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OpenAI, ingegnere arrestato: microspia nella sala dei dirigenti

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Un ingegnere di OpenAI è stato arrestato negli Stati Uniti con l’accusa di aver piazzato un dispositivo di registrazione audio in una sala conferenze riservata ai dirigenti della società. Al centro del caso c’è Abdulrahman Alfozan, assunto da OpenAI a luglio 2025, e la vicenda riporta sotto i riflettori un tema delicatissimo per chi lavora nell’intelligenza artificiale, cioè la protezione delle informazioni riservate e le minacce che possono arrivare dall’interno. Secondo i procuratori federali la microspia sarebbe stata installata nella sede centrale di San Francisco per intercettare conversazioni su ricerche proprietarie, piani per i prodotti futuri e rapporti con le istituzioni governative. Durante le indagini è poi saltato fuori un secondo apparecchio, trovato in una borsa riconducibile al dipendente. C’è anche un dettaglio curioso: prima di rivolgersi all’FBI, l’azienda avrebbe usato i propri modelli di IA per capire di cosa si trattasse e da dove venisse.

Un registratore dietro il televisore e le domande al chatbot

Alfozan ha 35 anni, è cittadino saudita e risulta residente permanente legale negli Stati Uniti da settembre 2020. L’accusa è di aver usato, o tentato di usare, un dispositivo per intercettare comunicazioni orali. Secondo la denuncia non aveva alcuna autorizzazione per entrare in quella sala né per partecipare alle riunioni dei vertici. Il dispositivo di registrazione è stato scoperto il 30 settembre, collegato a una porta USB sul retro di un televisore e coperto con della carta igienica. Gli investigatori ritengono che fosse lì più o meno dal 28 settembre e il contenuto era crittografato.

Nei documenti giudiziari il componente viene identificato come una Seeed XIAO ESP32 S3 Sense, una piccola scheda di sviluppo con microfono digitale, memoria microSD e sensore fotografico rimovibile. Grande all’incirca quanto un pollice, si trova su Amazon a circa 22 euro. OpenAI lo ha comunque definito sofisticato, con funzioni pensate per registrare audio e trasferire dati rendendone difficile il rilevamento.

Il quadro si fa più interessante guardando a cosa sarebbe successo prima. L’ingegnere avrebbe sfruttato uno strumento di produttività per raccogliere informazioni su edifici, sale riunioni, capienza e calendari degli incontri, compresi quelli con dirigenti e partner esterni. Su un account di chatbot intestato alla moglie ma associato agli stessi identificativi del suo profilo personale sarebbero poi comparse, tra il 24 e il 30 settembre, richieste su come costruire un registratore a funzionamento continuo e come crittografare una scheda SD. Alcune domande riguardavano proprio l’apparecchio ritrovato negli uffici, riconosciuto tramite il suo indirizzo MAC.

Il 5 ottobre Alfozan sarebbe rientrato nella sala soffermandosi dietro al televisore. Lo stesso giorno ha lasciato una borsa incustodita vicino a una stampante e il personale di sicurezza ci ha trovato dentro portafoglio, documenti e un secondo registratore simile al primo. Secondo una dichiarazione giurata dell’FBI conteneva un microcontrollore ed era stato modificato per offuscare i dati salvati. Il 6 ottobre, quando ha recuperato la borsa, quel dispositivo non c’era più. Lui ha denunciato il furto di carta di credito, circa 450 euro in contanti, due paia di AirPods, cuffie, occhiali da sole e un power bank. Del registratore nessuna menzione.

La collaborazione tra OpenAI e l’FBI

Dopo il ritrovamento OpenAI ha impiegato i propri modelli per analizzare l’apparecchio e ha dichiarato di aver così individuato il dipendente che lo aveva installato pochi giorni prima. Gli investigatori federali, dal canto loro, hanno lavorato su immagini forensi della memoria per ricostruire i dati e le modifiche apportate. Nel frattempo l’azienda ha ristretto passo dopo passo gli accessi dell’ingegnere fino a sospendere quelli fisici e informatici, metterlo in congedo e sequestrargli l’attrezzatura aziendale.

L’arresto è scattato il 9 ottobre e il licenziamento è arrivato lo stesso giorno, con tempi concordati con l’FBI per non intralciare le indagini. Sulla sala stampa ufficiale su X la società ha confermato entrambe le cose, precisando che l’inchiesta federale è ancora aperta e che al momento non risultano accessi impropri né sottrazioni di pesi dei modelli, codice sorgente o dati dei clienti. OpenAI sostiene però di avere prove che Alfozan volesse piazzare altri registratori in luoghi sensibili. Per il procuratore federale Craig Missakian si tratta di una questione di sicurezza nazionale, posizione condivisa dall’FBI, che considera prioritaria la tutela della ricerca nel settore.

Alfozan è comparso davanti al tribunale federale per la prima volta il 13 ottobre e resta in custodia. In caso di condanna rischia fino a cinque anni di carcere, una multa di circa 225.000 euro e tre anni di libertà vigilata. L’udienza di convalida dell’arresto è fissata per il 19 ottobre.

Fonte: TecnoAndroid

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