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Gli scarafaggi cyborg non sono più materiale da romanzo distopico ma un progetto di ricerca vero, pubblicato e revisionato, che punta a un obiettivo molto concreto: portare farmaci salvavita a chi resta intrappolato sotto le macerie. Immaginare qualcuno bloccato dopo un terremoto, con ore di attesa prima dei soccorsi e nessun antidolorifico a disposizione, aiuta a capire perché due università australiane abbiano lavorato a insetti telecomandati capaci di raggiungere un bersaglio e iniettare un farmaco liquido. Il nome scelto dai ricercatori è paraborg, crasi tra paramedico e cyborg, e lo studio è arrivato nell’agosto 2026 firmato dall’Università del Queensland e dalla University of New South Wales.
Il primo impatto è disturbante, va ammesso. Un insetto lungo circa 85 millimetri, pesante fino a 40 grammi, che si muove seguendo i comandi di un joystick. Eppure la logica dietro l’idea regge benissimo, perché nessun robot di quelle dimensioni riesce ancora a infilarsi tra crepe e cunicoli con la stessa naturalezza di uno scarafaggio.
Scarafaggi cyborg: come funziona il sistema
La specie impiegata è la Macropanesthia rhinoceros, lo scarafaggio gigante scavatore originario del Queensland settentrionale, tra i 34 e i 40 grammi di peso. Nelle antenne vengono impiantati elettrodi che permettono di guidarlo a distanza, sfruttando e in qualche modo dirottando il suo comportamento naturale di orientamento. Sulla schiena viene montato uno zaino modulare intercambiabile: una versione porta una telecamera per la ricognizione, l’altra il meccanismo di autoiniezione, un lanciatore integrato su circuito stampato che spara un ago di calibro 31 lungo 6 millimetri, capace di somministrare fino a 0,5 millilitri di liquido. Antidolorifici, per esempio, oppure sostanze stabilizzanti.
Un dettaglio che i ricercatori tengono a sottolineare: il grilletto lo preme sempre una persona. Nessuna decisione autonoma su chi ricevere l’iniezione, l’operatore umano resta al centro della catena.
I numeri delle prove in laboratorio raccontano una storia onesta, senza trionfalismi. Navigazione riuscita nel 100% dei casi su 25 tentativi. Missione completa, quindi raggiungere il bersaglio, stabilizzarsi e iniettare, riuscita nel 72% dei casi, cioè 18 volte su 25. L’iniezione a distanza ravvicinata, entro 15 centimetri dal bersaglio, ha funzionato circa nel 95% dei casi, mentre il sistema di sparo dell’ago testato al banco ha mostrato un’affidabilità intorno al 90%. Tutto su silicone e su tessuto di pelle di maiale, senza alcuna sperimentazione umana.
“L’insetto cyborg deve raggiungere il bersaglio, posizionarsi con precisione e restare abbastanza stabile da eseguire l’iniezione”, ha spiegato Hai Nhan Le, dottorando dell’Università del Queensland.
Quanto manca all’uso sul campo
Il 72% è un risultato da prova di concetto, né più né meno di quanto ci si aspetti in questa fase. Restano zone d’ombra importanti: la stabilità del farmaco, la concentrazione e l’attività biologica una volta dentro la siringa non sono state caratterizzate su corpi reali. Il professore associato Do Thanh Nho della UNSW inquadra l’obiettivo biomedico come la possibilità di iniziare le cure prima ancora che l’estrazione sia praticabile, ma il gruppo di ricerca ammette senza giri di parole che una valutazione clinica seria deve ancora arrivare.
Nel frattempo altri laboratori spingono in direzioni complementari. Alla Nanyang Technological University sono state realizzate tute da immersione stampate in 3D per scarafaggi cyborg, gusci impermeabili con generatori di ossigeno a perossido di idrogeno e biossido di manganese che consentono fino a tre ore di operatività sott’acqua. Da lì si intravede uno scenario fatto di sciami coordinati: esploratori con telecamera, paraborg attrezzati per l’iniezione e unità subacquee che lavorano insieme dentro tunnel allagati, con una logica simile a quella degli sciami di droni ma biologica.
Il dottor Thang Vo Doan stima dai cinque ai dieci anni prima di un impiego reale, tempo necessario per affinare l’ingegneria, superare la validazione clinica e ottenere le approvazioni normative, in un contesto regolatorio che nessuno ha ancora mappato per intero.










