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Samsung aumenta i prezzi dei chip: smartphone medi più cari

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Il previsto aumento dei prezzi dei chip Samsung rischia di arrivare dritto sul cartellino degli smartphone di fascia media, quelli che fino a ieri rappresentavano il buon affare per eccellenza. La casa coreana ha deciso di ritoccare verso l’alto le tariffe dei suoi servizi di produzione su contratto per i nodi più avanzati, con decorrenza da settembre 2026. Non è una notizia che riguarda solo gli addetti ai lavori, perché quando sale il costo del silicio, prima o poi sale anche il prezzo del telefono in vetrina.

I numeri, nel dettaglio, raccontano una manovra calibrata cliente per cliente. Per i produttori cinesi i nodi di classe 4 nanometri, indicati come SF4, costeranno il 10% in più, mentre i 5 nanometri della famiglia SF5 salgono del 15%. Per le aziende taiwanesi gli aumenti sugli stessi nodi si fermano rispettivamente al 5% e al 10%. Anche i processi più datati non restano fermi: il nodo a 8 nanometri viene ritoccato del 10%. Samsung, va ricordato, produce silicio per una platea molto ampia di clienti, da Apple a Broadcom, passando per Google, Nvidia e Tesla, oltre a diverse realtà cinesi e taiwanesi.

Samsung chip: perché i prezzi salgono proprio adesso

La spinta arriva tutta dalla domanda globale di chip per l’intelligenza artificiale, cresciuta a un ritmo che le fonderie faticano a seguire. TSMC, la grande rivale di Samsung nella produzione di semiconduttori, ha gli ordini pieni e non riesce ad accogliere nuove richieste. Il risultato è prevedibile: chi resta fuori bussa alla porta di Samsung Foundry, e quando la domanda supera l’offerta il listino si adegua.

C’è poi un secondo fattore, di natura politica più che industriale. Le restrizioni statunitensi all’export di macchinari per la produzione di semiconduttori hanno tagliato fuori le aziende cinesi e taiwanesi da alternative interne credibili. In pratica quelle società sono costrette a rivolgersi agli stabilimenti esteri, cioè proprio Samsung Foundry e TSMC, senza grande potere contrattuale. Chi non ha un piano B, il rincaro se lo prende e basta.

Chi paga davvero il conto

La linea a 4 nanometri di Pyeongtaek lavora a piena capacità e riceve ordini da molti clienti, Qualcomm compresa. Nello stesso perimetro produttivo rientrano anche le memorie HBM prodotte da Samsung, il che rende l’effetto del rincaro potenzialmente pesante su più fronti.

Una buona notizia, per quanto parziale, c’è. Qualcomm ormai acquista i propri die quasi esclusivamente da TSMC, quindi l’aumento non passerà da lì. A incassare il colpo saranno soprattutto i marchi cinesi e i telefoni Samsung di fascia media equipaggiati con processori Exynos. Tradotto in modelli concreti, dispositivi dal rapporto qualità prezzo tradizionalmente solido come Galaxy A27 e Galaxy A57 potrebbero costare parecchio di più.

C’è anche un effetto collaterale meno evidente. I chip Broadcom realizzati da Samsung sul nodo a 4 nanometri finiscono in una varietà notevole di dispositivi, smartphone inclusi, e questo può contribuire ad alzare ulteriormente i listini nel corso del prossimo anno.

Cosa conviene fare adesso

Il quadro si incastra con la crisi delle memorie, che è nel pieno e non mostra segnali di rallentamento. I produttori di smartphone stanno facendo il possibile per tenere fermi i prezzi, ma i marchi principali hanno già annunciato ritocchi. La gamma iPhone 18, tanto per citare il caso più osservato, è attesa a cifre sensibilmente più alte rispetto alla generazione precedente.

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