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PS5, Sony non punta più sulle vendite: cambia la strategia

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Vendere più PS5 non è più la priorità di Sony, e a dirlo è direttamente il numero uno dell’azienda. Hiroki Totoki, amministratore delegato del gruppo giapponese, ha spiegato che a questo punto del ciclo di vita della console il vero obiettivo è un altro: monetizzare la base di utenti già acquisita, quella enorme platea che ogni mese accende la macchina e apre PS Plus. Numeri alla mano, si parla di oltre 95 milioni di console vendute e più di 125 milioni di utenti attivi mensili sul servizio in abbonamento.

Il ragionamento è meno cinico di quanto sembri, o almeno più pragmatico. Totoki ha inquadrato la questione partendo dalla carenza globale di memorie RAM, un problema che sta mettendo in difficoltà mezzo settore tecnologico e che nasce dalla fame di componenti delle aziende che lavorano sull’intelligenza artificiale. Sony ne ha risentito, tanto da alzare i prezzi di PS5 di 90 sterline su tutta la gamma, ma secondo il CEO non è quello il grattacapo principale. “Siamo nella seconda metà del ciclo di vita di una console PlayStation”, ha detto, aggiungendo che proprio per questo non serve spingere in modo aggressivo sulle vendite dell’hardware.

PS Plus, abbonamenti e ricavi ricorrenti

Il cuore del discorso è tutto lì, nei ricavi ricorrenti. Totoki lo ha detto senza giri di parole: l’attenzione è concentrata su ciò che arriva con regolarità dalla base utenti attuale, e PS Plus è lo strumento principale. Con più di 125 milioni di utenti attivi ogni mese, capire come estrarre valore da quel bacino diventa, parole sue, molto importante per l’azienda. Tradotto in linguaggio meno aziendale: l’hardware ha già fatto il suo lavoro, adesso conta quanto ogni giocatore spende una volta entrato nell’ecosistema.

C’è una logica industriale abbastanza limpida dietro questa scelta. Una console venduta oggi, con i costi dei componenti che salgono e i margini che si assottigliano, rende molto meno di un abbonamento rinnovato dodici volte l’anno. E quando l’hardware installato ha già superato i 95 milioni di unità, il grosso del lavoro di conquista è alle spalle. Il resto è manutenzione, fidelizzazione, servizi.

Il paragone con l’era PS3 e la concorrenza assente

Chi ha vissuto quel periodo ricorda bene cosa successe quando Sony si sentì troppo sicura di sé. Dopo il trionfo di PS2 arrivarono decisioni discutibili, prima fra tutte il prezzo di lancio altissimo di PS3, deciso con la convinzione che il pubblico avrebbe accettato qualsiasi cosa. Non andò così, e Microsoft ne approfittò eccome con Xbox 360.

Oggi il quadro somiglia parecchio a quello, con una differenza sostanziale. Le scelte poco amate di questa generazione ci sono state, dalla corsa ai giochi live service al progressivo abbandono del supporto fisico, fino all’obbligo di collegare un account PSN per giocare su PC. Solo che stavolta dall’altra parte non c’è nessuno pronto ad approfittarne, perché Microsoft sembra impegnata soprattutto a inciampare da sola. La concorrenza fa bene al mercato, su questo pochi dubbi, ma il vantaggio accumulato da PlayStation è talmente ampio che davvero non serve spingere sull’acceleratore delle vendite. Del resto, la domanda che si pongono in molti è semplice: dove altro si giocherà a GTA 6?

Il messaggio che arriva dai vertici, insomma, è che la fase della conquista è chiusa e si è entrati in quella della gestione. Con una piattaforma che ha sei anni sulle spalle e un parco utenti che non ha rivali, l’attenzione di Sony si sposta su abbonamenti, contenuti digitali e tutto ciò che genera entrate mese dopo mese. L’aumento di prezzo legato alla crisi delle memorie, in questo scenario, pesa molto meno di quanto peserebbe in una fase di lancio.

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