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Samsung alza i prezzi dei chip foundry fino al 15%

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Un rincaro deciso sui listini della divisione foundry di Samsung ha spostato gli equilibri del mercato dei chip su misura, con aumenti che arrivano fino al 15% sui nuovi ordini. Le modifiche riguardano i processi a 4nm, 5nm e 8nm e sono scattate a luglio, secondo due persone informate dei fatti. A pagare il conto più salato sono i clienti cinesi e statunitensi, mentre chi produce a Taiwan se la cava con ritocchi più contenuti.

Il quadro è abbastanza semplice da leggere. I progettisti di chip cinesi, tagliati fuori dagli strumenti più avanzati per la produzione di semiconduttori a causa dei controlli sulle esportazioni imposti dagli Stati Uniti, hanno poche alternative e stanno accettando gli aumenti più pesanti. La linea a 4nm di Samsung a Pyeongtaek, intanto, lavora a pieno regime dalla fine dello scorso anno.

Samsung: quanto salgono i prezzi, nodo per nodo

Per il processo SF4 a 4nm, i preventivi destinati a clienti cinesi e americani sono cresciuti dal 10% al 15% rispetto a giugno. Chi ordina da Taiwan ha visto rincari più morbidi, tra il 5% e il 10%. I wafer sul processo SF5 a 5nm sono saliti anche loro tra il 10% e il 15%, mentre il nodo a 8nm si è mosso di quasi 10 punti percentuali. Samsung ha preferito non commentare.

C’è un dettaglio che rende la situazione ancora più tesa. Gli ordini provenienti dalla Cina superano ormai quello che Samsung può materialmente accettare, perché i clienti statunitensi vengono serviti per primi e una fetta della capacità produttiva resta riservata al silicio che l’azienda coreana produce per sé stessa. Non è una novità assoluta: le esportazioni di chip Samsung verso la Cina erano cresciute del 54% tra il 2023 e il 2024, con un accordo che ha fornito a Kunlun di Baidu più di tre anni di die logici destinati agli acceleratori per l’intelligenza artificiale.

La linea SF4 di Pyeongtaek, poi, non lavora solo per l’esterno. Lì si producono i chip logici per Qualcomm e anche i base die che stanno sotto gli stack di memoria HBM firmati Samsung. Tradotto: i clienti esterni della foundry si contendono gli avvii di produzione con la divisione memorie del gruppo, cioè quella che ha spinto i profitti record.

Il vantaggio nascosto di essere secondi

Nel primo trimestre del 2026 Samsung valeva il 7% dei ricavi globali della fonderia a contratto, contro oltre il 70% di TSMC. Un divario enorme, che però in questo momento gioca a favore dei coreani sul fronte dei listini. La capacità di punta di TSMC è satura di ordini legati all’AI, e il leader di mercato ha già comunicato ai clienti aumenti dal 5% al 10% su tutti i nodi sotto i 5nm a partire da gennaio, con alcuni servizi destinati a salire di circa 25 punti percentuali nel 2027. Samsung, insomma, alza i prezzi restando comunque sotto la soglia verso cui si stanno muovendo i preventivi del rivale.

Va ricordato che questi rincari arrivano poco dopo la mossa opposta: il prezzo dei wafer a 2nm era stato tagliato a circa 17.000 euro, un tentativo dichiarato di stare sotto TSMC di quasi un terzo.

La divisione foundry di Samsung è in perdita dal 2022. Lee Min hee, analista di BNK Investment & Securities, ha spiegato che se l’azienda continuerà su questa strada il business della fonderia potrebbe tornare in utile già l’anno prossimo. A sostenere quella previsione c’è una lista clienti che nell’ultimo anno si è allungata parecchio, dal contratto da circa 14 miliardi di euro con Tesla per i chip AI a un accordo produttivo con Apple, passando per l’intesa con Broadcom sui chip per l’intelligenza artificiale e per il processore dedicato all’inferenza di Nvidia.

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