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Robotaxi a Londra: Uber e Wayve lanciano 15 Ford Mustang Mach-E

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Il primo robotaxi di Londra ha una forma inattesa, perché non è un veicolo dal design futuristico costruito da zero ma una Ford Mustang Mach E, e per adesso ne circolano appena quindici. Uber e la società britannica Wayve hanno acceso i motori del primo servizio di trasporto con guida autonoma del Regno Unito, portando le auto che si guidano da sole sulle strade più trafficate della capitale, quelle dove i taxi neri hanno regnato indisturbati per decenni.

Da oggi chi prenota una corsa UberX, Uber Electric o Uber Comfort potrebbe vedersi arrivare sotto casa una Mustang equipaggiata con la tecnologia Wayve. Nessun sovrapprezzo, nessuna tariffa speciale. E chi preferisce un essere umano al volante può rifiutare l’opzione autonoma prima che l’auto si presenti al punto di ritrovo. Una scelta di buon senso, considerando quanto il tema divida ancora l’opinione pubblica.

Autonomia sì, ma con un guidatore a bordo

Parlare di veicoli completamente senza conducente, però, sarebbe un po’ azzardato. In questa fase iniziale ogni auto ospita un autista professionista con licenza rilasciata da Transport for London, formato appositamente, pronto a intervenire se qualcosa non torna. Né Uber né Wayve hanno chiarito quando questa rete di sicurezza umana verrà rimossa, e la cosa non sorprende: è una decisione che dipende tanto dai dati quanto dalle autorizzazioni.

Il funzionamento resta comunque quello a cui gli utenti sono abituati. Le porte si sbloccano tramite l’applicazione Uber, il viaggio parte dallo smartphone e una volta a bordo i passeggeri trovano schermi interattivi che supportano 64 lingue e mostrano in tempo reale il percorso che la vettura intende seguire. Un dettaglio non banale, perché sapere dove sta andando l’auto aiuta parecchio a fidarsi.

C’è poi un aspetto che distingue questo servizio da molti esperimenti simili sparsi per il mondo. Diversi progetti di guida autonoma restano confinati in quartieri selezionati con il bilancino, aree mappate nei minimi dettagli. Le Mustang di Wayve invece possono muoversi su tutta Londra, con l’unica eccezione delle zone aeroportuali.

La tecnologia AV2.0 e i numeri del debutto

Questa libertà di movimento nasce dal sistema AV2.0, basato su un AI Driver che impara dall’esperienza invece di appoggiarsi a mappe ad altissima definizione e a montagne di istruzioni scritte a mano dagli ingegneri. Wayve addestra la propria tecnologia sulle strade londinesi dal 2018, il che significa aver incontrato praticamente ogni situazione di traffico immaginabile, dalle rotatorie caotiche ai ciclisti che sbucano all’improvviso.

I numeri raccontano però una storia di domanda altissima e offerta minuscola. Oltre 140.000 londinesi hanno già attivato l’opzione nelle Preferenze di Viaggio dell’applicazione, dichiarandosi disponibili a salire su un’auto autonoma. Le probabilità di riuscirci davvero, però, sono piuttosto basse: quindici Mustang contro circa 100.000 Uber attive in città. Il calcolo lo può fare chiunque.

Da Londra a dodici mercati internazionali

Londra è la città natale di Wayve, ma non rappresenta il traguardo finale. L’azienda e Uber hanno in programma di estendere la collaborazione a dodici mercati internazionali, e le prossime protagoniste saranno delle Nissan Leaf con intelligenza artificiale a bordo, attese a Tokyo entro la fine dell’anno.

Uber, dal canto suo, punta più in alto ancora. La società prevede che entro la fine del 2026 le corse autonome saranno disponibili sulla sua piattaforma in un numero di città che potrebbe arrivare a quindici. Un’espansione rapida, che passa dalla capacità di replicare in contesti urbani molto diversi tra loro quello che il servizio di ride hailing autonomo sta iniziando a fare tra le vie di Londra. Per ora, chi vive nella capitale britannica e ha attivato l’opzione può solo sperare nella fortuna. Quindici Mustang Mach E in giro per una metropoli da nove milioni di abitanti restano un evento raro, quasi un avvistamento.

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