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PSSR 2.0 arriva su PS5 Pro: immagine più pulita in automatico

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La nuova versione di PSSR 2.0 sta per arrivare sulle console Sony, ma con un vincolo che farà storcere il naso a parecchi possessori di PlayStation: girerà soltanto su PS5 Pro. La novità è contenuta nell’aggiornamento 14.0 del software di sistema, al momento in fase di beta testing, e rappresenta il pezzo forte di un pacchetto che per il resto appare piuttosto sobrio.

Per chi non ha seguito la questione da vicino, PSSR sta per PlayStation Spectral Super Resolution ed è la tecnologia di upscaling basata sull’intelligenza artificiale sviluppata da Sony. Il principio è semplice da spiegare: il gioco viene renderizzato a una risoluzione più bassa, poi un algoritmo ricostruisce l’immagine e la restituisce più nitida, senza costringere l’hardware a lavorare a pieni giri. Un compromesso intelligente, che consente di guadagnare frame rate senza sacrificare troppo la resa visiva.

Cosa cambia davvero con la versione 2.0

Il salto promesso dalla nuova iterazione riguarda soprattutto la pulizia dell’immagine. Sony parla di dettagli più precisi e di una riduzione degli artefatti visivi, quei difetti che ogni tanto saltano all’occhio sui contorni degli oggetti sotto forma di sfarfallio geometrico. Chi ha giocato titoli con effetti particellari complessi o con vegetazione fitta sa bene di cosa si tratta: bordi che tremolano, superfici che sembrano vibrare quando la telecamera si muove. Meno di tutto questo, in sostanza.

Un aspetto interessante riguarda l’attivazione. Non serve andare a spulciare i menu di sistema o attivare interruttori nascosti nelle impostazioni grafiche. Nei giochi compatibili la nuova tecnologia di ricostruzione dell’immagine entrerà in funzione da sola, in automatico, senza alcun intervento da parte di chi gioca. Un approccio trasparente, che evita di scaricare sull’utente la scelta tecnica.

Perché PS5 standard resta fuori dai giochi

Qui arriva la parte scomoda. PSSR 2.0 poggia sulla CPU più potente montata sulla versione Pro della console, e questo taglia fuori in modo netto tutte le PS5 standard. Non si tratta di una limitazione software imposta a tavolino, di quelle che prima o poi qualcuno riesce ad aggirare o che Sony potrebbe decidere di rimuovere in un secondo momento. È una questione di silicio: l’hardware del modello base non ha la potenza necessaria per far girare l’algoritmo, punto. Il resto dell’aggiornamento 14.0, per chi possiede il modello standard, si riduce a formule generiche. Sony parla di miglioramenti alla stabilità e alle prestazioni, senza scendere nel dettaglio di cosa cambierà concretamente nell’uso quotidiano. Nessun elenco di funzioni, nessuna anticipazione su interfaccia o gestione dello spazio di archiviazione. Il classico comunicato che dice tutto e niente.

Tempi, incognite e strategia commerciale

Sulla data di uscita definitiva non c’è ancora nulla di certo. L’aggiornamento è in beta, il che significa che l’elenco finale delle funzionalità potrebbe subire modifiche prima della distribuzione della versione stabile a tutti gli utenti. Qualcosa potrebbe essere aggiunto, qualcos’altro rimandato o accantonato del tutto. Difficile non leggere questa mossa anche in chiave commerciale. Riservare la funzione più appetibile dell’aggiornamento 14.0 alla sola macchina di fascia alta significa offrire un motivo in più per considerare l’acquisto della versione premium, soprattutto a chi era rimasto indeciso al momento del lancio. Dal punto di vista di Sony il ragionamento fila: la Pro costa di più e deve giustificare quel prezzo con qualcosa di tangibile, non solo con numeri sulla carta. Il rovescio della medaglia è che la fetta più numerosa di possessori di console resta a guardare. Chi aveva messo da parte qualche aspettativa su questo aggiornamento si ritrova con miglioramenti alla stabilità e poco altro, mentre la novità che avrebbe potuto fare la differenza sul piano visivo passa direttamente sopra la testa del modello base.

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