lungo, insomma, che vedrà il primo traguardo concreto nel 2029, quando dovrebbero partire i lanci iniziali di questa rete pensata per rendere l’Europa più autonoma nelle sue comunicazioni.










