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Satellite spia USA 32 si frammenta in orbita, causa ancora ignota

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Un vecchio satellite spia americano, lanciato in piena Guerra fredda e inattivo da decenni, si è frammentato in orbita il 13 settembre 2026 senza che nessuno sia ancora riuscito a spiegarne il motivo. Si chiama USA 32 e faceva parte di un programma classificato pensato per intercettare le comunicazioni sovietiche. L’esplosione ha generato una nube di detriti di cui ancora oggi non si conosce l’estensione reale. Per il momento non è stato segnalato alcun pericolo immediato per gli altri veicoli in orbita.

Un satellite dal nome di un’attrice, lanciato nel 1988

Conosciuto anche come FARRAH III, il satellite USA 32 era partito il 5 settembre 1988 a bordo di un razzo Titan II. Rientrava in un programma riservato del National Reconnaissance Office (NRO), reso completamente pubblico soltanto quest’anno. Il compito era piuttosto preciso: captare le emissioni dei radar sovietici su una banda compresa tra 2 e 18 GHz.

Il soprannome “Farrah” era un omaggio all’attrice Farrah Fawcett. Non si trattava di un caso isolato perché l’NRO aveva l’abitudine di battezzare i propri satelliti con i nomi delle celebrità degli anni Settanta e Ottanta. Dal punto di vista estetico l’apparecchio non aveva nulla di glamour. Era tozzo e cilindrico, tanto da essere spesso paragonato a una grossa scatoletta di tonno, e ruotava velocemente su sé stesso per scandagliare il suolo con le sue antenne.

L’evento è stato confermato il 17 settembre dal sistema di sorveglianza Space Track della US Space Force, cioè quattro giorni dopo i fatti. La frammentazione è avvenuta a circa 775 chilometri di quota e il numero esatto di pezzi prodotti resta tuttora sconosciuto. Già nelle prime registrazioni disponibili un gran numero di frammenti risultava disperso lungo un ampio tratto della traiettoria.

Tre ipotesi e nessuna certezza

Sul tavolo ci sono diversi scenari, anche se al momento nulla fa pensare a un gesto ostile. I veicoli spaziali più datati trasportano ancora batterie e residui di propellente e dopo 38 anni di cicli continui di riscaldamento e raffreddamento un serbatoio pressurizzato o una cella della batteria di USA 32 potrebbe semplicemente aver ceduto. È questa la pista considerata più probabile. È comunque troppo presto per escludere l’impatto con un meteoroide oppure l’impiego di un’arma antisatellite.

Guasti di questo genere non sono una novità. Nel marzo 2026 un satellite Starlink di SpaceX si era disintegrato senza una spiegazione chiara e gli esperti della società di monitoraggio LeoLabs avevano attribuito l’episodio a un probabile malfunzionamento interno piuttosto che a una collisione. Di recente un responsabile della US Air Force ha inoltre ammesso per la prima volta che gli Stati Uniti hanno collocato in orbita armi non meglio precisate, ma nessun elemento collega questa informazione alla rottura del vecchio satellite spia. Ricostruire con esattezza la dinamica dell’esplosione partendo dai frammenti potrebbe richiedere mesi o addirittura anni, come suggerisce un caso analogo. Si tratta di Intelsat 33e, costruito da Boeing, che nel 2024 si era anch’esso sbriciolato senza spiegazioni.

Un’orbita già congestionata

Nel raggio di 50 chilometri attorno alla quota dell’esplosione si muovono oltre 200 satelliti attivi, compresa l’intera costellazione Iridium NEXT. Quella fascia era considerata tra le più affollate dell’orbita bassa ancora prima dell’incidente. La NASA vi aveva individuato un picco notevole nella densità di detriti a partire dalla collisione del 2009 tra i satelliti Iridium 33 e Cosmos 2251. Il rischio di nuovi scontri è quindi concreto.

Finora comunque nessun lancio è stato rinviato. Il 16 settembre la Russia ha portato avanti una missione di rifornimento verso la Stazione spaziale internazionale, che orbita a circa 400 chilometri di altezza, più o meno la metà rispetto a USA 32. SpaceX ha effettuato diversi lanci classificati per la US Space Force il 16 e il 26 settembre e il 28 settembre ha portato a termine il primo volo orbitale di Starship. La ISS e la stazione cinese Tiangong si trovano fuori dalla portata della nube di detriti. Col tempo però l’attrito atmosferico potrebbe avvicinare alcuni frammenti e costringere le stazioni a manovre di evitamento, come già accaduto decine di volte in passato.

Con la crescita del numero di satelliti in orbita bassa episodi simili sono destinati a ripetersi. Più a lungo un oggetto rimane lassù e più aumenta la probabilità che si rompa per semplice usura, come sembra essere successo in questo caso. L’Agenzia spaziale europea ha recentemente lanciato l’allarme su un’impennata degli oggetti in orbita più grandi di 10 centimetri, che potrebbero passare da 100.000 a oltre 400.000 tra il 2060 e il 2120. In uno scenario del genere i tassi di collisioni catastrofiche crescerebbero in modo esponenziale, un fenomeno noto come sindrome di Kessler in cui l’accumulo di detriti finirebbe per rendere l’orbita terrestre bassa impraticabile per qualsiasi nuovo lancio.

Fonte: TecnoAndroid

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