Il processo 1.4nm+ di Samsung è diventato la vera sorpresa del SAFE Forum 2026, dove il colosso coreano ha messo le carte in tavola per giocarsela con TSMC e Intel nel club esclusivo delle tecnologie sotto i due nanometri. Non solo lo sviluppo del 1.4nm procede spedito, ma l’azienda ha annunciato una versione migliorata chiamata SF1.4+, accompagnata da una nuova tabella di marcia per il nodo a due nanometri. Segnali chiari di un’ambizione che ormai non si nasconde più.
Samsung 1.4nm+: un anno di ritardo che pesa
Solo il giorno prima dell’annuncio circolava la voce di un possibile rinvio del processo 1.4nm, che comunque non è stato affatto abbandonato. Secondo le indiscrezioni, questa litografia sotto i due nanometri entrerà in produzione di massa nel 2029, mentre la variante 1.4nm+ è attesa per il 2030. Il punto dolente resta uno solo, ed è di quelli che fanno rumore: nonostante Samsung abbia costruito basi solide per competere ad armi pari, si trova comunque un anno intero dietro alla rivale taiwanese.
C’è poi la questione delle rese produttive, il tallone d’Achille storico dell’azienda. Proprio i problemi di resa hanno costretto Samsung a rimandare il nodo 1.4nm per stabilizzare prima quello a due nanometri. Per uscirne, la strategia adottata si chiama DTCO, ovvero l’ottimizzazione dell’integrazione tra progettazione dei semiconduttori e processo produttivo. In parole povere, un metodo che migliora consumi, prestazioni e superficie dei chip senza dover buttare all’aria l’infrastruttura di proprietà intellettuale già esistente.
Samsung sostiene che il DTCO diventerà sempre più determinante man mano che la miniaturizzazione avanza. La stessa tecnica è già stata applicata ai nodi 2nm GAA di prima e seconda generazione, portando a miglioramenti del 26 percento sui consumi e del 15 percento sulla frequenza di clock. Numeri che parlano da soli.
Il nodo a due nanometri resta centrale
La filosofia della divisione foundry è quella di muoversi su due binari paralleli. Da un lato prosegue lo sviluppo dei processi 1.4nm e 1.4nm+, dall’altro c’è grande attenzione sul nodo 2nm GAA di terza generazione, noto come SF2P+, previsto per la produzione di massa nel 2027 o 2028. Esiste anche una versione su misura, la SF2X, pensata per i clienti che lavorano su intelligenza artificiale e calcolo ad alte prestazioni, sempre mantenendo la stessa base di proprietà intellettuale.
Dietro tutta questa spinta verso il sub-2nm c’è un nome che pesa più di ogni altro: Apple. La casa di Cupertino ha deciso di passare al processo sotto i due nanometri dopo appena due generazioni, e questo cambia le regole del gioco. Prima o poi anche i clienti dell’intelligenza artificiale si getteranno su questa litografia, rendendo la caccia alla capacità produttiva una vera lotta. Per Apple, quindi, la motivazione non è tanto guadagnare vantaggio sui concorrenti, quanto evitare che una fornitura insufficiente finisca per danneggiare le spedizioni annuali dei suoi prodotti.
Se Samsung riuscirà a fare le mosse giuste, le possibilità di accaparrarsi proprio Apple come cliente sembrano concrete. In fondo, se si vocifera che Intel possa produrre il futuro chip M7, non c’è motivo per cui il gigante coreano debba restare a guardare.