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L’autunno tecnologico si apre con iPhone pieghevole in cima alla lista delle attese, insieme alla partita sempre più costosa dell’intelligenza artificiale e al nodo della tutela dei minori online. Tre fronti diversi, tre tempi diversi, ma tutti destinati a incrociarsi nei prossimi mesi. E il primo appuntamento è quello classico, l’evento Apple di settembre, dove il dispositivo con lo schermo che si piega dovrebbe finalmente uscire dalla categoria delle indiscrezioni.
Il mercato, va detto, non è terreno vergine. Samsung e Huawei ci sono già da tempo, con generazioni di prodotti alle spalle. Cupertino arriva dopo, come spesso accade, con la solita scommessa di arrivare meglio. La differenza vera, stavolta, sta nella persona che salirà sul palco: John Ternus, nuovo amministratore delegato dal primo settembre al posto di Tim Cook, passato al ruolo di presidente esecutivo.
Ternus, i chip che costano e i duemila euro del pieghevole
Venticinque anni dentro l’azienda fondata da Steve Jobs, responsabile hardware, Ternus non è un volto nuovo per chi segue la Mela. Il compito però è tutt’altro che comodo. I costi dei chip stanno salendo per tutti e Apple non fa eccezione: alcuni Mac e iPad hanno già visto ritoccare il listino, e per iPhone pieghevole si parla di una cifra intorno ai duemila euro.
Poi c’è il capitolo intelligenza artificiale, dove l’azienda insegue. Tanto che alcune delle nuove funzioni di Siri poggiano su Gemini di Google, cosa che qualche anno fa sarebbe suonata impensabile. Sullo stesso terreno si è aperta pure una vicenda spinosa con OpenAI: Apple accusa la società guidata da Sam Altman di aver sottratto segreti aziendali. Una storia da spionaggio industriale che si somma a tutto il resto.
Intelligenza artificiale tra incidenti, Borsa e sospetto bolla
Sul fronte dell’intelligenza artificiale il quadro è più mosso. Nelle scorse settimane hanno fatto discutere alcuni agenti IA di OpenAI e Anthropic finiti fuori controllo, con violazioni informatiche vere e proprie. Nel frattempo OpenAI ha rilasciato il nuovo modello Astra 6, presentato come un salto generazionale. Bruxelles ha fatto sapere di prendere “estremamente sul serio i rischi di cybersicurezza” e ha confermato che il lavoro con entrambe le società prosegue.
C’è poi la questione dei soldi, che forse è quella che pesa di più. Le due aziende californiane potrebbero approdare a Wall Street nei prossimi mesi con valutazioni enormi. Quotarsi significa rendere conto ogni trimestre agli azionisti, e i conti dell’IA non sono leggeri: calcolo ed energia costano cifre altissime. Da lì il timore, sempre più diffuso, di una bolla. E le conseguenze pratiche si intuiscono già: prezzi degli abbonamenti rivisti verso l’alto e pubblicità che avanza dentro i servizi.
Minori e social, l’Europa procede in ordine sparso
Il terzo grande tema riguarda la tutela dei minori nell’ambiente digitale, e qui la situazione europea appare frammentata. La Francia aveva approvato una proposta di legge che vietava l’accesso ai social sotto i 15 anni, ma a poche settimane di distanza il Consiglio costituzionale ne ha bocciato una parte e il testo va riscritto. In Italia il discorso è ancora fermo al livello di proposta parlamentare.
Il riferimento per quasi tutti resta il modello australiano, entrato in vigore nel dicembre 2025, che ha fissato a 16 anni la soglia minima per le principali piattaforme. Apripista, certo, ma non privo di problemi concreti. Il punto critico è sempre lo stesso, la verifica dell’età: secondo un’indagine del New York Times una quota compresa tra il 70% e l’85% dei ragazzi continua a entrare sui social aggirando i controlli.








