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Robot umanoide OpenAI, Altman: il vero nodo è il cervello

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OpenAI sta lavorando a un robot umanoide e Sam Altman ha già individuato con precisione il punto più delicato del progetto. Il problema non riguarda il corpo, con le sue braccia e le sue gambe, ma il cervello artificiale che dovrà farlo muovere e ragionare. Durante un podcast, alla domanda diretta sulla possibilità che l’azienda realizzi un umanoide, Altman ha risposto senza alcuna esitazione: “Lo faremo, sicuramente.” Ha poi precisato che verranno esplorati anche altri fattori di forma, ma la strada dell’umanoide è confermata.

Dietro questa scelta c’è un ragionamento piuttosto lineare. Il mondo in cui viviamo è già costruito su misura per il corpo umano. Porte, scale, tastiere, cucine e attrezzature industriali sono pensate per qualcuno con due braccia, due gambe e una certa statura. Una macchina con la stessa forma può muoversi negli stessi spazi senza che l’ambiente debba essere modificato.

Eppure per il numero uno di OpenAI dotare un robot di quattro arti non è nemmeno lontanamente la parte più complicata. La vera impresa consiste nel creare un sistema di intelligenza artificiale abbastanza evoluto da capire il mondo fisico, pianificare le azioni e correggersi in tempo reale quando qualcosa non va come previsto. E nella realtà, qualcosa va storto quasi sempre.

Perché il cervello del robot è la sfida più dura

Immaginare il “cervello” di un umanoide come un singolo componente rischia di semplificare troppo la questione. Un robot davvero capace deve elaborare i dati che arrivano da telecamere e sensori, interpretare un’istruzione verbale o legata al contesto, decidere come portarla a termine, coordinare ogni movimento e soprattutto adattarsi quando la situazione cambia rispetto al piano. Basta pensare a un gesto banale come prendere una tazza dal tavolo. Serve riconoscere l’oggetto, trovare il manico, calcolare la presa giusta e dosare la forza. Un errore in uno solo di questi passaggi significa una tazza in frantumi o un pavimento da pulire.

Per l’azienda guidata da Altman questo terreno non è del tutto nuovo. Anni fa il progetto Dactyl aveva insegnato a una mano robotica a manipolare oggetti reali grazie a un addestramento svolto interamente in simulazione, una tecnica poi usata per risolvere un cubo di Rubik. Già allora era emerso uno dei nodi ancora aperti della robotica moderna. Un modello può imparare nel software cosa dovrebbe succedere, ma è la fisica del mondo reale ad avere l’ultima parola.

Oggi OpenAI sta assumendo a ritmo sostenuto per affrontare questi ostacoli. Secondo la pagina Carriere dell’azienda, le posizioni aperte nella divisione robotica sono al momento 27 e coprono il controllo del movimento, la stima dello stato, il controllo degli attuatori, il comportamento complessivo del robot e l’infrastruttura di machine learning necessaria ad addestrare sistemi intelligenti fisici. La divisione interna è stata riavviata nel 2025 dopo una pausa di cinque anni e da allora le assunzioni non si sono mai fermate.

Hardware, tabella di marcia e rivali

L’attenzione di Altman per l’intelligenza non vuol dire che l’hardware venga considerato un aspetto marginale. Dalle offerte di lavoro emerge che OpenAI sta sviluppando attuatori elettromeccanici su misura, capaci di integrare motori, trasmissioni, sistemi di rilevamento e gestione termica. Altri ruoli riguardano la produzione e la catena di approvvigionamento indispensabile per aumentare i volumi.

Quanto ai tempi, Altman ha spiegato in un’intervista che entro il 2027 arriverà una dimostrazione “davvero spettacolare”, mentre per vedere i robot in strada serviranno ancora alcuni anni. Questa previsione rientra nella visione descritta nel suo saggio The Gentle Singularity, con agenti intelligenti impegnati in compiti intellettuali nel 2025, scoperte scientifiche assistite nel 2026 e l’ingresso dei robot nel mondo fisico nel 2027. Più in là nel tempo lo scenario diventa ancora più ambizioso. Il primo milione di umanoidi verrebbe costruito dagli esseri umani in modo tradizionale, poi sarebbero le macchine stesse a lavorare nelle fabbriche, trasportare merci e contribuire alla nascita della generazione successiva.

Gli obiettivi seguono due tappe. Nel breve periodo l’idea è realizzare robot polivalenti che affianchino i lavoratori qualificati nella costruzione di infrastrutture. Nel lungo periodo si punta a un robot personale in grado di gestire molte più attività domestiche e quotidiane. Per ora però non esiste alcun prodotto annunciato, così come mancano un prezzo, un modello di abbonamento, una data di uscita e regole specifiche sulla privacy per una macchina con telecamere e microfoni libera di girare per casa.

Anche sul fronte della concorrenza il quadro è già affollato. Tesla lavora da anni su Optimus, mentre XPENG ha mostrato di recente il suo umanoide IRON camminare in autonomia fuori dalla linea di assemblaggio. Nel 2024 OpenAI aveva investito circa 580 milioni di euro in Figure AI, ma la collaborazione si è interrotta quando il CEO di Figure, Brett Adcock, ha scelto di sviluppare la propria tecnologia internamente.

Fonte: TecnoAndroid

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