I tasti posteriori sui controller della PS6 e della prossima Xbox dovrebbero ormai essere una certezza, non un lusso da pagare a parte. Con le voci sulle console di nuova generazione che aumentano di giorno in giorno, una cosa sembra già chiara: la prossima PlayStation non avrà il lettore disco a cui il gaming ci ha abituati. Ma la vera domanda riguarda la forma che prenderà tutto il resto dell’hardware, controller compresi. E qui viene fuori un punto che ormai fa storcere il naso a chi prova pad di mestiere.
I back buttons sono diventati la norma persino sui controller economici pensati per il PC. Quindi la domanda sorge spontanea: perché quelli ufficiali di Sony e Microsoft ne restano sprovvisti? Nel 2026 dovrebbero essere una garanzia, e considerando che le nuove console arriveranno probabilmente nel 2028, si parlerebbe di oltre un decennio di mercato che ha ormai integrato questa funzione nelle periferiche da gioco. Non tutti la pensano allo stesso modo, va detto. Per alcuni giocatori i tasti sul retro sono diventati irrinunciabili, una comodità difficile da abbandonare una volta provata. Altri invece li trovano fastidiosi, addirittura d’intralcio alla pressione dei pulsanti standard. La buona notizia è che diversi pad professionali con tasti posteriori hanno interruttori bloccabili, così chi non li vuole usare può disattivarli senza che diano noia. Una via di mezzo che potrebbe accontentare tutti.
Il vero motivo è il prezzo, non i costi di produzione
La spiegazione ufficiale per l’assenza dei tasti posteriori sui pad di serie ruota da sempre attorno al prezzo, tema che sarà parecchio caldo nella prossima generazione. La motivazione di facciata suona più o meno così: costerebbe di più metterli sui controller, quindi meglio evitare. Peccato che questo ragionamento oggi regga poco. Basta guardare la maggior parte dei migliori controller con tecnologia TMR: nonostante levette avanzate, molti modelli pensati per PC e Switch costano meno o quanto un DualSense. E quasi tutti hanno i tasti sul retro.
Il Hyperkin Competitor, un clone del DualSense pensato per Xbox e più economico del pad ufficiale PS5, li ha. E lo stesso vale per parecchi modelli firmati GameSir, 8BitDo, Flydigi, PowerA ed EasySMX, tutti sotto il costo di un DualSense. Difficile quindi che Sony o Microsoft possano davvero sostenere che integrarli sarebbe troppo oneroso. Il punto è un altro. I tasti posteriori restano riservati a Elite Series 2 e DualSense Edge non per una questione di costi, ma perché le due aziende sanno bene che i giocatori sono disposti a pagare un sovrapprezzo per quella funzionalità in più. In pratica, la vendono come premium sui loro pad professionali più costosi.
Con il gaming che si fa sempre più caro e i confini tra PC e console che continuano a sfumare, questa strategia potrebbe non reggere ancora a lungo. Ci sono tanti pad di terze parti accessibili che offrono più in termini di design, funzioni e personalizzazione rispetto ai controller di serie di PS5 e Xbox. Motivi per guardare altrove ne restano parecchi. Il DualSense, dal 2020 in poi, ha avuto vita dura sugli scaffali, tra problemi di drift degli stick e durata nel tempo che hanno costretto molti a comprare ricambi. E non a poco, visto il cartellino tra i 65 e i 90 euro a seconda della colorazione. Se le prossime PlayStation o Xbox costeranno quanto una Steam Machine o più, allora i loro pad dovranno essere costruiti per durare.


