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Schede madri più care nel 2026: PCB su del 50%, rincari in arrivo

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Le schede madri stanno per diventare un problema serio per chiunque abbia in programma di mettere le mani dentro il proprio computer, perché nel 2026 assemblare un PC potrebbe costare parecchio di più rispetto a quanto siamo stati abituati. Non parliamo soltanto di RAM e SSD, che hanno già visto i listini gonfiarsi, ma proprio delle basi su cui poggia tutto il resto. Dalla filiera asiatica arrivano segnali chiari: i costi di produzione stanno salendo e la cosa, quasi inevitabilmente, finirà per pesare sul portafoglio degli utenti finali entro la fine dell’anno.

Il punto centrale di questa possibile impennata sono i PCB, ovvero i circuiti stampati che costituiscono lo scheletro di ogni scheda madre. Secondo le fonti della catena di approvvigionamento taiwanese, il prezzo dei PCB cosiddetti nudi potrebbe crescere di almeno il 50% entro la fine del 2026. E non finisce qui, perché a questa cifra vanno aggiunti i rincari su altri componenti tutt’altro che secondari, come i condensatori SMT, i dissipatori in rame, i controller per le periferiche e soprattutto i moduli VRM, quelli che gestiscono la tensione destinata alla CPU e che incidono in modo diretto sul cartellino finale.

Perché i costi stanno salendo così tanto

La pressione sulle materie prime è concreta, non una semplice ipotesi. Il rame ha già registrato aumenti importanti, con rincari fino al 12% sui fogli MicroThin e addirittura al 30% su alcuni prodotti collegati. A complicare ulteriormente le cose c’è la carenza di resina PPE ad alta purezza, che nel corso del 2026 ha già spinto i prezzi dei PCB a crescere fino al 40% in pochi mesi. Il risultato è che i margini dei produttori si stanno assottigliando parecchio, e quando questo accade la parte in più del costo industriale tende sempre a scaricarsi sul consumatore.

Le indiscrezioni indicano che Asus, MSI e Gigabyte starebbero già valutando un ritocco dei listini a partire dal terzo trimestre del 2026, anche se per ora nessuna di queste aziende ha confermato ufficialmente nulla. L’impatto vero cambierà da modello a modello, perché il numero di strati del PCB, la quantità di chip di controllo e la complessità delle sezioni di alimentazione variano moltissimo tra una motherboard e l’altra.

C’è poi un dettaglio che rende la situazione ancora più curiosa. Questi rincari arriverebbero in un mercato già fragile, dove le vendite di PC preassemblati e di componenti per gli appassionati sono in calo, tanto che diversi produttori hanno rivisto al ribasso le stime di spedizione per il 2026. Di norma una domanda più debole spingerebbe i prezzi verso il basso, ma qui i costi industriali in aumento rischiano di compensare ampiamente il calo delle vendite, rendendo i rincari probabili nonostante tutto.

Il peso dell’intelligenza artificiale sui data center

Dietro a tutto questo c’è un fattore strutturale che pesa parecchio: la fortissima domanda di hardware per i data center dedicati all’intelligenza artificiale. I produttori di memoria stanno dirottando una fetta sempre più grande della loro capacità produttiva verso i chip HBM, quelli usati dagli acceleratori AI enterprise, e così facendo riducono la disponibilità di moduli DDR5 e di chip NAND Flash per il mercato consumer. È esattamente questo che ha già fatto lievitare i prezzi di RAM e SSD.

Se anche le schede madri seguiranno la stessa strada, il costo complessivo di una configurazione desktop salirà ancora, soprattutto sulle piattaforme di fascia media e alta basate su socket Intel LGA1851 e AMD AM5. Queste schede montano sezioni di alimentazione sempre più elaborate, numerosi slot M.2 PCIe 5.0 e controller ad alte prestazioni, tutti elementi che le rendono particolarmente vulnerabili agli aumenti dei costi di produzione.

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